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domenica 19 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa


Lo scetticismo, poi la decisione del ministero di procedere all'evoluzione

Tutto comincia quando il figlio di un autorevole ematologo e amico di un amico di Luigi Di Bella muore di leucemia. Il professore chiede al medico del piccolo, il professor Storti, di somministrare al piccolo la serotonina, 'parente stretta' della melatonina. Sono gli anni Sessanta e Luigi Di Bella, come lui stesso ha dichiarato, è «figlio di Nessuno». Nonostante ciò inizia i suoi esperimenti sulle cavie, studia la melatonina e teorizza il suo impiego per per curare le malattie del sangue. Poi arriva la somatostatina. Da quel momento Di Bella partecipa a convegni scientifici, conferenze internazionali e il suo nome compare sempre più spesso sulla stampa. In quel momento (è il 1973) cominciano i primi scontri con i 'baroni' della medicina che lui stesso racconta nel libro Si può guarire? di Bruno Vespa. E comincia anche il 'caso Di Bella' su cui poi si riaccendono i riflettori all'inizio del 1998.
«Quando, negli anni settanta, comparvero i primi articoli — si legge nel libro di Bruno Vespa — proprio qui a Modena si teneva il congresso italiano di ematologia. Fui convocato dal preside della facoltà di Medicina. Visto che avevo osato parlare in termini ottimistici di una malattia considerata inguaribile, il preside mi disse che tutto ciò che avevo detto era frutto di un'invenzione. Capii che ero il bubbone della facoltà. Dovevo abituarmi a fare lezione a chi non ne aveva voglia e abituarmi a essere calpestato. Dovetti piegare la schiena. Avevo due figli e avevo bosogno di uno stipendio»Il consiglio della facoltà gli rinnova l'incarico e lui continua a lavorare in ateneo. Poi, nel 1996, «qualcuno — disse sempre Di Bella a Bruno Vespa — mentre tornavo in bicicletta mi colpì con un oggetto pieno di sabbia. Come faccio a saperlo? Mi trovai l'orecchio pieno di sabbia. Caddi e svenni, per la prima volta in vita mia. Fui portato in ospedale e da allora ho paura. Non di morire, ma non sopporterei una menomazione». Da quel momento Luigi Di Bella inizia a lavorare nel suo laboratorio di via Marianini. Ma è nel maggio del 1997 quando che la frattura tra il tenace fisiologo e il resto del mondo medico, quello 'istituzionale', diventa evidente. Il presidente dell'Ordine dei medici di Modena, Nicolino D'Autilia, prende carta e penna e diffida i «colleghi dal prescrivere la somatostatina fuori dai casi previsti dal foglietto illustrativo» dicendo che non è «corretto adottare trattamenti costosi senza certezze sul piano dell'efficacia».
E' l'inizio di una vera e propria guerra tra Luigi Di Bella, costantemente attaccato dai colleghi e, poco tempo dopo, dallo stesso ministero. Ma non dai suoi 'seguaci', pazienti che credono ciecamente alla sua terapia e che, pur di farsi visitare, intraprendono lunghi viaggi e aspettano anche giorni in via Marianini. Il ministro della sanità Rosy Bindi decide allora di dare il via alla sperimentazione della «multiterapia Di Bella» all'Istituto superiore di sanità, sperimentazione che termina alla fine del 1998 con una sostanziale bocciatura. Un anno dopo però lo stesso ministro Bindi firma un'ordinanza nella quale ordina alle autorità di fornire gratis i farmaci della terapia Di Bella a tutti i pazienti della sperimentazione che abbiano ottenuto una regressione del tumore. Ma non agli altri che così si rivolgono ai pretori di tutta Italia. Il primo a fare notizia è quello di Maglie, Carlo Madaro, che con una sentenza condanna l'Ausl di Lecce a fornire gratuitamente a un paziente la somatostatina. I giudici modenesi sono invece più scettici e sono rare le sentenze favorevoli all'anziano professore. L'Ausl di Modena e il mondo accademico della città rifiutano di riconoscere la validità scientifica della multirerapia del fisiologo.
Due anni fa è l'assessore regionale alla sanità Giovanni Bissoni a dare una speranza ai 'seguaci' del professore: come un fulmine a ciel sereno, nel marzo 2001, la giunta apre le porte alla multerapia accogliendo una risoluzione presentata da Forza Italia. Se gli ammalati di cancro non tollerano la chemioterapia avranno un contributo di 30 mila lire al giorno per comprare somatostatina e melatonina. In questo caso Di Bella, sempre molto riservato, fa sentire la sua voce: «E' inconcepibile che si debba imporre la politica per guarire la gente». Subito dopo la 'pubblicizzazione' di questa apertura della Regione però arrivano i primi inghippi. E' l'Aian (associazione italiana malati neoplastici) a smentire la notizia nel giugno del 2001 con una nota 'tagliente'. «L'incontro che abbiamo avuto con l'Ausl — si legge — ha chiarito che il paziente, per avere il contributo promesso, deve essere nella fase critica, cioè nella totale o parziale non autosufficienza.

di Barbara Manicardi

Il Resto del Carlino 02/07/2003
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/29/2:4517429:/2003/07/02
   
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