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Diritto e Giurisprudenza


Tribunale di Bergamo – dichiarazione di rilevanza della questione di Legittimità Costituzionale – cron. n° 2561 del 16/09/2002

IL TRIBUNALE DI BERGAMO
In funzione di giudice monocratico del lavoro
Sciogliendo la riserva che precede, letti gli atti di causa



OSSERVA



La chiusura con esito negativo della sperimentazione sul multitrattamento Di Bella (MDB) fa sì che, al di la dei casi di cui all’ordinanza ministeriale del 20-11-1998 modificata dal decreto ministeriale del 24-2-2000, nessun paziente possa essere sottoposto allo stesso con oneri a carico del SSN; ciò non solo perché i farmaci di cui il MDB si compone non sono inclusi nella classe A di cui all’art. 8 1. 23-12-1993 n. 537, che comprende i farmaci essenziali e quelli per le malattie croniche, a totale carico del SSN, ma per espressa previsione del c. 4 dell’art. 1 n. 257 che stabilisce: “nessun paziente può essere sottoposto al MDB con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale al di fuori delle ipotesi disciplinate dal decreto legge 17-2-1998 n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 8-4-1998 n. 94, e di quelle previste dal presente decreto”.
Nel caso di specie la CTU, affidata ad un professore ordinario di medicina legale, ha accertato che il ricorrente, affetto da “una neoplasia polmonare in esito di pregressa resezione del lobo polmonare sinistro per adenocarcinoma (nel 1997) in soggetto con broncopneumopatia cronica non ostruttiva ed enfisema polmonare”, da una parte non è suscettibile di terapie convenzionali (chirurgica o radioterapia) a causa delle sue condizioni generali e del quadro patologico (trattandosi di recidiva), come peraltro ritenuto dai sanitari ospedalieri che lo ebbero in cura nell'agosto 2000 (v. relazione in data 23-8-2000 agli atti da cui risulta che in considerazione della grave compromissione funzionale respiratoria non vi è indicazione chirurgica ne risulta fattibile una radioterapia ad alte dosi con intenti di radicalità …), e dall’altra, avendo intrapreso a sue spese il MDB dal settembre 2000, ha ottenuto “una stabilizzazione del quadro clinico senza progressione della malattia per circa due anni, con documentata ripresa della crescita neoplastica nel luglio 2002, comunque con una progressione più lenta di quello chi ci si sarebbe potuti attendere alla luce del quadro clinico presentato nell’agosto 2000, ed in assenza di terapie convenzionali”.
Tali conclusioni sostanzialmente confermano quanto dichiarato dal ricorrente in sede di interrogatorio libero: “da quando faccio la cura Di Bella, cioè da due anni circa, il male è fermo – prima invece mi avevano dato tre o quattro mesi di vita e mi avevano detto che, visto il peggioramento progressivo della malattia, non avevo speranze; quando mi hanno dimesso dall’ospedale non mi hanno dato nessuna cura e mi hanno solo prospettato una terapia antidolore quando fosse stato necessario”.
Nel campo delle malattie neoplastiche, così come in genere negli stadi terminali delle più gravi malattie, non vi è ragione di non riconoscere variabili individuali, legate all’esistenza di spazi ancora inesplorati della scienza medica, per cui un particolare malato può trarre giovamento - e in concreto preziose prospettive di sopravvivenza o di migliore della vita – da farmaci che nella generalità dei casi non risultano efficaci.
Ne deriva la necessità di un coordinamento fra l’esito negativo della sperimentazione e l’esistenza di casi residuali del genere, fra cui quello, comprovato, dal ricorrente.
Ciò non può far ricadere sul SSN le conseguenze di libere scelte individuali circa il trattamento terapeutico preferito (dovendosi riconoscere nel caso di specie l’inesistenza di alternative terapeutiche), né per disconoscere il ruolo e le responsabilità che competono allo Stato, attraverso gli organi tecnico-scientifici della Sanità, con riguardo alla sperimentazione e alla certificazione dell’efficacia, e non nocività, delle sostanze terapeutiche a tutela della salute pubblica (v. Corte Cost. 185/1998), ma per garantire in ogni caso anche la piena tutela della salute individuale, che è un diritto costituzionalmente garantito nella massima ampiezza possibile.
Infatti l’art. 32 Cost., che per consolidata giurisprudenza e dottrina ha natura immediatamente precettiva, con la massima solennità “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individio … e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
La rilevanza degli interessi in gioco impone una particolare attenzione all’effettività di tale tutela, che non può limitarsi a garantire la libertà di cura, ma deve garantire la libertà di cure, ma deve garantire anche l’intervento dello Stato nel caso di impossibilità per il malato di affrontare i costi della cura a causa delle sue insufficienti disponibilità economiche.
Nel caso di specie il ricorrente è un pensionato INPS e ha percepito nel 2001 un reddito di L. 15.814.000 (v. documento 45 allegato al fascicolo di parte); anche volendo tener presente il reddito della moglie, a lui legata da vincoli di assistenza (anch’ella pensionata INPS con una pensione di circa 1.500.000 al mese; v. documento 46 allegato al fascicolo di parte) è chiaro che la spesa necessaria per sostenere il MDB (circa ? 650 al mese; v. documento 51 allegato al fascicolo di parte e dichiarazioni rese dal ricorrente in sede di interrogatorio libero) è tale da incidere pesantemente sul bilancio familiare, impegnando l’intero reddito personale del ricorrente e riducendo quindi drasticamente quello familiare.
Per quanto tale situazione non sia stata ritenuta idonea a configurare un periculum in mora (tant’è che il ricorso ex art. 700 cpc è stato per questo motivo respinto), è chiaro che il suo protrarsi renderebbe oltremodo gravoso – se non insostenibile – il peso economico delle cure, che per altro verso appare indispensabile al ricorrente.
In casi analoghi, ma non attinenti il MDB, la giurisprudenza della Suprema Corte ha ritenuto che, poiché il diritto all'assistenza farmaceutica, che rappresenta una delle estrinsecazioni del diritto alla salute previsto dall’art. 32 Cost., include la somministrazione dei farmaci, anche il farmaco non inserito nel prontuario terapeutico può essere somministrato a carico del (ovvero dallo stesso rimborsato), purché risulti indispensabile e insostituibile per il trattamento di gravi condicìzioni o sindromi morbose che esigono terapie di lunga durata (circostanza che certamente ricorre nel caso di specie). In tali casi il giudice ordinario, insegna la Corte, deve porre il farmaco non compreso nel prontuario a carico del SSN, previa disapplicazione del prontuario stesso (o comunque dell’atto amministrativo di classificazione) nella parte in cui non comprenda farmaci indispensabili, anche se solo in singoli casi, in quando contrastante con la norma costituzionale (v. Cass. 12218/1990; 8661/1996; 5297/1997; 2034/2000).
Ciò nel caso di specie è precluso dal tenore del c. 4 dell’art. del decreto legge 16-6-1998 n. 186, convertito dalla legge 30- 7-1998 n. 257, che a questo giudice appare in contrasto con l’art. 32 Cost. in quanto frappone un ostacolo, insuperabile dallo stesso giudice, alla tutela del bene dalla salute del ricorrente, altrimenti tutelabile (e con conseguenze in termini di vera e propria sopravvivenza), in considerazione da una parte della mancanza di alternative terapeutiche, e dall’altra dei comprovati benefici apportati dal MDB, in termini di stabilizzazione della grave patologia neoplastica da cui lo stesso è affetto.
Da ciò deriva la rilevanza (in quanto solo nel caso di dichiarata illegittimità della norma la domanda svolta dal ricorrente, volta ad ottenere l’accesso al MDB a spese del SSN, potrebbe essere accolta) e la non manifesta infondatezza, ad avviso di questo giudice, della questione di legittimità costituzionale del c. dell’art. 1 del decreto legge 16.6.1998 n. 186, convertito dalla legge 30-7-1998 n. 257, per contrasto con l’art. 32 cost., in quanto, si ripete, non consente la somministrazione dei farmaci del MDB a spese del SSN, neppure in casi in cui questi siano indispensabili ed insostituibili).


P.Q.M.


Visti gli artt. 23 ss. 1. 87/1953,

dichiara rilevate e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del c. 4 dell’art. 1 del decreto legge 16-6-1998 n. 186, convertito dalla legge 30-7-1998 n. 257 in relazione agli artt. 32 e 3 Cost.;
dispone l’immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale e sospende il giudizio;
manda la Cancelleria di notificare copia della presente ordinaria alle parti e al Presidente del Consiglio e di comunicare la stessa ai Presidenti delle due Camere del Parlamento.


Bergamo, 16-9-2002


IL GIUDICE D.L.
Dott.ssa M. Vittoria Azzolini

16/09/2002
   
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