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mercoledì 22 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna scientifica


Multiterapia Biologica - Il Metodo Definito Tetralogia

Il metodo poggia su basi squisitamente pragmatiche senza però prescindere da una rigorosa base scientifica, dove possibile. Il metodo è anche definito “tetralogia" , cioè a dire basato sulla contemporanea azione di quattro principi. Questa definizione assume un'importanza fondamentale, visto che nella letteratura oncologica non è raro affermare che non esiste un unico metodo o un solo rimedio in grado di curare il cancro. La ragione di questa affermazione è insita nella eccezionale complessità scientifica della cellula cancerosa. Per esempio nella chemio è classica l'abitudine di associare due o tre principi antiblastici per proporre un trattamento terapeutico. La ragione di questa associazione si basa sul concetto della sommazione degli effetti. Secondo il criterio su cui basa la multiterapia biologica, per trattare il tumore non ci si deve affidare alla sommazione degli effetti, ma piuttosto al potenziamento degli effetti, cioè a dire uno più uno, secondo questo criterio non da due, ma più di due. Avendo a disposizione due principi, se ci si affida al criterio del potenziamento con tre principi a disposizione non si ha una triplice azione, ma il potenziamento degli effetti, quello che in matematica si chiama calcolo combinatorio fattoriale, per cui abbiamo il seguente calcolo Ix2=2,2x3=6,6x4=24, cioè adire 6 possibilità di cura con 4 principi mettono a disposizione 24 possibilità di cura. In altri termini, quando si parla di tetralogia vi è insita anche una logica matematica.
La multiterapia biologica dei tumori promuove un'azione che interviene non su un determinato organo o funzione, bensì direttamente sulla funzione di crescita della cellula, crescita che non è una funzione, ma piuttosto un complesso di funzioni. Il concetto di crescita inteso come differenziale matematico e precisamente in questo senso:crescita intesa come aumento della quantità fisica di sostanza. Però l'aumento in se avrebbe scarso o nessun rilievo se non fosse rapportato al tempo; nel caso differenziale si rapporta la differenza della quantità in rapporto al tempo. Il differenziale della quantità si può schematizzare con la funzione DI=DT. Quello che interessa nel trattamento dei tumori, non è solamente il numero o la quantità di sostanza depositata, bensì la velocità di crescita, la velocità con cui cresce la quantità di sostanza. Con questo sistema si prende in considerazione non la cellula in se stessa o la sua crescita, ma il differenziale DI in DT. In altre parole, quello che importante valutare non è tanto il volume raggiunto da un tumore, ma la velocità con cui raggiunge un certo volume.
Possono essere osservati dei lipomi che possono raggiungere dei volumi dal peso di chilogrammi e non avere nessuna tossicità, ad eccezione delle difficoltà che comporta il portarsi appresso una massa di tale grandezza. Quindi, il principio fondamentale della multiterapia biologica dei tumori sta nel tenere in considerazione la velocità di crescita. Sotto questo aspetto, il trattamento chimico biochimico, fisico biofisico, assume un'importanza non aleatoria, ma sicuramente secondaria rispetto a quello che unifica il tumore e la velocità con cui cresce.
La sostanziale differenza relativa alla malignità dei tumori è proprio rappresentata dalla velocità con cui esso cresce; quindi, dal punto di vista istologico o istochimico, è importante la velocità di crescita del tumore. Nella terapia biologica si prende in considerazione questo criterio principale che è anche quello più razionale. Si sono seguito relazionati tutti i principi che intervengono sulla crescita, quelli che sono i più noti sotto il profilo chimico, biochimico e fisico nonché naturalmente biologico, farmacologico. Si sono prese in considerazione sostanze che sono più che sufficientemente note sotto questo aspetto. Quello che è importante non è tanto la conoscenza del meccanismo ma l'azione biologica di queste sostanze. E' comune, nella pratica medica, fare uso di sostanze senza sapere come agiscono. Tenuto presente che principi o fattori di crescita ce ne sono a decine, si è cercato di selezionare quelli che con più probabilità potessero intervenire sul fattore della crescita. I fattori che intervengono nei processi che sono alla base della crescita sono numerosi, pertanto occorreva basarsi su principi che avesse- ro numerose concomitanze. Tra i principali fattori, inoltre, bisognava rivolgersi a quelli che vengono definiti ergoni, cioè piccole sostanze che in piccole quantità esercitano un grande effetto. Queste sostanze si raggruppano in due tipi: gli esoergoni, che vengono ottenuti dal mondo esterno; egli endoergoni; prodotti dal nostro organismo. Tra i primi citiamo le vitamine, tra cui gli ormoni. Queste sostanze benché siano presenti in piccole quantità nel nostro organismo, esercitano numerosissimi effetti in relazione alla crescita della cellula. Se si desidera modificare tale crescita e la sua velocità, non è possibile non rivolgersi agli eso o endoergoni, cioè adire a vitamine, ormoni e non-ormoni, vale a dire quei principi che sono similari agli ormoni. Per quanto riguarda la scelta degli esoergoni da impiegare nel trattamento biologico dei tumori, non vi è molto da spaziare, perché la vitamina o il gruppo di vitamine che incidono direttamente sulla crescita è solo il gruppo della vitamina A. Il fatto fondamentale è questo: primo l'anello beta iononico della vitamina A, secondo una catena isoterica che la vitamina Al o A2, indifferentemente i cosiddetti acidi retinici, terzo un idrocarburo cioè formato solo da carbonio e idrogeno. Esclusivamente gli elementi beta iononici possono assicurare gli effetti desiderati, in modo particolare quello conosciuto come Betacarotene. E' stato dimostrato da oltre 50 anni che esso è in grado di fornire 2 molecole di vitamine Al, con meccanismi diversi da quelli proposti da Kuhl, comunque essenzialmente validi nelle azioni sulla crescita. Sono reazioni che si svolgono con meccanismi diversi, complessi ed ancora oggi tutt'altro che chiari. La certezza assoluta oggi riconosciuta è che, senza vitamina A, un mammifero non cresce; e siccome l'arresto della crescita è incompatibile con la vita, la mancanza cronica della vitamina A è incompatibile con la vita.
Le sostanze che compongono il primo elemento della tetralogia sono la vitamina A, l'acido retinoico, il Betacarotene; tutti e tre disciolti in un eccellente solvente che è la vitamina E. La scelta del solvente in cui disciogliere questo complesso, non è facoltativa, perché l'azione da esso esercitata implica una serie di reazioni con eventuali produzioni dei cosiddetti radicali liberi, sostanze piccole, ma con enormi effetti, anche se non tutti noti.
Quello che si ottiene sembra essere uno sciroppo, ma in effetti non ha nessuna parentela con esso, perché gli sciroppi sono soluzione di zuccheri e acqua, mentre in questa miscela vitaminica, ne zuccheri ne acqua trovano alcuna collocazione. Il primo componente della terapia biologica dei tumori è dato da quella che, opportunamente, possiamo chiamare "miscela vitaminica", così composta; una soluzione di vitamina E, alfatocoferile acetato chimicamente parlando, più una soluzione di vitamina A (acido retinico axeroftolo palpitato, Betacarotene ). Queste 4 sostanze hanno proprietà chimico, fisiche, biologiche, farmacologiche rigorosamente vicine. Se il meccanismo implicito di azione non è perfettamente noto, lo è l'effetto sulla crescita; ed esso è inequivocabile.
Proprio per l'importanza dell'azione che esso esercita, l'adozione del complesso è di essenziale importanza. L’importanza degli endoergoni nei processi che coinvolgono la crescita fu riconosciuta sin dal secolo scorso, quando fu osservato il reperto autoctono di alcuni nani. Da non confondere il nanismo con la sindrome di acondroplasia, che è la mancanza o il danno dell'ipofisi. Questo aveva già portato all'osservazione dell'importanza che l'ipofisi esercita sulla crescita. Un reperto fondamentale è stato quello di Cushing. Si tratta di un chirurgo svedese che, anche se vissuto all'inizio del secolo, aveva raggiunto una abilità operatoria eccezionale riuscendo addirittura ad intervenire sull'ipofisi. E' da tenere presente che, se oggi se si interviene con maggiore agilità, nella sua epoca -1911 -gli interventi sull'ipofisi erano a maggiore rischio di morte. L'intervento fu eseguito su un canceroso che aveva una molteplicità di metastasi. Dato il considerevole numero di metastasi, il paziente decise di farsi operare malgrado si trovasse in precarie condizione fisiche.
Il risultato fu eccezionale, le metastasi regredirono e la vita del paziente si prolungò per altri tre anni.
Questo ha dimostrato come l'azione dell'ipofisi incida sulla crescita, ma, siccome l'ammalato è adulto, la sua azione è esercitata non sulla crescita di tessuti normali, ma su quella dei tessuti neoplastici. Le ricerche sul- l’ipofisi sono continuate, e nel 1951 l'ormone della crescita è stato isolato allo stato puro: ed in seguito, con la tecnica del DNA ricombinante, è stato anche ottenuto in vitro. Senza il progresso tecnologico, ottenere l'ormone della crescita avrebbe significato disporre di migliaia di ipofisi, cioè uccidere centinaia di migliaia di animali. Oggi l'ormone della crescita è disponibile allo stato puro, con la sua catena di 191 amminoacidi. La catena è stata spiegata ed è stata anche iniettata nell'uomo in presenza di difetti della crescita, vale a dire nel nanismo, ovvero ancora in quelle terapie in cui si ritiene che la riproduzione delle cellule sia deficitaria. I risultati hanno dimostrato che, in alta percentuale, generalmente nei bambini, dopo l'utilizzo dell'ormone della crescita, denominato GH (Growth Hormon), si è manifestata una forma di neoplasia nel 15% dei casi. Questa è la conferma che il GH gioca un ruolo importante nella genesi dei tumori. Visto che l'ormone della crescita o GH interviene nei processi di crescita tumorale, si è ritenuto, in linea con una logica irreprensibile, di utilizzare nel trattamento un inibitore di questo ormone per arrestare la sua azione: la somatostatina, principio di origine neurogena.
Avendo, pertanto, parlato della chimica dell'ormone della crescita, delle modalità di formazione nell'ipofisi e finalmente della scoperta di una sostanza che blocca la formazione, non possiamo negare l'opportunità di usare come terapia la somatostatina in casi di tumore. Si tratta di bloccare la crescita intervenendo anche nella cellula neoplastica, come emerse dalla prima operazione di ipofisectomia praticata già all’inizio del secolo, e che le ricerche successive confermarono. Il secondo elemento della tetralogia è dunque la somatostatina, da aggiungere al primo elemento, composto dalla soluzione dei retinoidi. La mammella fornisce utili indicazioni sull'identificazione del terzo elemento. Essa va incontro a delle crescite cicliche, sincrone con le fasi mestruali. Nelle quattro fasi in cui si svolge il ciclo mestruale c'è un aumento della produzione di alcuni elementi cellulari della mammella: il cambiamento di strutture e funzioni di questi elementi, la formazione lattea del colostro, la regressione degli elementi stessi.
Responsabile di queste variazioni cicliche della mammella è un ormone chiamato prolattina. Si conosce già tutto della prolattina: sappiamo dove viene formata, quanta ne viene .formata nelle varie fasi del ciclo, l'azione che viene ad avere sulle varie fasi della mammella. Il fatto che la mammella vada incontro a queste variazioni aveva già fatto supporre che le variazioni di volume della mammella stessa fossero correlate con l’increzione di prolattina. Citiamo il caso di una donna libica di giovane età, arrivata alla osservazione con cancro alla mammella con una quantità di prolattina nel sangue pari a 400 ug. I valori normali non dovrebbero essere più di 20 ug. La paziente presentava, invece, un quadro clinico con un aumento dei valori circa 200 volte superiori alla norma. Trattata con la multiterapia biologica dei tumori, il tasso di prolattinemia calò; e si osservò la conseguente riduzione del volume della mammella, che si ridusse quasi della metà, mentre i valori di prolattina scesero a 100ug. La prolattina interviene nella genesi del tumore alla mammella. E' comune fare un'analisi periodica della mammella della donna di una certa età per svelare il primo indizio della formazione del tumore. Si tratta di una misura logica, tanto più che, come verrà spiegato in seguito, il successo della terapia biologica dei tumori è subordinato alla precocità dell'intervento.
L'esperienza decennale acquisita dimostra che, se il protocollo viene utilizzato nei primi stadi della malattia, si assiste ad una scomparsa del tumore. E' opportuno, quindi, fare una profilassi dei tumori alla mammella oltre che con i comuni mezzi impiegati, anche attraverso il dosaggio della prolattina nel sangue, che è un indice non meno probante di quanto non lo sia la radiografia, che va sotto il nome di mammografia. L'obiezione che potrebbe sorgere è se la prolattina agisce sulla mammella o interviene anche sulla crescita di altri tessuti. Non esiste nell'organismo una selezione così specifica da limitare l'azione di una sostanza ad un solo organo a ad una sola cellula. L'etimologia della parola tradisce il suo significato, visto che la prolattina non interviene solo sul tumore della mammella, ma su ogni tipo di tumore. E' stato spiegato il valore della somatostatina nell'inibizione della formazione del OH; allo stesso modo, è conosciuta una sostanza che riesce a bloccare la formazione della prolattina, cioè la bromocriptina. Una sostanza di uso comune che si incontra in qualsiasi farmacia e di facile uso. La bromocriptina costituisce il terzo elemento della terapia biologica dei tumori.
Il quarto ed ultimo elemento della tetralogia è la melatonina. Un fatto fondamentale da tenere presente è che la melatonina è un neurorormone. E' prodotta da alcune cellule nervose.. Si ammette che la melatonina venga formata nella pineale da strutture secernenti di tipo ghiandolare. E' una strut tura che si trova dentro il cervello, che ha attirato l'attenzione di tanti altri ricercatori, visto fra l'altro la sua posizione centrale. Nel 1958 un ricercatore americano isolò da un altissimo numero di pineali quello che ritenne essere il principio attivo cioè quello che si usa chiamare melatonina.

(Sintesi della Conferenza -OspitaI Militar Real e Ultramar - Rio de Janeiro, Brasile; " Il nostro futuro -Le medicine del Ter- zo Millennio. dott. D. Scilipoti, Ed. SPES).

Prof. Luigi Di Bella

Per Vivere 10/09/2002
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