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sabato 18 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna scientifica


Preparazioni galeniche magistrali e specialità medicinali utilizzate dalla Multiterapia biologica dei tumori

Il protocollo terapeutico MDB include preparati farmacologici non reperibili come specialità medicinali e quindi impongono la preparazione di galenici con metodi standard e con necessari controlli chimico-fisici prima della somministrazione.

L'importanza di mettere a disposizione del medico gli adeguati preparati per una efficace terapia, ci induce ad esporre di seguito le nozioni fondamentali per preparare in modo adeguato, con cura e diligenza, le principali sostanze da impiegare nella terapia.
Rif. D.L. 16 giugno 1998 n. 186

NORME DI BUONA PREPARAZIONE
L'allestimento della preparazione dovrà essere effettuato dal farmacista su prescrizione del medico e dovrà attenersi, oltre a quanto previsto dal prescrittore nella ricetta, alle più recenti acquisizioni della tecnologia farmaceutica nel rispetto altresì delle precauzioni e norme di conservazione riportate nelle Farmacopee o in testi scientifici autorevoli. Le materie prime devono corrispondere per caratteristiche e purezza a quanto stabilito dalla Farmacopea o da altri testi autorevoli.

Tali requisiti debbono essere certificati dal produttore mediante certificato di analisi e scheda tecnica. E' comunque buona norma ricontrollare tali requisiti (in farmacia se attrezzata o presso laboratori idonei), in quanto è responsabilità del farmacista garantirne l'identita e la qualità di ogni singola sostanza oltre che del prodotto finito. La legge è uguale per tutti: il prodotto che fa la farmacia deve avere la stessa qualità di quello che fa l'ndustria.

MELATONINA CONIUGATA NELLA MULTITERAPIA BIOLOGICA NEL METODO DI BELLA

Premessa
La melatonina viene assorbita nel nostro organismo legata con l'adenosina; legame che non ha la forza interatomico covalente, ionico metallico, ma è più debole (Nebenvalent di Hantzsch & Werner, minor valent sec., Huggins). Questo legame d'idrogeno (Hydrogen Bond, Wasserstoffbrùk) rappresenta la maggior forza coesiva tra molecole contenente gruppi-NH2 e -OH ed altre contenenti gruppi -OH o CO (Pauling); esso è più forte delle cosidette forze di Van der Walls, ed è relativamente aspecifico, poco energetico (-3Kcal/mol), impiega qualche miliardesimo di secondo per disintegrarsi, per cui può intervenire rapidamente nei processi di riconoscimento intermolecolare.

La melatonina con adenosina in rapporto 1:4 stabilizzata con circa il 30%di glicolla viene impiegata nel MDB, nella forma farmaceutica compresse o liofilizzato fiale. Nel preparato magistrale secondo il metodo Di Bella, la melatonina viene coniugata alla adenosina (nucleoside del rna, ove la adenina funge da base azotata) tramite una miscelazione o liofilizzazione, ciò allo scopo di garantire una migliore biodisponibilità del medicamento.

La melatonina è in grado di formare un complesso, probabilmente di tipo pi greco per overlap degli orbitali dei sistemi aromatici e dei doppietti elettronici degli atomi di azoto, con l'adenosina. Il complesso è poi stabilizzato dalla glicina, che, dato il pKa piuttosto basso, contribuisce alla formazione di ponti d'idrogeno. La formazione del complesso comporta una variazione notevole rispetto alle caratteristiche dei singoli componenti: il complesso è infatti completamente idrosolubile, a concentrazioni a cui adenosina e melatonina da sole precipiterebbero o nemmeno si scioglierebbero.

Ricette
Compresse 2 mg
Melatonina 2 mg
Adenosina 9 mg
Glicina 5 mg
Lattosio 55 mg
Amido di mais 41 mg
Cellulosa micr. 35 mg
Mg stearato 3 mg
TOTALE 150 mg

Fiale 20 mg
Melatonina 20 mg
Adenosina 90 mg
Glicina q.b. (all'isotonia)

Tecnologia
Nonostante esso rimanga un preparato galenico, viene procedurato il metodo produttivo per garantire la massima qualità del prodotto. Per le lavorazioni vengono applicate le norme di buona preparazione.
Sono previsti due metodi di allestimento. Il primo prevede di liofilizzare la soluzione acquosa di melatoninaadenosina- glicina e quindi preparare le compresse con la polvere così ottenuta addizionando gli eccipienti. La seconda per compressione diretta, più economica, consiste nel miscelare le polveri della lavorazione della melatonina. A questo proposito è stato fatto presso il laboratorio Provinciale di Trento una prova di idrosolubilità.

Sui campioni melatonina-glicina miscelati o granulati e sui campioni di mlt-ade-glc liofilizzati. E' risultato che solo il liofilizzato offre un notevole aumento di idrosolubilità.

% di solubilità
Campione MLT ADE GLC
A granulare mix 68,67 111,9 74,11
B liofilo 81,91 102,07 99,12
C granulare 72,32 - -
D liofilo 79,85 98,58 96,01
E granulare 71,1 104,18 94,62
Il liofilizzato può essere preparato anche in fialette bevibili.

Lavorazione per miscelazione
Si pongono nel miscelatore la melatonina e in diluizioni successive l'adenosina e infine la glicina. Al termine delle aggiunte si lasciano a miscelare per varie ore.
Quindi dopo aver ottimizzato la miscelazione dei principi attivi si aggiungono gli eccipienti e si miscela. Per gli ultimi 5 minuti di miscelazione si aggiunge il magnesio stearato (lubrificante e glidante in fase di compressione).
I tempi di miscelazione ottimale devono essere standardizzati, e determinati con un appropriato studio. Finita la miscelazione si procede alla fase di compressione.

Pesate per lotti standard da 2Kg:
Adenosina base 120 gr
Melatonina 26,7 gr
Glicina 66,7 gr
Lattosio 733,3 gr
Amido di mais 546,7 gr
Magnesio stearato 40 gr

Lavorazione in liofilizzatrice
Il procedimento di liofilizzazione permette di realizzare su diverse sostanze una efficace disidratazione, tale che il prodotto finito mantiene integre le proprie particolari caratteristiche organolettiche e, addizionato anche a distanza di tempo di acqua, ripristina le specifiche proprietà della soluzione primitiva.

Confezionamento delle compresse
Il confezionamento delle compresse viene fatto in blister per ripararlo dalla luce e umidità.
Il confezionamento viene effettuato entro un'ora dalla compressione. In ultima fase si procede ad etichettare i blister secondo la legge.

Lavorazione per fiale orali
Il liofilizzato ottenuto può essere impiegato anche in fialette orali, in cui l'acqua viene aggiunta in modo estemporaneo al momento della somministrazione.

Lavorazione per fiale iniettiabili
La glicina nelle fiale è presente sia come coadiuvante di liofilizzazione che per rendere isotonica la forma farmaceutica stessa. Non essendo veicolata dalla adenosina intestinale per la melatonina iniettabile è ancora più importante essere legata all'adenosina esogena con legame ad idrogeno.

Le fiale devono rispettare la tecnologia dei preparati STERILI-APIROGENI.
La via parenterale viene utilizzata quando esistono difficoltà di assorbimento della melatonina da parte dell'apparato gastrointestinale, impedimenti alla ingestione della melatonina e sopratutto quando bisogna ricorrere a dosi notevoli di melatonina. Le fiale iniettabili da 20 mg in mlt liofilizzata, al momento dell'uso vanno sciolte in 10 ml d'acqua per preparazioni iniettabili.

Non c'è bisogno di utilizzare la soluzione fisiologica in quanto la presenza di glicolla la rende isotonica.

Si può eventualmente facilitarne la dissoluzione scaldando leggermente a bagno maria. La quantità ottenuta si può iniettare tutta in una volta ma molto lentamente, perché l'adenosina è un vaso dilatatore, le arteriose si dilatano e si potrebbe provocare un calo emopressorio.

Per questo è bene prima saggiare la reattività del paziente, usando da 1 a 5 ml di soluzione. La soluzione può essere iniettata intramuscolo o per via endovenosa.

Analisi
Si analizza il prodotto finito eseguendo i seguenti saggi:
1. uniformità di peso nelle forme farmaceutiche a dose unica: si determina il peso medio di 20 unità di compresse prelevate a caso da uno stesso lotto. Non più di due di tali unità possono presentare uno scarto rispetto al peso medio superiore al 7,5% e nessuna unità di scarto maggiore del doppio di tale percentuale (questo considerando il fatto che le pastiglie pesano 150 mg).
2. determinazione di disaggregazione (che nel caso del protocollo Di Bella è richiesto inferiore a 5 minuti).
3. determinazione quali-quantitativa dei principi attivi.

SOLUZIONE DI RETINOIDI IN VITAMINA E
Premessa
Nella miscela di vitamine liposolubili MDB la vitamina A, il betacarotene, l'acido retinoico, sono formidabili esoergoni usati nella quantità dell'ordine di millesimo di mg.

Le quantità hanno valore determinante per dare un risultato farmacologico e non creare fenomeni di tossicità.

Agiscono sul processo di crescita nucleare e stabilizzano i potenziali di membrana cellulare.

La vit. E esercita oltre che salvaguardare la membrana cellulare, una azione di difesa antiossidante. La composizione è studiata in modo tale, da non arrivare mai ad un accumulo, alle dosi prescritte.

Nel suo insieme la miscela è importante per eliminare i radicali liberi, nella microcircolazione, ridurne gli effetti tossici, consistenti nella produzione di stati infiammatori, riperfusione di organi ischemici, aumentata tossicità di alcune sostanze, alterazione del parenchima respiratorio, con produzione a lungo andare di focolai, di enfisema, alterata risposta ai batteri, complessi immunitari, formazione di coaguli intravasali.

RICETTA
AXEROFTOLO PALMITATO 0,5 gr
ACIDO RETINOICO 0,5 gr
BETA CAROTENE 2 gr
d,l-alfa-TOCOPHERYL ACETATO 1000 gr

TECNOLOGIA
Premessa

Le materie prime da impiegare devono avere la massima purezza e devono essere conservate alla temperatura richiesta. La loro conservazione dopo la prima apertura del contenitore, comporta l''immissione di gas inerte (es. azoto) e l'osservanza di quanto prescritto dal produttore e dalle farmacopee.
L'acido Trans retinoico e il Beta-carotene sono allo stato solido mentre la Vitamina A Palmitato (a temperatura ambiente) e l'alfa Tocoferile acetato sono liquidi e molto viscosi. E'possibile mescolarli tra loro per ottenere una dispersione a livello molecolare.

La soluzione può essere allestita mediante agitazione non turbolenta. E'necessario un sistema di agitazione con controller di temperatura efficente, da scegliere in funzione dell'entità dei lotti di medicamento da preparare.
Le metodiche di preparazione differiscono leggermente a seconda delle apparecchiature impiegate pur rimanendo simili nei principi generali.

Si può usare l'acetone anidro e l'alcool etilico come coadiuvanti della solubilizzazione dell'acido retinico e del beta-carotene.

In tal caso bisogna operare in tal modo che venga poi completamente eliminato sotto flusso di azoto.
A questo proposito è stata condotta la seguente prova di evaporazione dell'acetone (presso lab. provinciale di Igiene Pubblica - Trento).

Presi 50 gr di soluzione di retinoidi contenente acetone pari a 0,21 gr/l e posti in un beker da 100 ml, mantenuto a temperatura costante di 40°C e sotto flusso di azoto di circa 160 ml/minuto.

La determinazione dell'acetone è stata eseguita con tecnica gascromatografica con spazio di testa.
Primo risultato: la presenza di acetone non ha nessuna influenza sul titolo dei retinoidi.
Secondo risultato: (vedi grafico allegato 1), l'acetone viene completamente eliminato dopo 6 ore sotto flusso di azoto.

AZOTO
In tutti i casi è necessario l'azoto.
Le bombole di azoto farmaceutico purissimo possono essere acquistate presso rivenditori di ossigeno terapeutico e/o di altre sostanze gassose. L'azoto contenuto in tali bombole si trova alla pressione di 200 atmosfere; per l'impiego è pertanto necessario collegare alla bombola un riduttore di flusso munito di due manometri (per la misura della pressione nella bombola e in uscita). Il
flusso in uscita viene variato mediante una regolazione fine presente sul riduttore. All'ugello si collega un tubo che porterà in linea un filtro a setto poroso.
Lo scopo del filtro è di trattenere le impurezze metalliche derivanti dalle pareti della bombola, che la corrente di gas potrebbe trascinare: tali impurezze sarebbero un potente catalizzatore di ossidazione, quindi sarebbero deleterie per la stabilità del prodotto.
Si tenga presente che le sostanze, con esclusione della vitamina E acetato, sono sensibili:
1) alla luce
2) all'aria (alterazioni ossidative)
3) a determinate temperature

LUCE
Particolare cura deve essere posta: nell'evitare l'esposizione alla luce solare diretta attinica (luce con radiazioni nello spettro dell'ultravioletto) delle sostanze. Si operi usando recipienti opachi alla luce e in spazi alla luce rossa.

ARIA
I componenti sono tutti sensibili all'ossidazione da parte dell''ossigeno dell'aria: il componente più sensibile è sicuramente il Beta-carotene, data la presenza di un esteso sistema pi-greco, che conferisce anche il tipico colore rosso mattone. Dal momento che il tocoferolo agisce come radical scavenger, è in grado di catturare l'ossigeno dell'aria, formando un legame labile con gli
elettroni spaiati della molecola di ossigeno in parte proteggendo dall'ossidazione il Beta-carotene: è comunque possibile operare in modo tale da evitare anche questo legame.
Allo scopo si sfrutta la maggiore solubilità nei lipidi dell'azoto rispetto all'ossigeno, saturando con azoto il tocoferolo prima dell''aggiunta del Beta-carotene e degli altri retinoidi.

TEMPERATURA
E'da notare che in assenza di ossidanti la resistenza alla degradazione termica delle sostanze è relativamente buona ed è comunque in funzione del tempo di lavorazione.
Si consiglia di non superare nella lavorazione la temperatura di 40°.
Metodo di allestimento D.L. 16-06-98 n.186, g.u. 17-06-98 n.139
Preparazione di 1000 gr di soluzione retinoidi con solvente organico acetone o alcool etilico 95°.
Il preparatore deve lavorare sotto cappa con guanti, mascherina ed occhiali a temperatura ambiente.
1° fase
Si pesano gr 0,5 gr di acido trans-retinoico, che deve essere ridotto in polvere FINISSIMA, e si sciolgono in mortaio aggiungendo a GOCCE il solvente organico;
sempre in mortaio si sciolgono 2 gr di Beta- carotene in solvente organico. (N.B. le polveri rimanenti devono essere conservate AL FREDDO e sotto azoto).
2° fase
Le polveri disciolte si versano nel miscelatore e si inizia ad inserire lentamente e sotto agitazione la vitamina E fino a 100 cc circa.
Gorgogliare l'azoto a medio flusso fino ad eliminazione del solvente organico. (Se acetone, l'alcool permane in soluzione ma in concentrazione atossica).
3° fase
Portare gradualmente e lentamente la temperatura fino a 40° +/- 2°C sotto agitazione continua. Lasciare raffreddare per 15-20 minuti e versare lentamente sotto agitazione altri 100 cc di vitamina E; aumentare leggermente la velocità di agitazione per circa 10 minuti.
4° fase
Aggiungere 0,5 gr a gocce di axeroftolo palmitato e continuare ad agitare per 10 minuti; versare alri 100 cc di vitamina E mantenendo la velocità di agitazione bassissima per almeno 15 minuti; ripetere questa operazione fino a 1000 gr di vitamina E. Chiudere ermeticamente il miscelatore e lasciare lavorare per almeno 6 ore.
5° fase
Aprire il rubinetto, riempire le bottiglie di vetro scuro e chiuderle immediatamente; conservare al riparo dalle fonti di luce e calore. (Se il consumo non è immediato, immettere corrente di azoto prima di chiudere).

MATERIALI
Cappa chimica.
Luce rossa.
Miscelatore per liquidi ad alta viscosità con controller di temperatura
Bombola di azoto da 5 mc, 200 bar, con sistema di flussaggio.
Filtro da gas (Millipore) da 0,22 micron.
Contenitore inox.
Bottiglie di vetro scuro.

ANALISI
La soluzione di retinoidi in tocoferolo deve presentarsi LIMPIDA, di colore rosso mattone scuro, viscosa, inodore, insapore.
Il criterio di giudizio, più semplice e diretto è la trasparenza, infatti le soluzioni vere sono otticamente vuote, nè si ha evidenza di effetto Tyndall com'è invece normale nelle forme solubilizzate.
Assenza di acetone.
Verifica della omogeneità di dispersione della vitamina A, Beta- carotene. Acido retinoico nella vitamina E (titoli).
Verifica della eventuale presenza di composti di alterazione formatisi durante l'allestimento.
Stabilità nel tempo.

CONSERVAZIONE
La conservazione del prodotto finito può avvenire a temperatura ambiente in flaconi di vetro scuro. Per una migliore conservazione è preferibile confezionare i flaconi insufflandovi azoto.

POSOLOGIA-ETICHETTATURA
Se ne consiglia l'assunzione al mattino a digiuno alla quantità riferita alla vitamina E (che rappresenta da sola il 997*1000) da 90 a 150 mg per Kg di peso corporeo.
Si consiglia di non ingerire assieme alla miscela sostanze acide (es. limoni) per non alterarne l'assorbimento e l'attività.
Ancora si consiglia di non assumerla con cucchiai di metallo per evitare l'ossidazione.
Le bottiglie di vetro scuro vanno correttamente etichettate.

Descrizione di alcune sostanze coadiuvanti il MDB

VITAMINA F - PUFA

La cosidetta vitamina F è costituita da acidi grassi non saturi, contenenti più di un doppio legame, dei quali i principali sono: gli acidi linoleico, linolenico ed arachidonico, ecc.

Caratteristiche
Liquido limpido, oleoso, leggermente giallognolo. Solubile in alcool etilico a 95°, etere etilitico, cloroformio, benzolo, acetone.

Azioni fisiologiche
L'assenza della vitamina F negli alimenti, nei ratti, provoca gravi alterazioni cutanee : aridità e poi desquamazione cutanea, caduta dei peli, necrosi della cute, una tipica lesione della coda (coda a gambo di equiseto) ed infine grave nefrite motale.La somministrazione di piccole quantità di acidi grassi non saturi, acido linoleico, acido linolenico ed altri, determina la guarigione anche se le lesioni cutanee hanno già assunto notevole estensione.

Nella cute dell'uomo la vitamina F si trova molto spesso associata alla lecitina e al colesterolo e vi è
chi ritiene che questa unione non sia casuale, ma esprima un rapporto fisiologico fra queste sostanze, rapporto che deve esistere affinché sia assicurato il buono stato di salute della pelle.

Preparazioni farmaceutiche e posologia
La vitamina F viene usata prevalentemente in preparazioni per uso esterno, unzioni e frizioni, pomate, unguenti, creme. Per bocca la dose è di 10/60 mg al giorno.
Precursori delle prostaglandine, partecipi della costituzione dei fosfolipidi e del metabolismo dei mitocondri. Usati in dermopatie di tipo e czematosi.
Si può usare L'ACIDO LINOLICO - LINOLENICO ed ARACHINODICO ANA PARTI (PUFA) mescolati nella misura del 50% in volume con AXEROFTOLO ACETATO (50,000 UI/MIL) nelle disseminazioni cutanee delle metastasi, soprattutto ove siano state applicate terapie radianti. Negli epiteliomi, nelle forme di carcinomi a cellule squamose o basali.
In applicazioni locali coprendo il tutto con garze iodoformiche.

TANNALBINA O ALBUMINA TANNATO
Compresse o cachet 500 mg.

Sinonimi
TANNINUM ALBUMINATUM, ALBUMINITANNAS, ALBUMINATO DI TANNINO, TANNATO DI ALBUMINA.
E' una combinazione di acido tannico e albumina.

Caratteristiche
Polvere amorfa, giallo-bruna, inodore e insipida. Quasi insolubile in acqua, alcool, cloroformio, etere; solubile negli alcali a caldo. Contiene circa 50 % di acido tannico.

Conservazione
In recipienti ben chiusi, al riparo dalla luce.

Proprietà terapeutiche
E' poco attaccata dai succhi gastrici, mentre nell'intestino si decompone, a poco a poco, mettendo in libertà l'acido tannico. La sua azione viene così interpretata : quando l'epitelio della mucosa intestinale è danneggiato per l'azione di batteri e di processi infiammatori, l'albumina contenuta in esso viene precipitata dal tannino che si libera durante la graduale scissione della Tannalbina ed eliminata insieme ai batteri ed alle sostanze flogogene.

Questo processo di ripete con il ripetersi delle somministrazioni del preparato; ne segue una vivace neoformazione dell'epitelio per la quale il tessuto patologicamente alterato viene gradualmente sostituito da tessuto sano. La Tannalbina è indicata nelle diarree di ogni natura ed eziologia.

Preparati farmaceutici e posologia
- Adulti : 1-2 cp ogni 1-2 ore, fino alla comparsa dell'effetto.
Non esiste il pericolo dell'iperdosaggio.
- Lattanti : dopo il 3° mese di vita 1/4 - 1/2 compressa.
- Bambini : 1-2 cp, 4-6 volte al giorno in mucillagine o
altro eccipiente analogo.
Da 500 mg. a 8 g. pro die per os.
Forma farmaceutica = capsule 250 mg

LA SOSTANZA P
Accanto ai mediatori classici del sistema nervoso ve ne sono altri che molti studiosi considerano come presunti "trasmettitori", per le incertezze tuttora esistenti sul loro pieno ruolo. Essi appartengono alla famiglia dei "polipeptidi", fra questi, la sostanza P (peso molecolare 1600) è costituita da 11 aminoacidi con la seguente
sequenza:
Arg-Pro-Lis-Pro-Gln-Fen-Fen-Gli-Leu-Met-NH2
Essa è rappresentata nell'ipotalamo, nella sostanza nera, nelle radici posteriori e nell'intestino tenue; secondo alcuni sarebbe il mediatore utilizzato dalle fibre C delle radici dorsali.

Sostanza P e trasmissione del dolore
Dati recenti fanno ritenere che la sostanza P sia implicata nella trasmissione dei segnali algogeni a livello midollare. E'stato determinato che circa il 20 per cento delle cellule dei gangli spinali contiene sostanza P.
Questa compare nel liquor dopo prolungata stimolazione di fibre dolorifiche contenute in nervi periferici. L'applicazione microiontoforetica di sostanza P induce protratta eccitazione di quei neuroni del corno posteriore che sono anche attivati da stimoli algogeni periferici.
La deplezione in sostanza P provoca innalzamento della soglia al dolore ed analgesia.
Forma farmaceutica e posologia: fiale da 50 mcg i.m.

LISOZIMA
Il lisozima scoperto da Flemming fino dal 1922 è un enzima mucolitico, presente nella maggior parte degli organi, il cui specifico substrato è la acetil-glucosamina contenuta in molte cellule batteriche ed in alcuni virus per cui, attraverso tale meccanismo biochimico, l'enzima esplica il proprio effetto litico.
L'azione litica del lisozima verso i batteri ha uno spettro notevolmente ampio ed è in grado di esplicarsi su numerosi microrganismi divenuti resistenti agli antibiotici, mentre l''attività antivirale è rivolta contro diversi virus (herpes zoster o simplex,stomatiti aftose, ecc.).

Il fatto di essere un normale costituente di tutti, o quasi, i tessuti dell'organismo permette generose somministrazioni di esso senza il timore di assuefazione o intossicazione.
Il lisozima è pure dotato di una buona attività coagulante per cui la sua azione è utile nei casi in cui ad una difficoltà nella coagulazione ematica si associa una diminuità resistenza alle infezioni.
Forma farm. comp. 500 mg.
Posologia, adulti: gr 1,5 suddivisi in tre dosi (preferibilmente dopo i pasti), bambini: 30/50 mg/Kg di peso corporeo, suddivisi in tre dosi.

MANNITOLO per FLEBOCLISI
Al 18 % o al 10 % in flaconi da 500 ml. o 250 ml..
Mr.= 182,2 C6 H14 O6

Titolo
Deve contenere non meno del 98,0 % e non più dell'equivalente del 101,5% di mannitolo (C6 H14 O6 ), calcolato sulla sostanza anidra.

Caratteristiche
Si presenta come una polvere cristallina bianca, inodore.

Solubilità
Molto solubile in acqua, molto poco solubile in alcool, praticamente insolubile in etere e in cloroformio.
Farmaco appartenente alla categoria terapeutica dei diuretici che esplica la sua azione con meccanismo osmotico poiché non viene riassorbito a livello dei tuboli renali e mantiene elevato il quantitativo di acqua nel filtrato glomerulare, con conseguente aumento del volume di urine.
Viene utilizzato nel trattamento dell'ipertensione endocranica (EDEMI CEREBRALI) , endooculari ed in tutti i casi in cui necessita una forte diuresi osmotica.

Il suo uso è controindicato in caso di insufficienze renali, scompenso congestizo, edema polmonare, nefrosclerosi, anuria totale.

Fra gli effetti collaterali si segnalano: brividi, nausea, cefalea e sete.

GLUCOSAMINA CLORIDRATA POLVERE PER USO ORALE

2 - Amino - 2 Desossi - Beta - D - Glucopiranioso ( dal Medical Economist)

E' un aminomosaccaride endogeno sintetizzato dal glucosio ed utilizzato per la biosintesi delle glicoproteine e dei glicosaminoglicani.

Studi preclinici sulla glucosamina hanno suggerito il suo tropismo per la cartilagine e l'osso ed il ruolo come substrato preferenziale per la sintesi del proteoglicano.

La somministrazione di glucosamina in animali ha dimostrato di ritardare la degradazione della cartilagine nonché di riparare la cartilagine alterata.

E' stato inoltre riportato un suo effetto antinfiammatorio non correlato all'inibizione di ciclossigenasi.
La somministrazione per via orale può arrivare a 3 grammi pro die.

Forma Farmaceutica
Polvere in cartina o cachet da 500 mg da sciogliere in acqua.

GALATTORUNATO DI GALATTOSAMINA
Soluzione orale
Agisce sulla cartilagine articolare e sull'osso integrandosi nei loro rispettivi metabolismi. La sua efficacia è dovuta essenzialmente all'inibizione dell'ELASTASI LEUCOCITARIA, enzima sinoviale dei pazienti con malattie reumatiche e che sembra responsabile dell'alterazione dei componenti fondamentali della matrice cartilaginea (proteoglicani e fibre di collagene)
Forma Farmaceutica
Soluzione da 1200 mg in flaconcini per uso orale.
Posologia
Fino a 3 grammi al dì.

DIIDROTACHISTEROLO
Il Diidrotachisterolo è uno steroide ipercalcemizzante che si ottiene sottoponendo l'ergosterolo irradiato (calciferolo; vitamina D3) all'idrogenazione catalitica. C28H460.- p.m. 398,68.- Sin.9,10 - Seco- 5,7,22- -ergostatrien- 3beta - olo; Diidrotachisterolo2; A.T.10.

Caratteristiche
Cristalli incolori o bianchi, oppure polvere bianca, cristallina, inodore e insapore.
Quasi insolubile in acqua; solubile in alcool e più in etere ed in cloroformio.
Modicamente solubile negli oli vegetali.

Proprietà terapeutiche
Ha la proprietà di fare aumentare considerevolmente la concentrazione del calcio nel sangue, esplicando un'azione simile a quella dell'ormone paratiroideo. Mentre però quest'ultimo agisce solamente se somministrato per iniezione, il Diidrotachisterolo agisce dato per bocca.
Il diidrotachisterolo, malgrado la sua derivazione dalla vitamina D2 ha un'attività antirachitica molto debole (circa 1/400 di quella del calciferolo). In terapia trova indicazione per la cura dell''ipoparatiroidismo, sia idiomatico che postoperatorio, e dell''ipocalcemia.

Conservazione
In recipienti ben chiusi , in cui l'aria sia stata sostituita da un gas inerte; al buio ed al freddo.
Si trova nella specialità medicinale Atiten in soluzione di 0,1 gr. su 100ml di soluzione.

CALCIO - ione 1000 mg per uso orale
Nel protocollo Di Bella viene consigliato nel dosaggio di 1 o 2 gr al dì. Il valore della calcemia è importante anche quando ci sono delle alterazioni a carico dei fori di uscita e di coniugazione intervertebrali.

L'aumento della calcemia può portare ad un notevole aumento della soglia del dolore in quanto il calcio agisce sulla soglia di eccitabilità.

Ciò vuol dire che il medesimo stimolo nella medesima intensità non è capace di eccitare il nervo e quindi di provocare il dolore come se fosse in condizione naturale.

Lo ione calcio esercita importanti funzioni nella permeabilità della membrana cellulare in condizioni patologiche e normali, tra cui spicca il controllo della reazione flogistica, dello schoch, etc.

Il calcio libero intracellulare è anche un importante stimolo fisiologico per la divisione cellulare. Ad esempio, la sintesi di DNA può essere iniziata in varie cellule dall'aumento della concentrazione extracellulare di calcio.

Nei linfociti, l''effetto antiproliferativo delle lectine mitogene è assolutamente dipendente dalla concentrazione del calcio nel mezzo.

Berrodge ha proposto che la divisione delle cellule può essere regolata dalla concentrazione di calcio intracellulare e che gli effetti dei nucleotidi ciclici possono dipendere dalla via che interagisce con il calcio; il cAMP modula il calcio intracellulare interferendo con il deposito
o l'influsso, mentre il cGMP può essere generato come conseguenza di un aumento di calcio e contribuisce alla risposta proliferativa.

Il calcio è anche coinvolto nella biosintesi delle prostaglandine; esso attiva inoltre la fosfolipasi A2.
La regolazione dei livelli del calcio nelle cellule può influenzare quindi la proliferazione cellulare e livelli anormali di calcio intracellulare potrebbero essere correlati alla crescita neoplastica.

È emersa in questa strada una indicazione più propriamente antineoplastica, in rapporto alle malattie del colon retto.

Il calcio è stato definito come un fondamentale meccanismo segnaletico espresso nella cellula nella fase di proliferazione, differenziazione, cancerogenesi. Esso fa parte infatti dei 5 segnali che attivano in senso proliferativi cellulare quiescenti normali e successivamente innescano la replicazione cromosomica e la mitosi. Il calcio regola la comunicazione intercellulare attraverso le cosiddette gap-junction ed attiva i programmi di differenziazione cellulare, come è stato osservato nei cheratinociti e nelle cellule del colon. Il calcio inoltre è il killer della apoptosi o morte cellulare programmata delle cellule invecchiate o di quelle funzionalmente superflue.

Le cellule tumorali che emergono da processi carcinogenetici progressivi che portano alla soppressione od inattivazione di geni di controllo della crescita tumorale oppure all'attivazione di oncogeni, si affrancano via via dalla dipendenza dei segnali del calcio, poiché sono in grado di produrre da se stesse i meccanismi di autoregolazione. Il mancato utilizzo di questo ione però porta ad una più facile mortalità, anche in funzione del fatto che manca lo stimolo alla differenziazione.

A-GLIFOSINA ( fosfonometilglicina)
Caratteristiche chimico - fisiche
Nome: N,N-bis (Phosphonomethyl)glicine
La sua formula bruta è C4H11NO8P2 con peso molecolare di 263,1.
Posologia
Polvere per via orale. Dose 400 mg/die.
Prep. farmaceutica = capsule 200 mg



dott.ssa Francesca Ferri

Per Vivere 10/09/2002
   
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