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mercoledì 22 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna scientifica


Presso il Memorial Sloan-Kettering Center di New York è stato eseguito uno studio statistico multicentrico sui risultati della sopravvivenza dei pazienti sottoposti a chemioterapia, associata o meno alla chirurgia nel cancro dell'esofago. Il lavoro è stato pubblicato sul N.En.J.Med 1998. Detto studio ha interessato molte famose Università Americane (Pittsburg, Maio Clinic, Washington, St. Louis, Houston ecc).
I risultati su 440 pazienti, dei quali 213 sottoposti a chemioterapia prima dell'intervento e 227 sottoposti direttamente all'intervento chirurgico, hanno comprovato che tra i due gruppi di pazienti non si è rilevata alcuna differenza sensibile nella sopravvivenza media: 14,9 mesi per il primo gruppo di pazienti e 16,1 mesi per il secondo gruppo. Ad un anno di distanza la sopravvivenza era del 59% nel primo gruppo, e del 60% nel secondo.
A due anni le sopravvivenze erano rispettivamente del 35% e del 37%. (Dai dati sembra anzi che il secondo gruppo abbia avuto un leggero vantaggio sul primo).
Non sono state notate differenze riferite all'istologia, cioè sia negli adenocarcinomi che nei carcinomi squamosi.
La chemioterapia impiegata è stata secondo i protocolli classici con cisplatino e fluorouracile.
I maggiori effetti negativi della chemioterapia sono stati la neutropenia e le mucositi in una percentuale del 54% dei pazienti; il 2% di essi è deceduto in seguito a complicanze dovute alla chemioterapia (neutropenia).

Sempre sul N.En.J.M. 1992 sono stati riportati i risultati di uno studio analitico dell'Istituto Gustave-Roussy di Parigi, sulla sopravvivenza dei pazienti portatori di tumori polmonari a piccole cellule e limitati trattati con la radioterapia da sola o associata alla cehmioterapia in un periodo di 15 anni su trials randomizzati.
Lo studio statistico non ha mostrato differenze significative nella sopravvivenza di questi pazienti a 5 anni di distanza.
Il British Medical Journal nell'agosto del 1999 ha pubblicato un editoriale sul trattamento dei pazienti portatori di neoplasia polmonare eseguito presso il Centro Oncologico dell'Ospedale di Southampton.
Il tumore polmonare dal punto di vista istologico si divide in due categorie: quello a piccole cellule (25% dei casi) e quello non a piccole cellule (lo squamoso, l'adenocarcinoma e quello a grandi cellule).
Classicamente la terapia dei tumori non a piccole cellule è quella chirurgica, però solo la metà dei casi è suscettibile di tale terapia e tra i pazienti operati meno della metà sopravvive dopo 5 anni dall'intervento.
In particolare è stato provato statisticamente che i pazienti operati, sottoposti a terapia neoadiuvante o adiuvante con la chemioterapia o la radioterapia non hanno dato risultati significativi.
I pazienti portatori di tumori polmonari non a piccole cellule in stadio avanzato e non suscettibili di terapia chirurgica nonostante abbiano un piccolo incremento della sopravvivenza, subiscono loro malgrado la tossicità della terapia medesima che provoca un peggioramento della qualità della vita.
Quanto al tumore del polmone a piccole cellule, esso è un tumore a progressione rapida ed i pazienti non trattati hanno una sopravvivenza inferiore ai tre mesi.
In questi casi la chirurgia è poco indicata e viene abitualmente impiegata la chemioterapia che oltre a provocare effetti tossici non risparmia dalle frequenti recidive.

Bibliografia

David P. Kelsen,M.D. Robert Gisberg,M.D. & coll.
"Chemotherapy followed by surgery, compared with surgery alone for localized esophageal cancer".
The New England Journal f Medicine 1998;339:1978-84.

Pignon J.P., Arrigada R.,& coll.
"A meta-analysis of thracic radiotherapy for a small cell lung cancer".
The New England Journal f Medicine 1992;327(23):1618-24.

Peter Simmonds-Editorials
"Managing patients with lung cancer: new guide lines should improve standards of care".
British Medical Journal 1999;319:527-528.


Commento del Prof. Achille Norsa

Da circa trenta'anni mi occupo specificatamente di chirurgia di tumori del polmone e dell'esofago, ed i risultati dei lavori su esposti mi trovano concorde per la mia esperienza personale, non prendendo in considerazione la terapia biologica.
Le riviste su riportate sono prestigiose e chiaramente pongono seri dubbi sulla effettiva utilità della cehmioterapia e della radioterapia in questo tipo di tumori.
Queste verifiche sono molto importanti perchè potrebbero rappresentare il punto di partenza per considerare nuove ipotesi di lavoro o anche mettere in dubbio le basi scientificeh delle suddette terapie.

Orig.: N.En.J.Med e B.M.J. -commento Prof. Achille 18/06/1999
http://www.dibella.it/it/opinions/page2_norsa.html
   
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