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venerdì 24 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

L'anziano professore modenese, ospite al cinema Roxy dell'Associazione che porta il suo nome. Nonostante gli 89 anni parla per due ore stando in piedi.
Di Bella al Roxy la voce della speranza

Dar voce alla speranza. Questo l'obiettivo dell'Associazione mentanese che porta il nome del medico modenese e che ha organizzato nella città garibaldina l'incontro con il prof. Luigi Di Bella in persona, padre della cura alternativa alla medicina tradizionale contro i tumori. Incontro dibattito che si è tenuto sabato scorso alle 17 al cinema Roxy. Sala gremita di gente di ogni età. Gente che è, o è stata malata di cancro, ma anche curiosi o semplici estimatori del professore. Che hanno voluto saperne di più di quest'uomo che, per mesi, non più tardi di due anni fa ha occupato le prime pagine dei maggiori quotidiani in aspra e aperta polemica con l'allora ministro della sanità Rosi Bindi. La conferenza è stata voluta appunto dall'Associazione pro malati neoplastici che porta il nome del professore modenese, e in particolare dalla presidentessa Orlanda Iacovacci, che ha scoperto qualche mese fa, dopo 4 anni di lotta contro il cancro, di essere fuori dal tunnel, completamente guarita dalla malattia proprio grazie al metodo Di Bella. Proprio lei accompagna sotto braccio il professore facendogli strada in sala, mentre la gente si alza in piedi per applaudirlo. Al suo arrivo partono gli applausi che sono tutti per il medico modenese. "Per me oggi si avvera un sogno -ha detto Orlanda - in questi 4 anni il professore mi ha trasmesso fiducia e speranza e ora cerco di trasmetterle io agli altri. E' un uomo che porta avanti il suo lavoro con passione e umiltà, qualità che in anni di malattia raramente ho incontrato in altri medici". Al cinema Roxy c'era anche il sindaco Luigi Cignoni che si è impegnato in prima persona per portare Di Bella a Mentana. Ed è stato lui ad introdurre l'intervento del professore spiegando i motivi che lo hanno spinto a prendere a cuore questa iniziativa: "Il professore in Italia rappresenta una speranza di guarigione per migliaia di malati neoplastici. Molti già seguono la sua terapia e ne traggono benefici. La libertà di cura è un diritto sacrosanto e ognuno deve poterlo esercitare. Se c'è solo una speranza di guarigione per queste persone va sfruttata a tutti i costi. Sono troppi coloro che soffrono e attendono di uscire da malattie spesso lunghe e dolorose". Il sindaco ha poi concluso invitando i presenti a sostenere l'Associazione Di Bella "per premiare l'abnegazione e l'impegno di coloro che ne fanno parte e il conforto che offrono ai malati". Sono le 17,30 quando la parola passa a Luigi Di Bella. Nonostante i suoi 89 anni, il professore si alza in piedi e parla ininterrottamente per quasi due ore. Chi si aspetta un'accusa palese agli ambienti della ricerca ufficiale rimane deluso. Se qualche allusione c'è, rimane velata da una sottile ironia. Racconta le difficoltà incontrate nel mondo accademico fin dagli anni in cui era ancora un assistente universitario. Lo scetticismo dei colleghi, alcuni dei quali lo hanno a più riprese accusato di essere un visionario. "Può darsi anche che io sia visionario - dice Di Bella - ma può darsi anche che io non lo sia. Dopo tante ricerche, l'unica cosa certa è che di tumore si continua purtroppo a morire. Occorre percorrere tutte le strade possibili per prevenire la comparsa del male, ma soprattutto trovare metodi adeguati che garantiscano una sopravvivenza più o meno lunga e accettabile per il paziente". Su questo punto insiste il professore. Poi, sottolinea con forza un altro aspetto per lui importante, cioè che la sua cura non è nociva: "è a base di vitamine e permette ai malati di condurre una vita normale, di lavorare, di occuparsi della famiglia - dice - le cure chemioterapiche agiscono sulle cellule tumorali ma anche su quelle sane. Le sostanze chimiche debilitano l'organismo ed è la qualità della vita dei pazienti a risentirne". Di Bella ha poi affermato che è fondamentale per prevenire e sconfiggere il cancro tenere costantemente sotto controllo i soggetti durante la crescita: "il tumore non è un problema a sè, è strettamente legato a meccanismi di crescita fisica. Bisogna cercare di individuare tutti i fattori che favoriscono la comparsa di neoplasie e quelli che invece li contrastano". Il professore ha sottilineato in chiusura che la speranza non deve mai venir meno, che bisogna combattere contro la malattia. Che ci sono sempre spiragli e che, per questo, non bisogna mai disperare. Dopo l'intervento di Di Bella alcuni presenti hanno portato all'attenzione della platea la loro esperienza.Come Eliana di Civitavecchia alla quale era stato detto di rassegnarsi perchè il suo tumore al rene e al pancreas non c'era più nulla da fare. Si è rivolta al professore modenese e oggi, dopo 3 anni, non solo è ancora in vita ma al asua è una vita normale e serena. In conclusione Luigi Di Bella ha risposto ad alcune domande dei presenti e ricevuto una targa da Orlanda. Poi tra gli applausi ha lasciato la sala per tornare a Modena a riprendere il suo lavoro.

Barbara Gimigliano

dal settimanale IL NORDEST 24/05/2001
   
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