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venerdì 17 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

Un pretore, interpellato dai malati di cancro e dalle loro famiglie, ha valutato che, di fronte alla tutela della salute, molte norme giuridiche vanno riviste. Con l’aiuto dei media è stato sferrato un duro colpo alla medicina ufficiale e ai politici. La posta in gioco, ora, è la fiducia nella scienza.
Una battaglia non basta - Il caso Di Bella e il prestigio dei Baroni

Il "caso Di Bella" può essere osservato da diversi punti di vista, e non si può certo dire che giornali, televisioni e radio non abbiano soddisfatto il bisogno di conoscenza del pubblico su questo argomento, fino a farne oggetto di speculazione e di concorrenza fra i media.

Quello che vorremmo mettere in luce è l’evidenza di un fenomeno che mai come in questa occasione si è manifestato con tanta chiarezza: il potere crescente della famiglia verso l’autorità costituita, in questo caso dell’autorità politica e scientifica. Stiamo diventando una società realmente democratica, in cui il principio dell’ipse dixit perde velocemente credito e prestigio.

Il "caso Di Bella" è esploso in tutta la sua esemplarità nel momento in cui una famiglia, e subito dopo molte altre, sono ricorse all’autorità giudiziaria per ottenere il riconoscimento di un diritto (o ritenuto tale): la somministrazione gratuita, a carico dei Servizi sanitari, dei farmaci che costituiscono la terapia anticancro ideata dal medico modenese, ma che sul mercato libero farmaceutico risultano molto costosi. Il pretore interpellato per primo non ha avuto esitazioni e ha creato rapidamente una giurisprudenza nuova nei rapporti fra il cittadino e la legge, basata sul principio che di fronte alla tutela della salute – e, più ancora, della vita, trattandosi di una malattia definita tante volte "incurabile" – i limiti della norma possono e debbono essere trascurati.

Ecco un primo effetto tangibile dell’accresciuto potere della famiglia nei confronti dell’autorità: è saltata ogni prassi consueta di pressione dell’opinione pubblica per far modificare una norma. La richiesta di somministrazione gratuita di un farmaco non è stata portata avanti attraverso una campagna di stampa, una mobilitazione di sindacati e organizzazioni di categoria, un interessamento dei partiti o dello stesso Parlamento: l’attacco è stato sferrato direttamente da singoli cittadini e famiglie che avevano individuato il punto più delicato, ma decisivo, nella catena dell’autorità.

Ottenuto il primo successo, di natura giudiziaria, il resto è venuto da sé, e merita di essere sottolineato. La conseguenza immediata delle sentenze pretorili è stata il pronto adeguamento di quasi tutti i media a una interpretazione della vicenda "dalla parte del malato". In parole povere, mentre il ministro tentava una sempre meno sostenibile difesa delle norme vigenti sulla classificazione dei farmaci e mentre le maggiori autorità scientifiche, nazionali e internazionali, ripetevano (con crescente cautela) le ben note definizioni negative della "cura Di Bella", le immagini televisive dei pazienti in attesa davanti alla casa del medico modenese, i racconti dei malati e dei loro famigliari che riferivano di guarigioni "miracolose", i cortei, gli striscioni da stadio, tutto contribuiva a rendere irresistibile il potere delle famiglie e, contemporaneamente, a corrodere prestigio e credito delle autorità costituite.

Alla fine del processo, il ministro si è arreso, gli esperti si sono zittiti, la Federazione degli Ordini dei medici si è rimangiata la minaccia di espulsione per chi, fra i suoi associati, avrebbe prescritto medicinali ancora non validati secondo le norme vigenti. È stata decisa – davvero a furor di popolo – una sperimentazione del protocollo-Di Bella, dopo che invano alcuni oncologi di fama nazionale avevano sommessamente cercato di ricordare che da almeno vent’anni esso trova applicazione in alcune poche e ben conosciute patologie, mentre in molte è risultato finora inefficace.


Toni duri e sprezzanti

La sconfitta della scienza "ufficiale" da parte della volontà popolare è stata salutata con entusiasmo su un quotidiano da uno studioso, al quale un altro studioso ha replicato su un altro giornale dicendosene, al contrario, molto dispiaciuto. Il contrasto non è soltanto accademico, come potrebbe sembrare. Se il sapere disceso dall’Illuminismo, ma organizzato modernamente in comunità scientifiche con propri ben codificati metodi di ricerca e sperimentazione e con poderosi finanziamenti pubblici e privati, cede le armi e confessa la propria incapacità di assicurare un vero, sostanziale, progresso nella lotta alle malattie, agli uomini non resta altra speranza che di tanto in tanto un genio solitario – un Pasteur, un Curie, un Sabin, un Salk – scopra un rimedio.

Tuttavia, nel caso del cancro questa speranza è davvero molto arrischiata. Non esiste "il" cancro, come esiste, ad esempio, "la" poliomielite. Esistono molte varietà di tumori, la cui origine è ignota e la cui cura richiede una grande varietà di terapie. Ma non è questo il punto (la nostra incompetenza in materia oncologica è assoluta): quello che va messo in rilievo è che il "potere della famiglia", rivelatosi in questo caso così forte e travolgente nei confronti dell’autorità politica e di quella scientifica, corre il pericolo di vincere qualche battaglia, ma di perdere la guerra.

La posta in gioco non è né più né meno che la credibilità della scienza "ufficiale", uscita davvero con le ossa rotte nei confronti pubblici con il medico modenese e i suoi sostenitori. Di Bella ha usato in televisione, nonostante il suo aspetto mite, parole dure e toni sprezzanti nei confronti di alcune personalità finora molto stimate nella lotta anticancro, e non siamo affatto sicuri che quelle parole non abbiano provocato una frana nella fiducia di cui esse godevano.

Il cielo non voglia che di questa frana non debbano fare le spese proprio quei malati dalla parte dei quali, dietro Di Bella, si sono lanciati entusiasticamente e un po’ komeinisticamente i media nazionali (e alcuni partiti e alcune Regioni).

Beppe Del Colle

Famiglia Oggi 21/03/1998
http://www.stpauls.it/fa_oggi00/0398f_o/0398p70.htm
   
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