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venerdì 24 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

L'oncologo Jacobelli: serve un registro nazionale
La terapia Di Bella non è un bluff

Stefano Jacobelli è un uomo pacato. Parole misurate, aggettivi usati con parsimonia. Prudenza dettata da anni e anni spesi a guardare dentro il microscopio per carpirne qualche verità sul destino degli uomini. Un po' come il camice bianco, Luigi Di Bella. Soltanto una semplice constatazione, intendiamoci, e non un paragone che potrebbe magari urtare la suscettibilità di uno dei due.

Pensate un po', il prof. Stefano Jacobelli, docente di oncologia all'Università di Chieti, responsabile di un dei dieci protocolli di sperimentazione ministeriale della terapia Di Bella, preferì a suo tempo astenersi dalle dichiarazioni urlate anche l'indomani di quella che era stata definita dai più teneri tra i fedelissimi della Bindi, la disfatta di un medico “un po' stravagante”. Poi qualche giorno fa un'apparizione al “Porta a Porta” di Vespa, ancora una volta misurata e pacata, ed oggi alcune riflessioni ad alta voce che accetta di affidarci.

“Stravagante? Sì, può darsi che talune affermazioni del professor Di Bella si possano definire stravaganti. Ma Di Bella è un medico, uno studioso, non un ciarlatano come qualcuno vorrebbe far credere. Non è andato in giro raccogliendo gli ingredienti per preparare e vendere una pozione magica. Nel suo cocktail ci sono farmaci, soltanto farmaci. Alcuni ben conosciuti da tempo per la loro azione oncostatica”.

Le 500 cartelle cliniche giunte da ogni parte d'Italia sul tavolo del pretore Madaro, i pazienti dello studio osservazionale, la vicenda della piccola Ketha di Brescia: il caso Di Bella è riesploso, professore…..

“ Indubbiamente circa un migliaio di pazienti sottoposti al cosiddetto studio osservazionale, sono ancora fortunatamente in vita. Lo studio aveva come obiettivo quello di accertare soprattutto la diminuzione delle lesioni cancerose. In questa direzione la terapia Di Bella ha potuto ben poco ma è fuor dubbio che qualcosa è accaduto. Se i risultati, come tutti ci auguriamo, si consolideranno nei prossimi mesi potremmo trovarci davanti ad una situazione nuova”.

Per usare le parole del professor Di Bella potremmo quindi cominciare a considerare la possibilità di convivere e invecchiare con il tumore….

“Diciamo che potremmo cominciare a considerare la possibilità di una sopravvivenza del malato non necessariamente legata alla dimensione del tumore e valutare se una terapia come la MDB non sia davvero la strada giusta per giungere ad un più che accettabile compromesso come quello acquisito in altre malattie per vivere molto più a lungo e quindi invecchiare con la malattia”.

Fatte queste considerazioni non sarebbe il caso di ripensare ad una nuova, più seria sperimentazione della terapia Di Bella?

“Non sta a me deciderlo, né sta a me dire se la sperimentazione si sarebbe potuta attuare con altre modalità. Per ciò che mi riguarda non ho nulla da rimproverarmi; ho cercato di attenermi con scrupolo alle indicazioni del professor Di Bella. Certo una terapia che ha il limite di non prestarsi alla standardizzazione. Il professore ha sempre deciso come e in quale dosaggio intervenire per ciascun paziente e questa personalizzazione della cura ha reso a suo tempo le cose più difficili. Resta il fatto che se gli incoraggianti segnali che ci giungono dai pazienti sottoposti allo studio osservazionale si consolidassero allora si imporrebbero delle riflessioni e delle decisioni”.

Quali, per esempio?

“Innanzitutto occorrerebbe fare un registro nazionale dei casi trattati con la terapia Di Bella e dei relativi risultati.

L'idea di una banca dati che ci faccia capire perché in certi casi la MDB ha avuto successo è indispensabile per capire quando e come sceglierla. Poi se davvero si vorrà uscire dai dogmi si potrà anche affrontare con rinnovato impegno una sperimentazione più allargata e approfondita.

Professor Jacobelli, le consiglierebbe di seguire la terapia Di bella?

Nella mia doppia veste di oncologo e di responsabile di uno dei protocolli di sperimentazione non potrei esimermi dal consigliare prima di tutto la terapia tradizionale. Ma io sono soprattutto un ricercatore e come ricercatore debbo ammettere che nella lotta contro il cancro siamo in una fase di stallo. In una situazione simile quindi non possiamo permetterci il lusso di non prendere in considerazione ogni possibilità. Le indicazioni che sono arrivate dalla MDB non mi sembrano frutto di miracoli. Per questo se avessi il potere di farlo, comincerei con l'approfondirle.

Gabriele Villa

Il Giornale 16/02/1999
   
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