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lunedì 20 novembre 2017
 
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Rassegna scientifica


La Vitamina E

La Vitamina E è stata individuata per la prima volta nel 1922 da Evans e Bishop, quando fu descritto un fattore lipidico nutrizionale la cui carenza produceva una tipica e riproducibile sindrome caratterizzata da gravi alterazioni della fertilità. Il fattore nutrizionale, che da questi studi assunse al ruolo di vitamina, era in grado di prevenire il riassorbimento fetale che aveva luogo quando l'animale assumeva una dieta contenente alti livelli di grassi irranciditi. Ragionevolmente, sulla base di quello che sappiamo oggi, si può dedurre che la modesta quantità di vitamina E presente nella dieta veniva consumata dalle reazioni con i grassi in via di ossidazione, per cui il particolare regime dietetico cui erano sottoposti gli animali ha generato un pratico artificio in grado di produrre una carenza del fattore nutrizionale di per sè difficile da ottenere.
Gli Autori ebbero l'idea di aggiungere dell'insalata alla dieta, forse in questo istruiti da ataviche istintive istruzioni di buona alimentazione, prevenirono i sintomi e scoprirono i sintomi e scoprirono la Vitamia E. La natura chimica fu elucidata nel 1936 su estratti di germe di grano e il nome che le fu attribuito, "Tocoferolo", era reminiscenze dell'effetto osservato sulla gestazione nei ratti da laboratorio. Il termine di Vitamina E include la serie di sostanze che posseggono diversi livelli di attività sul test di riferimento che è rimasto quello della prevenzione del riassorbimento fetale.
I tocoferoli sono derivati del tocolo cui è legata una catena isoprenoide satura con tre centri chirali. I tocotrienoli invece presentano la catena laterale insatura. Ad entrambe le famiglie partecipano membri detti alfa, Beta. e y secondo il numero di sostituenti metilici nel nucleo aromatico.
Teoricamente esiste anche una forma..... finora non riscontrata in natura. L'attività vitaminica è maggiore per i tocoferoli rispetto ai tocotrienoli per la forma alfa rispetto alla B e quindi la y, e infine per gli isomeri R rispetto a quelli S. La forma più attiva biologicamente è quindi il d-alfa.Tocoferolo (2R,4'R,8'R). notare che nei test biologici la forma libera che è a tutto titolo Vitamina E. La ricerca del meccanismo d'azione della Vitamina E e della ragione dell'effetto della sua carenza sulla gestazione nel ratto è stata decisamente poco concludente a tutt'oggi non si può dire molto di più di quanto avanzato al tempo della scoperta. Gli studi però di Burton e Ingold, nei primi anni 80, hanno messo in luce un aspetto della chimica e quindi della bilogia della vitamina E fino a quel punto negletto. Questi studi hanno chiarificato che derivati del tocolo sono potentissimi antiossidanti rispetto i perossilradicali (i radicali che portano avanti la per ossidazione lipidica) a causa della alta velocità della reazione in cui un atomo di idrogeno passa dall'antiossidante al radicale. Questa alta velocità di reazione è sua volta dipendente dalla bassa energia di dissociazione del legame O-H, cui contribuisce la presenza di gruppi metilici nell'anello che fungono da elettron-attrattori. Alla capacità antiossidante osservata contribuisci anche la stabilità per risonanza del risonanza del radicale del tocoferolo cui si associa la sua limitata potenzialità ossidante. L'insieme di questi determinanti cinetici e termodinamici fa sì che il tocoferolo, quando sia ossidato in forma radicalica non sia in grado di ossidare un grasso, ma molto più facilmente un altro antiossidante a potenziale ossidoriduttivo inferiore come l'acido ascorbico o un polifenolo.
Questa è la base della cosidetta "cascata degli antiossidanti" per cui un antiossidante che abbia reagito con un radicale propagatore di catena, viene rigenerato da un altro antiossidante e questo da un altro ancora, fino al consumo finale dell'ultimo, che è quello a più basso potenziale, usualmente l'acido ascorbico (o Vitamina C). l'esplosione delle conoscenze sulla chimica e la biologia dei radicali liberi, delle reazioni ossidative e di quelle antioosidanti hanno sempre più frequentemente messo in relazione la chimica antiossidante del tocoferolo con la supposta funzione biologica. in numerossimi studi di biologia sperimentale, mimetici di patologie cronico-degenerative e neoplastiche, è stato documentato che l'azione antiossidante ha un corrispettivo di protezione biologica.
Concordemente, l'epidemiologia ha evidenziato un'aumentata incidenza di tumori e malattie cronico-degenerative associata a bassi livelli di vitamina E. Non egualmente significativi,almeno per quello che riguarda l'aterosclerosi, sono gli studi di intervento accuratamente controllati, almeno per quello che riguarda la malattia cardiovascolare. In questo contesto, è progressivamente venuto a mancare il rapporto con la natura vitaminica, quale originariamente identificata, del tocoferolo che anche nei libri di testo è riferito pressoché unicamente come "l'antiossidante fisiologico": Una vitamina per esser tale deve produrre quando non sia assunta a sufficienza, anche nell'uomo, una tipica e specifica sindrome carenziale sensibile al trattamento sostitutivo con la vitamina stessa.
Questo a tutt'oggi non è stato dimostrato, se si esclude una neurodegenerazione non tanto dipendente dalla assenza della vitamina E, quanto della sua proteina di legame. I dati sull'effetto antiossidante sia in vitro, sia quelli epidemiologici correlati, sono oggi interpretati non seguendo il tipico ragionamento che si applica alle vitamine, bensì dal punto di vista di un'ottimizzazione della salute e della nutrizione. L'associazione della vitamina (o del fattore nutrizionale in genere) è vista e valutata non nei termini di prevenire una tipica sindrome, ma quelli della riduzione statisticamente valutabile di un rischio di malattia, che può essere anche completamente diversa da quella che ha permesso l'identificazione della vitamina stessa. L'indubbia rilevanza degli effetti della vitamina E e le difficoltà di caratterizzarne un ruolo tipicamente vitaminico sulla base dell'effetto antiossidante, hanno recentemente stimolato degli studi sugli effetti non-antiossidanti.
L'attività della ProteinChinasi C(PKC) è regolata in numerose linee cellulari del Tocoferolo. Nei monociti la ridotta attività della PKC porta al ridotto assemblaggio delle componenti della NADPH ossidasi di membrana e quindi ad una ridotta la produzione ed il rilascio della Interleuchina pro-infiammatoria Il-1B, probabilmente attraverso una inibizione della via 5-lipossigenasi. Un altro, probabilmente principale, effetto della ridotta attività della PCK è costituito dalla diminuita velocità di proliferazione cellulare. Poiché l'interazione diretta tra Tocoferolo e PKC sembra poter essere esclusa, così come un controllo della sintesi dell'enzima, si è oggi propensi ad attribuire l'effetto del Tocoferolo sulla PKC ad un'attivazione della specifica fosfatasi che defosforila la chinasi attivandola. Studi recentissimi infine hanno iniziato e decifrare come il Tocoferolo influenzi il pattern d'espressione genica nelle diverse cellule.
Pur nella complessità dei sistemi biologici e dei relativi modelli sperimentali, c'è motivo d'essere ottimisti rispetto ad una rapida elucidazione finale di come questa vitamina esprime il suo effetto biologico. In estrema sintesi è ragionevole aspettarsi un ruolo di modulatore della risposta cellulare ad un insulto di varia natura che ottimizzi il rapporto tra risposta apoptotica, proliferativa ed infiammatoria. Un simile contesto razionalizzerebbe una buona parte delle molteplici azioni protettive del Tocoferolo.
Gli effetti a livello cutaneo del Tocoferolo e del suo precursore stabile, Tocoferolo acetato sono da riferire ad uno o più dei meccanismi cui sopra si accennava. L'attività ossidoriduttiva ed antiossidante ha ragionevolmente a che fare con la protezione dai danni da radiazione attinica sia per il meccanismo antiossidante, sia che dipenda da un meccanismo non-antiossidante. Un ultimo aspetto da citare nell'introduzione ad un testo sul ruolo della Vitamina E in dermatologia è l'effetto fisico del Tocoferolo acetato. Il composto si presenta come un olio ad alta viscosità che gli addetti ai lavori sanno come utilizzare proficuamente, e come un filtro chimico per la radiazione ultravioletta che presenta il vantaggio, una volta che sia stato ossidato o fotodecomposto, di trasformarsi nei normali prodotti di degradazione della vitamina E di cui l'organismo sa come liberarsi e per cui non è conosciuta tossicità degna di rilevanza.

(tratto da La Vitamina E in dermatologia: Fulvio Urini ed. Cleup University Publisher, Padova)

Stefano Veraldi

Per Vivere 10/09/2002
   
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