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giovedì 23 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa


Di Bella dal letto d’ospedale: “Io sconfitto dalla politica”

ATTENZIONE
(premessa tratta dal sito www.luigidibella.it)

Quest’articolo contiene un’intervista falsa, quindi inventata di sana pianta. Pur essendo quest’articolo in gran parte frutto della fantasia di chi lo ha scritto lo pubblichiamo perché siamo abituati a non nascondere niente ai frequentatori di questo sito. D'altronde, leggendolo, tutti coloro che hanno avuto modo di conoscere il Prof. Luigi Di Bella, personalmente, o attraverso i suoi lavori, possono facilmente comprendere che molte delle espressioni e toni a lui attribuiti nella falsa intervista sono molto lontani sia dal suo carattere che dal suo stile.
Relativamente a questo articolo, che comunque deve essere stato suggerito o ispirato da qualcuno mosso da interessi personali, è stato aperta una conversazione nel forum del sito all’argomento
“Dibattito sulle pubblicazioni inerenti il Prof.Di Bella e la sua Terapia”.


Il medico modenese è stato al centro del più violento dibattito scientifico degli ultimi decenni, e non solo in Italia. A 91 anni, gravemente malato, difende fino all’ultimo la sua “cura”.


Si discute alla Camera della possibilità di avviare una nuova sperimentazione sul suo metodo: cosa ne pensa!
«Se ci fosse la volontà politica, gli elementi per ristabilire la verità ci sono tutti. Durante la sperimentazione del '98 si è manifestata la più grave sovrapposizione della politica al dato scientifico. E questa sovrapposizione è stata operata dal governo e dall’Istituto Superiore di Sanità. Ci si prodigò in quella che ritengo un'offesa personale e scientifica. Un'offesa che giunse sino all'insulto sprezzante. La falsificazione del dato scientifico, il suo travisamento, l'interferenza politica sono fattori di una gravità eccezionale che non ha precedenti, se non in Italia. È una gravissima forma di malcostume, con risvolti etici e morali gravissimi».

Perché parla di falsificazione del dato scientifico? A cosa si riferisce?
«Il decreto con cui l'allora ministro della Sanità, Rosy Bindi, dichiarò fallita la sperimentazione è basato su una serie di falsi clamorosi. Se ammettiamo, anche solo per ipotesi, che l'alterazione della terapia somministrata durante la sperimentazione non sia colposa, dobbiamo ammettere che c'erano gli estremi per invalidare i test. Ma non è successo. I composti contenevano solo la metà dei principi attivi da me prescritti e presentavano sostanze cancerogene, come l’acetone, che nulla hanno a che fare con la mia cura. Inoltre, la somatostatina sintetica avrebbe dovuto essere somministrata con una siringa temporizzata, in modo da dilazionare la dose in un certo numero di ore. Al contrario, è stata iniettata in un’unica soluzione in un numero elevatissimo di pazienti. È notorio che la somatostatina possa provocare disturbi all'apparato digerente. Ed è ovvio che la somministrazione rapida abbia esasperato questi effetti».

Perché ritiene che la sua terapia sia stata boicottata?
«Ci sono in ballo gli interessi enormi delle case farmaceutiche e, più ancora, dell'azionariato di queste società, che costituisce un potere enorme. Ma non è solo questo. C’è qualcosa di ancora più importante da considerare. La gestione del potere mondiale culturale, dell'informazione e dell'opinione pubblica verrebbe messa in discussione, se si “scoprisse” che la mia terapia funziona. Per esempio, ci sono stati premi Nobel assegnati a studi senza sviluppo, insignificanti, fasulli».

Si rammarica di non aver ricevuto un Nobel?
«È molto diverso. Esiste la dimostrazione giuridica e scientifica che tre elementi utilizzati oggi come anti-tumorali siano nati dalle mie ricerche. Sono stato io il primo ad utilizzare la vitamina D come anti-cancro. I miei lavori risalgono al 1969. Della melatonina parlai al convegno di Alghero ben 33 anni fa. Sulla somatostatina relazionai ad Amsterdam nel 1978 e ad Atene nel 1981. Gli americani ne parlavano per la prima volta solo nel 1986».

Questi suoi studi le sono stati riconosciuti!
«Non in Italia. Qui, si è raggiunto l'assurdo quando l'allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, accusò la stampa di aver esagerato, disinformando la gente, Ma in quell'occasione, assegnò un premio ad un giovane ricercatore per uno studio sull'efficacia dei retinoidi nella cura del cancro. I miei primi studi sull'argomento risalgono al 1940. Purtroppo, chi ha il potere racconta le fandonie che vuole. Ho letto nei mesi scorsi di un'inchiesta della procura di Verona che ha fatto eseguire una serie di intercettazioni e che ha scoperto una decina di oncologi pagati dalla case farmaceutiche per iniettare agonizzanti ai malati di cancro. Tra loro ho riconosciuto uno dei miei principali detrattori. Ecco, questo è il livello morale di chi condannò il mio metodo ed il motivo materiale di questa avversione nei miei confronti. Il metodo Di Bella costituisce oggi una soluzione che - sebbene non risolutiva - è la migliore esistente, in base al rapporto tra effetti terapeutici e tossici. Il potere mondiale che gestisce le alte cariche scientifiche sa qual’è la verità, chi ha iniziato questi studi e di chi è il merito. Ma l'Italia è ammalata di disinformazione. La verità è emersa. Ma altrove. Un editoriale del British Medicai Journal, rivista scientifica tra le più importanti del mondo, definì "immorale" la sperimentazione compiuta in Italia nel 1998».

Cos'è successo all'estero, dalla bocciatura della sperimentazione a oggi? La sua cura è stata adottata?
«In Brasile e nel Nord Europa è erogata a spese dello Stato. Poi, ci sono 34mila studi che certificano la validità di questa linea di ricerca basata su un successo clinico e terapeutico. Ci ho messo vent'anni per mettere a punto questa terapia e capire la portata delle possibilità aperte dalle sostanze che la compongono. Non pochi tra coloro che nel 1988 definirono privo di valore il mio metodo, esaltando gli esiti negativi della sperimentazione, ora “scoprono” il valore dei quelle sostanze di cui avevano certificato l’inefficacia. E poi c'è da dire anche un'altra cosa: dopo la sperimentazione, il mio metodo non è stato prescritto nemmeno in forma compassionevole. Un dato che, personalmente, considero gravissimo».

In Italia l'hanno sempre difesa i suoi pazienti. Si è parlato di effetto placebo. Cosa risponde?
«Si è detto anche del mio metodo che fosse omeopatico, mentre invece è evidente che sia farmacologico. Sono idiozie. Quattro Regioni oggi in Italia erogano la cura a spese delle proprie Asl. I periti dei tribunali hanno dovuto ammettere la validità di questa terapia. Una validità resa evidente dalle scintigrafie e dagli esami di laboratorio. Queste cartelle cliniche avrebbero dovuto costituire la base da cui ripartire. Ma nemmeno questo è successo. Gli esperti dicono che sia anticostituzionale. lo ritengo che sia immorale che oggi in Italia un ammalato di cancro debba andare dal giudice per ottenere una cura che può dimostrare efficace».

Il procuratore di Torino Raffaele Guariniello, avviò delle indagini, sulla base della denuncia di alcuni pazienti. L'inchiesta, però, è stata archiviata senza effetti particolari...
«Lo ricordo perfettamente. E ricordo anche che lo stesso Guariniello dichiarò alla stampa che discordava dal motivo della sottrazione di quella inchiesta. Quelle indagini furono tolte a Guariniello a qualche ora dal rinvio a giudizio di personaggi chiave della Sanità italiana. Le indagini furono trasferite a Firenze, con la motivazione che i farmaci erano stati preparati in Toscana, ma la legge, per quel che ne so, asserisce che competente è la Procura del posto dove vengono erogati e non dove vengono preparati i farmaci».

Se guarda al futuro, cosa pensa che accadrà?
«Non so proprio rispondere, non mi aspetto nulla. Ho raggiunto la più totale sfiducia. Appartengo a un'altra generazione. Sono stato decorato per aver diretto un ospedale in grave carenza di organico, durante la guerra. E per averlo diretto talmente bene che gli ufficiali tedeschi non volevano farsi ricoverare nel proprio ospedale, ma volevano venire da me. In questa realtà italiana, non ritrovo i valori in cui ho creduto e che ho cercato di tradurre in pratica. So che i miei figli porteranno avanti la mia battaglia, mettendo in conto tutto quello che può capitare. Giuseppe ha intestato i suoi beni a mio nipote. Perché viviamo in un sistema con una capacità criminale inimmaginabile».

A cosa allude, quando dice che i suoi figli “hanno messo in conto tutto quello che può capitare”?
«A qualsiasi cosa, perché viviamo in un sistema di falsificazione totale dei valori, in cui il diritto non esiste. Se non sotto forma del diritto di chi ha la forza o il potere di imporsi. E queste vicende lo dimostrano».

di Anna Leogrande

Il Giornale 25/06/2003
   
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