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domenica 19 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

La Procura di Torino scopre che i test sulla cura anticancro forse furono truccati. Quella di Firenze archivia. E il professore modenese rompe il silenzio. Per accusare: «Fu tutto un falso».
«Visto? Hanno voluto fermarmi»

E I PRETORI TORNANO ALL'ATTACCO
In 8 mesi 70 sentenze: le asl forniscano gratis la cura

«Settanta sentenze in otto mesi non sono poche: ordinano tutte alle asl di somministrare gratuitamente i farmaci della terapia Di Bella ad altrettanti malati di cancro, che da quella cura hanno dimostrato di aver tratto un giovamento». Vincenzo Brancatisano, autore del saggio Un po' di verità sulla terapia Di Bella (quasi 10 mila copie vendute), su quelle 70 sentenze che ha appena raccolto sta scrivendo un nuovo libro.
La nuova ondata di ordinanze pretorili segue, a oltre due anni di distanza, la serie di sentenze che nei primissimi mesi del 1998 in tutta Italia di fatto aprì il «caso Di Bella». Oggi, però, i pretori di quasi tutte le regioni (sono escluse apparentemente la Campania, la Sardegna e la Lombardia) ordinano alle asl di fornire i farmaci «indipendentemente dall'esito della sperimentazione clinica del ministero della Sanità sulla terapia Di Bella».

Lei oggi chiede che la sperimentazione sulla sua terapia venga ripetuta con nuovi metodi?
Credo sia del tutto inutile. Primo perché potrebbe essere svolta dalle stesse persone con gli obiettivi che hanno animato la prima: esistono piccole congreghe affiatate e affratellate da interessi comuni. E poi perché, dopo anni di sperimentazione pratica su migliaia di pazienti, cosa si può chiedere ancora?
Il 23 settembre a Roma si terrà una manifestazione alla quale parteciperanno i malati che si curano con la sua terapia. Quanti sono, oggi?
Non ho il conto di quanti siano stati curati, siano guariti o siano migliorati con la mia terapia. Molti non rispondono, neanche dopo i solleciti. E io vivo delle pensioni che mi sono guadagnato in 47 anni di lavoro: non posso permettermi il lusso di archivi e di addetti.
E che cosa si vuole ottenere con questa manifestazione?
Gli organizzatori mi hanno chiesto un parere: è negativo. Mi sembra sbagliato volgarizzare a livello infimo una cura dall'indiscussa efficacia e dalla perfetta base scientifica. Ma se vogliono protestare, dopo le parole di Guariniello mi pare abbiano qualche giustificazione.
Professore, è vero che da qualche tempo lei non visita più?
È falso. Continuo a visitare come posso: da due a quattro pazienti al giorno.
Qual è oggi la situazione dei suoi malati? Garantisce ancora alte percentuali di sopravvivenza al cancro?
Non esistono due malati di cancro confrontabili, quindi non si può parlare di «situazione». Se un paziente chiede il mio aiuto dopo un carcinoma al colon con aderenze intestinali multiple, promettergli una guarigione sarebbe imprudente. Ma se un tumore viene colto all'inizio, può essere tranquillamente dominato. Contano precocità della diagnosi e bontà del trattamento.
Perché l'attuale ministro della Sanità, Umberto Veronesi, nel marzo 1998 nominato responsabile di uno dei test sulla sua terapia, se ne ritirò quasi subito?
Nessuna illazione: rifiutò di partecipare per l'esiguo numero di pazienti disponibili. Ci furono altri motivi? Li ignoro, ma diciamo che preferisco tacere.
Oggi lei ha qualcosa da chiedere o da rimproverare al ministro?
Sono distante dalla sua posizione politica, accademica, scientifica. Mi parrebbe quasi irrispettoso. Capisco anche l'enorme peso e l'immensa responsabilità che grava sulle sue spalle e l'eccezionale prudenza che deve animare le sue decisioni. Meglio tacere.

Maurizio Tortorella

Panorama 15/09/2000
http://www.mondadori.com/panorama/area_2/6279_3.html
   
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