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lunedì 20 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

Il figlio del professore in pretura a Maglie: "Tutti i medici possono prescrivere la terapia". Il giudice Madaro riconvoca Veronesi
"Davanti al crocifisso dico la cura Di Bella è la migliore"

MAGLIE - Gli ammalati sono tornati nell'aula della Pretura di Maglie. In tanti, con le cartelle cliniche sotto il braccio, gli occhi ansiosi e le mani strette gli uni agli altri, quasi a formare una catena, un muro invisibile contro un nemico chiamato malattia. Aspettavano il vecchio Professore, Luigi Di Bella, profeta della terapia anticancro, chiamato ieri a deporre dal pretore Carlo Madaro, in questo strano processo che non accenna a finire, simile a un ring di provincia dove "l'altra medicina" cerca di scalzare la "medicina ufficiale". Ma Luigi Di Bella è restato a Modena, pressato da troppe fatiche, e al suo posto è arrivato il figlio Giuseppe, accolto da "boatos" e strette di mano. Ecco allora la cronaca di un lungo pomeriggio in cui il dottor Giuseppe Di Bella, nel nome del padre, ha spiegato che cosa è quel "protocollo" a base di somatostatina con cui il professore di Modena cura i tumori. "Di fronte a questo crocifisso vi giuro che questa terapia è quella che con minor danno per l'organismo offre le cure migliori per il tumore". La platea di Maglie, paese da cui è partita la "crociata" in favore della cura, ascolta parole difficili in un silenzio teso, rotto soltanto da battimani scroscianti che nemmeno il pretore Madaro è riuscito a fermare. Perché se è vero che ormai tra l'isolato Di Bella e il ministro Bindi è stato tessuto l'accordo che ha dato il via libera alla sperimentazione, restano però in piedi tutti quei procedimenti giudiziari che hanno dato origine al processo di Maglie, e i ricorsi delle persone affette da tumore che, sempre di più, chiedono di potersi curare con la somatostatina, abbandonando la chemioterapia.

E il primo attacco di una delle più strette collaboratrici di Luigi Di Bella, la giovane dottoressa Elisabetta Angelini, è stato contro la chemioterapia. "Per nessuna ragione direi ad un mio paziente, di sottoporsi a dei cicli di chemio, mentre invece sono favorevole, all'intervento chirurgico e anche alla radioterapia. Da quattro anni lavoro con il professor Di Bella, vengo da un iter tradizionale e quindi ho visto la differenza nel trattamento dei tumori. Non posso parlare di guarigioni complete, ma di un blocco o di una regressione della malattia sì. Del resto chi segue questo metodo sa che il cancro sta diventando ormai un tipo di patologia "cronica", con la quale si può convivere cercando di non farlo espandere, e migliorando allo stesso tempo la qualità della vita. Per questo noi siamo ideologicamente all'opposto della chemioterapia che distruggendo le cellule maligne distrugge insieme quanto di buono resta nell'organismo". Gli ascoltatori, ammalati e parenti degli ammalati, annuiscono e prendono appunti. Nella pausa dell'udienza il giudice Madaro annucia che venerdì prossimo arriverà l'oncologo Umberto Veronesi. "Questa volta deve venire perché sono io che lo convoco. E gli chiederò di portarmi - dice il pretore muovendo una delle sue sgargianti cravatte - le 100 cartelle cliniche consegnate dai pazienti del professor Di Bella".

Si fa silenzio. Di Bella junior, classe 1941, medico otorino, inizia a raccontare la storia del padre Luigi fin dalle prime scoperte, negli anni del dopoguerra. La melatonina utilizzata per la cura delle leucemie, la somatostatina che blocca la "crescita delle masse tumorali", i diecimila pazienti che hanno attraversato lo studio del professore a Modena. E denuncia: "C'erano ambulatori che si rifiutavano di fare analisi e test a chi diceva di volersi curare con quel metodo". Afferma che "i medici di coscienza possono imparare la terapia leggendo le 84 pubblicazioni del professore, la divulgazione su Internet, e il libro 'Cancro, siamo sulla strada giusta'". Parla di poche guarigioni complete, ma di "centinaia di persone che da 10, 15 anni, prendendo la somatostatina stanno bene , fanno una vita normale, pur con il tumore dentro di sé". Venerdì si replica.

di Maria Novella De Luca

LA REPUBBLICA 27/01/1998
http://213.215.152.34/dibella/mar_27.htm
   
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