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domenica 19 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa


Sperimentazione

La sperimentazione del metodo Di Bella inizia ufficialmente con il decreto del 14 febbraio 1998. Inizia tra mille polemiche, sia a causa dei criteri di arruolamento dei pazienti che per l'atteggiamento dei medici che devono effettuare una sperimentazione di un metodo verso cui dichiarano la loro aperta ostilità.

I primi risultati parziali dei protocolli n. 4, 6, 8, 10 si hanno a luglio 1998 e sono a dir poco sconfortanti. In base a quanto diffuso i risultati sarebbero stati completamente negativi.

A ottobre 1998 la sperimentazione viene dichiarata conclusa ed i risultati dei rimanenti protocolli sono altrettanto negativi.

Il punto cruciale di tutto questo è che nella sperimentazione ufficiale si è verificata una situazione a dir poco paradossale: la sperimentazione ha completamente smentito l'esperienza clinica di decine di medici ed ha decisamente ignorato i risultati ottenuti dal metodo Di Bella su centinaia di pazienti affetti da cancro.

La medicina ufficiale non è riuscita a dare una risposta a tutti quei pazienti in cura con il metodo Di Bella che hanno avuto notevoli benefici, come regressione parziale o totale della malattia, scomparsa della sintomatologia, dolorosa, netto miglioramento della qualità di vita etc...

Non c'è una risposta a tutto questo. Non si sa perché i pazienti in cura dal Prof. Di Bella o dai suoi collaboratori non abbiano mai avuto effetti tossici dalla terapia, mentre invece i pazienti della sperimentazione sì.

Ogni volta che il prof. Di Bella o i suoi collaboratori hanno presentato un caso eclatante di regressione di massa tumorale, la medicina ufficiale ha sempre risposto che il caso non "era valutabile in quanto il paziente era stato precedentemente trattato con chemioterapia e quindi il miglioramento poteva essere addotto a effetto retroattivo della chemioterapia". Non si sa perché la chemioterapia abbia questo fenomenale effetto retroattivo solo quando un paziente inizia la terapia Di Bella. Non ci sono casi di pazienti che effettuano chemioterapie, vanno in progressione di malattia e poi la malattia scompare miracolosamente grazie "all'effetto retroattivo" della chemioterapia.



Per capire cosa sia realmente successo e perché dobbiamo precisare alcuni punti fondamentali:

Il Prof. Di Bella non ha mai chiesto che venisse sperimentata la sua terapia, anzi a questo proposito ha sempre ribadito che, essendo già nota l'azione di ogni singolo farmaco, non era necessaria alcuna sperimentazione.
Il Prof. Di Bella nel corso di una prima riunione presso il Ministero della Sanità ha soltanto siglato i protocolli per tipologia tumorale con i farmaci principali previsti nella terapia da lui messa a punto, senza però conoscere i criteri di arruolamento dei pazienti.
Il Ministero della Sanità tramite l'Istituto Superiore di Sanità ha dato avvio alla sperimentazione le cui modalità sono state messe a punto senza richiedere l'intervento o il parere del Prof. Di Bella.
I componenti della Commissione Oncologica Nazionale hanno deciso quali tumori sperimentare e si sono divisi la direzione dei vari protocolli senza affidarne nessuno alla diretta supervisione del prof. Di Bella.
Il Prof. Di Bella o i suoi collaboratori non sono stati consultati la momento di decidere le modalità di arruolamento.
I pazienti arruolati erano in gran parte terminali, avevano già esaurito ogni percorso terapeutico e molti erano leteralmente distrutti dalle chemioterapie (alcuni pazienti sono deceduti ancor prima dell'inizio della sperimentazione)
Nonostante il prof. Di Bella avesse raccomandato l'uso della somatostatina pura da utilizzarsi nella siringa temporizzata (in infusione notturna per un minimo di 8 ore) per ovviare alla mancanza di quest'ultima (nonostante i cospicui fondi stanziati per la sperimentazione) gli sperimentatori hanno utilizzato un analogo della somatostatina - l'octreotide - perché secondo loro avendo un'emivita più lunga (permane più tempo in circolo)poteva far evitare il ricorso alla siringa temporizzata. - N.B. questa decisione è stata presa senza ovviamente consultare il Prof. Di Bella ideatore della terapia. NOTA: la siringa temporizzata va utilizzata sia nel caso della somatostatina che nel caso dell'octreotide perché per quanto più lunga, l'emivita dell'octreotide non arriva mai alle 8/10 ore necessarie per garantire una "copertura" totale e bloccare la crescita delle cellule tumorali. Il ricorso a somatostatina o ad octreotide dovrebbe essere stabilito a seconda delle patologie e non arbitrariamente o per motivi di comodo. Infine, l'infusione diretta di octreotide (senza siringa temporizzata) può produrre nei pazienti effetti collaterali quali nausea, vomito, diarrea. Tali effetti non si presentano quasi mai con un corretto utilizzo del farmaco in siringa temporizzata.
Molti pazienti in corso di sperimentazione hanno portato in visione alle Associazioni o a medici collaboratori del Prof. Di Bella il protocollo attuato. Ne è risultato che dalla terapia mancavano farmaci principali come Endoxan, At10, vitamina C e vitamina D3. - Infatti a seguito di denunce alla magistratura a maggio 1998 (cioè a 3 mesi dall'inizio della sperimentazione) è stata fatta una "integrazione ai protocolli" aggiungendo i farmaci mancanti.
Molti pazienti arruolati nella sperimentazione capirono che non c'era la volontà di effettuare una sperimentazione seria e scientifica e quindi si ritirarono e continuarono la cura privatamente.
Questo è probabilmente il punto fondamentale: la sperimentazione è stata portata avanti con il solo metodo Di Bella - cioè senza il cosiddetto "gruppo di controllo". Ovvero sono stati selezionati un certo tipo di pazienti a cui è stata applicata la terapia Di Bella (o presunta tale) ma non è stato selezionato un gruppo di pazienti- analogo per patologia e status, chiamato appunto "gruppo di controllo"- da trattare con un'altra terapia ufficiale, in modo da vedere quale metodo risultava più efficace. Perché? Semplice, i pazienti arruolati non erano trattabili con niente e quindi era impensabile creare il gruppo di controllo, in quanto i partecipanti sarebbero deceduti dopo il primo ciclo di chemio, dimostrando l'inutilità di una sperimentazione concepita con quei criteri. La terapia del prof. Di Bella è stata quindi incaricata di fare i miracoli. Ovviamente la scusante addotta è stata di carattere "etico" senza neanche sottoporre tale etico quesito ai pazienti stessi. Anche la scelta dei pazienti poi non ha seguito i normali criteri di "randomizzazione", sempre per ragioni etiche. Randomizzazione vuol dire che i pazienti non sanno se viene effettivamente somministrato loro il metodo di Di Bella o no. Questo sistema è stato istituito nelle procedure di sperimentazione in quanto si è visto che l'aspetto psicologico influenza a volte i dati finali.
Infine, secondo i criteri seguiti nella sperimentazione, il metodo Di Bella avrebbe dovuto registrare in pochi mesi una "riduzione superiore al 50%" di massa tumorale. Ergo, riduzioni pari al 30-40% o miglioramento della qualità di vita non sono stati prese in considerazione.




IL PARERE DEL BRITISH MEDICAL JOURNAL



Il prof. Di Bella è stato accusato di non aver mai pubblicato su riviste scientifiche autorevoli che avrebbero avallato la sua terapia più di quanto non abbiano finora fatto le guarigioni dei pazienti da lui curati (E' deprimente constatare che per la medicina ufficiale un articolo di giornale vale più di una vita umana) - Alla fine della sperimentazione, la più autorevole rivista scientifica pubblica un editoriale in cui boccia la sperimentazione italiana.

Il titolo è "Terapia Di Bella: l'ultima parola? -

In tale editoriale, l'autore - Marcus Muller - sostiene che "la ricerca avrebbe potuto essere meglio progettata"

La critica principale che viene fatta allo studio è la mancanza di randomizzazione e la mancanza del gruppo di controllo. L'autore afferma infatti ^ l'evidenza scientifica sarebbe stata maggiore se i ricercatori avessere randomizzato la sperimentazione^

Per quel che riguarda le motivazioni etiche addotte dagli sperimentatori, il British Medical Journal afferma che "queste ragioni non sono chiare e le difficoltà con la randomizzazione o col reclutamento sembrano essere ragioni deboli"

A.I.A.N. Roma 31/12/1998
http://www.aian.org/
   
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