torna all'Home Page
   
mercoledì 22 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
  Contiene 752 articoli  
  News  
  Rassegna stampa  
  testimonianze  
  relazioni mediche  
  Rassegna scientifica  
  Diritto e Giurisprudenza  
  Editoriale  
  dedicato a  
 
Leggi un articolo estratto a sorte
 
Glossario
Ricerca per lettera iniziale:
a - b - c - d - e - f - h - m - n - p -
t -
 
Contatti
tel: 055 7330595
fax: 055 353345
0187 563172
e-mail: atsat@mediastaff.com

Rassegna stampa


"Sparito e ritrovato. Ecco che fine ha fatto Di Bella"

MODENA -Una voce di donna risponde un paio di minuti dopo lo squillo del campanello. «Non,è possibile, - dice -il professore è ammalato, non può ricevere».Il professor è nella sua villetta di Modena, via Marianini, una palazzina a tre piani. Sul retro, sotto una tettoia che fa da garage, un'auto coperta da un telone. Un tempo si usavano così. Erano grigi, impermeabili. Infagottavano vecchie Fiat 1100 e Giuliette anni Sessanta. Le auto erano di colore bianco, o scure, qualcuna nera. Un altro mondo.
Non stupisce: a via Marianini il passato si è fermato tra le palazzine basse e i giardinetti, abitazioni discrete, senza clamore.Al numero 45, sul pilastro alla destra del cancello, una semplice scritta: «Professor Luigi Di Bella». E il professore che diede la speranza a migliaia di italiani ammalati, alle loro famiglie, agli amici, non riceve.
Vive il suo tempo seduto il più delle volte in poltrona, la vista sempre più debole, l’udito che lo ha quasi abbandonato, ogni tanto qualche raro paziente.
«Ha violenti dolori all'addome, - spiega nel suo studio bolognese il figlio Giuseppe -stiamo meditando un ricovero ospedaliero». Impresa ardua: il professore non ne vuole sapere. È fatto così, testardo, legatissimo alle sue convinzioni. Duro e chiuso come solo certi siciliani sanno essere.
«È uno stoico - racconta l'altro figlio, Adolfo, funzionario di banca - se potesse morirebbe lavorando».Neanche questo stupisce.

In questa storia non stupisce nulla. Tutto è già scritto, tutto visto. Questa è la storia classica, antichissima e pur recente, attuale, di un uomo che un giorno sfidò l’Olimpo dell’Ufficialità, l’lstituzione, il Dogma.
Credeva di aver ragione, lottò, s’interstardì. Era in buona fede. Questa è la storia di un moderno Spartaco che per un attimo forse sul serio s'illuse. Ma l'ufficialità era l'ufficialità, alta e potente, il Dogma era il Dogma. L'istituzione vacillò, piegò le gambe. Stava per soccombere. Si riebbe e il professo re fu sconfitto.Poi la coltre del tempo a ricoprire ogni cosa, l'ostinato silenzio, addirittura il mutismo, a tratti lo sdegno.
Il professore si rinchiuse in una torre d'avorio, tutt'intorno discepoli veri e fasulli a litigare e far da cordone, a blandirlo, adularlo, isolarlo, proteggerlo, copiarlo, imitarlo, abbandonarlo.
Oggi Luigi Di Bella ha 91 anni, e a via Marianini un soffio di tempo sembra un secolo.

Era il ‘95 quando si cominciò a parlare del caso. A Modena un professore, un medico che aveva lavorato anche all'Università, curava i malati di cancro con una terapia nuova. Era una specie di cocktail, un misto di farmaci. Sembrava funzionare, forse era solo illusione.
La voce si diffuse, i malati si moltiplicarono. «Tutti farebbero tutto pur di uscire fuori dal cancro», disse una volta il professore. Tutti iniziarono a far tutto.
Nacque un'associazione. Aian, si chiamava, Associazione Italiana Assistenza Malati Neoplastici. Storie di speranza, storie dramma0tiche. Una madre raccontò del figlio dato per spacciato, l'incontro con Di Bella, la nuova terapia. Al bambino erano stati dati sei mesi di vita. I sei mesi divennero dodici, poi altri ancora. Oggi quel ragazzino ha 21 anni e fa l'elettricista. La madre, Patrizia Mizzon, scese in campo al fianco del professore. Altre madri, altri padri, altri ammalati. Una folla e un uomo.

Arrivò la tv, "Verissimo", trasmissione di successo. L'Italia si spaccò. Sempre così: le vie di mezzo non sono fatte per noi. O di qui o di lì. Bianco o nero, nessun chiaroscuro. Santo o cialtrone, scienziato o impostore. È così che i dubbi rimangono dubbi.In ventimila firmarono una petizione per chiedere "libertà di cura". Volevano la terapia del loro professore, volevano che lo Stato rimborsasse le spese sostenute.La somatostatina all'epoca costava cinquecentomila lire al flacone, un flacone bastava per un solo giorno. I malati scesero in piazza.

Partì la sperimentazione ufficiale, il verdetto fu negativo, i seguaci di Di Bella parlarono di truffa, anche la magistratura s'interessò al caso. Un pandemonio. E poi il silenzio.

«Una volta - racconta il tassista - qui c' era la fila. Arrivavano da tutta Italia, in treno o in auto. Non chiedevano di via Marianini. Dicevano "Di Bella, il medico". E tutti indicavano la strada». Oggi via Marianini è ritornata via Marianini. Al tassista bisogna spiegare che è proprio Stefano Giovanni Marianini, dalle parti di via Emilia, via Emilia Ovest.Triste e smemorato, il nostro Paese.Ma non stupisce neppure questo: chi ricorda il siero Bonifacio? Liborio Bonifacio, è scritto nella memoria. Era un veterinario, curava o diceva di curare il cancro, era di Agropoli, provincia di Salerno. Sparì nel nulla. E quell'altro siero, l'Uk101 estratto dal fegato della capra? E il dottor Zora, oncologo, con i suoi ibridi batterici?Fecero scalpore, sollevarono dubbi. Niente più.
E di cancro, dice Giuseppe Di Bella, si continua a morire, di somatostatina si continua a parlare. Ci sono studi recentissimi, giunti dopo il clamore e le isterie di massa. Dicono che la molecola, un ormone, potrebbe avere qualche effetto. Spiegano che andrebbe somministrata in aggiunta alla normale chemioterapia. Ci sono prove di laboratorio, concrete. Raccontano che nei tumori della mammella, della prostata, dell'ovaio, del rene il farmaco è efficace.
Luigi Di Bella lo disse anni e anni fa, a suo modo, arcigno e schietto. Prescrisse il farmaco, elaborò un protocollo.
Non blandì il Dogma, lo prese di petto. Non accettò mediazioni. Nel Paese del bianco o nero anche lui non visse di chiaroscuri. Fu messo a tacere, sommerso da una valanga di prove contrarie.
Ora la somatostatina si riaffaccia, la melatonina ritorna a far parlare, la vitamina A fa di nuovo discutere. Simposi, convegni, pubblicazioni. L'Istituzione vuole le sue strade, lente e ufficiali. E il professore vive quasi rinchiuso in casa.L'anno scorso il suo cuore stava per fermarsi, i battiti scesero paurosamente. Fu soccorso e trasportato in Ospedale, a Carpi. Un pace-maker gli salvò la vita, Ritornò a casa, riprese il lavoro, non cambiò abitudini. Al suo fianco sempre meno collaboratori, in via Marianini niente viavai.
«Il laboratorio in parte non funziona più», spiega il dottor Luciano Gualano, collaboratore del professore fin dai primi anni Settanta.Sono rimasti in due, i ricercatori. Dal professore vanno un paio di volte la settimana, per studiare e, si direbbe, soprattutto per antica consuetudine e gratitudine.
Anche Giuseppe, il figlio, è andato in pensione. Vive a Bologna, fa l'otorinolaringoiatra, lavora nel suo studio e in una clinica privata, nel tempo libero scrive una monografia sul padre, cinquecento pagine, ancora nessun editore. Niente più ospedale. Per anni, dice, sono rimasto lontano dalle sale operatorie. Il prezzo pagato è stato salato, la lotta dura. E della somatostatina oggi parlano altri.

Oggi a via Marianini non c'è più nessuno, villette, piccoli giardini, lì in fondo il telone impermeabile a ricoprire una vecchia auto. Silenzio. «Via Marianini, quella sull'Emilia Ovest. Se la ricorda? Una volta c'era il professor Luigi Di Bella».

Mattias Mainiero

Libero 23/05/2003
   
  stampa quest'articolo
<<:: Pagina precedente invia l'articolo ad un amico

 

 

 

Cerca su Atsat.it


nel sito
nell'archivio articoli

Tutte le parole
Ogni parola
Frase esatta


Ultimi 5 articoli

 

 




Area Riservata
 

Newsletter A.T.S.A.T.
 

Segnala ad un amico
Nome mittente

 

Nome destinatario

 
e-mail destinatario
   
   
   
 

Risoluzione minima 800 x 600 - copyright 2002-2003 A.T.S.A.T. Onlus Firenze
web design by Mediastaff Web Solutions La Spezia in memoria di Susi

Condizioni d'utilizzo| Informativa sulla Privacy