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Di Bella, marcia contro la Bindi a Roma. Un primario denuncia collega all'Ordine

ROMA - Oggi i malati di Di Bella, capeggiati da An, sfilano per Roma. Una delegazione sarà a palazzo Chigi per chiedere a Prodi e Veltroni di «verificare l'operato del ministro della Sanità sulla sperimentazione». Ma con Rosy Bindi, disponibile ad un incontro, non vogliono parlare.

Intanto, un ematologo ha scritto all'Ordine dei medici perchè raccomandi agli iscritti «un maggior controllo dei pazienti quando vengono attuate terapie innovative specie se di non provata efficacia come la cura Di Bella». Una denuncia molto circostanziata, firmata da Giuseppe Leone, direttore dell'Istituto di ematologia del policlinico Gemelli di Roma. Oltre a tre storie di malati che hanno lasciato la chemio per seguire la multiterapia (due sono morti, uno si è salvato dopo il ricovero in ospedale), il professore ha segnalato il nome di un medico che dopo aver consigliato ad un paziente con leucemia mieloide di lasciare le terapie tradizionali per un trattamento alternativo anticancro a base di octreotide, non lo ha avvertito che le sue condizioni stavano peggiorando. «L'associazione ha il dovere di mettere sotto procedimento i colleghi che non intervengono quando c'è l'evidenza che la cura non dà risultati», insiste l'ematologo. Nella lettera Leone scrive: «Ho avuto l'esperienza di due pazienti già ricoverati nel nostro policlinico per una leucemia acuta che, avendo lasciato in buone condizioni la chemioterapia e intrapreso la cura Di Bella, sono in seguito deceduti. Ho segnalato i casi anche al ministero della Sanità». L'ematologo prima che all'Ordine si era rivolto alla procura di Roma: «Intendevo presentare un esposto. Ma ho desistito, visto che uno dei due procuratori ha obiettato "la chemioterapia miete più vittime"».

di Margherita De Bac

07/03/1998
   
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