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venerdì 17 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

Bindi: «Fu strumentalizzato». Sirchia: «Una persona limpida e onesta»
Di Bella, il medico che amava i malati

MODENA - - Luigi Di Bella, il fisiologo inventore del metodo per la cura dei tumori a base di somatostatina che porta il suo nome, è morto ieri a Modena all'età di 91 anni. I funerali saranno celebrati oggi alle 12 nella chiesa parrocchiale di Fanano. La salma partirà dall'ospedale civile Sant'Agostino di Modena alle 10.30.
La fama di Luigi Di Bella nasce agli inizi degli anni '70: le cronache dell'epoca parlano dei suoi brillanti risultati ottenuti nella cura dei tumori solidi e delle emopatie con una terapia a base di melatonina, bromocriptina e complesso ai retinoidi a cui si aggiunge (nel 1978) la somatostatina.

Dal 1984, anno del pensionamento, prosegue la sua attività di ricerca nel laboratorio privato, presso il quale continua a ricevere i propri pazienti. Nel gennaio 1990 viene insignito del «Premio della Bontà» per aver sempre visitato i propri pazienti gratuitamente. All'inizio del 1995, dopo 25 anni di attività e oltre 20.000 malati curati con la terapia da lui inventata, tutto il mondo conosce il medico siciliano grazie al libro del dottor Mauro Todisco, «Non morirai di questo male».

Si susseguono, quindi, riconoscimenti e inviti a dibattiti scientifici sulla lotta al cancro finchè, nel 1998, l'assemblea legislativa dello Stato di Rio de Janeiro in Brasile riconosce la validità delle sue terapie e le mette a disposizione dei cittadini che ne vogliono usufruire.

Il governo italiano, spinto anche dall'opinione pubblica, decide di sperimentare nel nostro Paese la multiterapia Di Bella; al professore, però, non viene offerta la possibilità di parteciparvi direttamente, pertanto ne contesta la validità e si aprono indagini dalla magistratura sulla corretta esecuzione della sperimentazione e sulla regolarità dei farmaci utilizzati (il figlio del medico, Giuseppe, cita un rapporto dei Nas a firma dei marescialli Ciro Spinello e Antonio Barrasso secondo cui «1.048 pazienti hanno assunto un farmaco potenzialmente imperfetto e non più possedente le caratteristiche terapeutiche iniziali»).

In attesa delle conclusioni del Ministero della Sanità, l'attività di ricerca del professor Di Bella prosegue e, sempre nel 1998, al congresso mondiale di Amburgo presenta i dati scaturiti dalle sue ricerche per l'impiego delle citocalasine-B nella lotta ai tumori.

E' l'anno di massima fama e fortuna scientifica per Di Bella e il suo metodo. Le università, le comunità, i governi e i mezzi d'informazione di mezzo mondo lo invitano a tenere convegni per divulgare i suoi protocolli di cura: Svizzera, Olanda, Grecia, Emirati Arabi, Ucraina, Bielorussia, Canada, Brasile, Colombia, Argentina, Australia, Inghilterra. Poi arriva la bocciatura del Ministero, ma Di Bella prosegue le sue attività ricevendo nel suo laboratorio anche dopo che nel 2002 gli viene impiantato un pace-maker.

Sulla terapia di Luigi Di Bella i dubbi ancora rimangono, ma sulla sua capacità di comprendere e ascoltare il malato sono tutti d'accordo. Dopo di lui la medicina tradizionale ha fatto autocritica. E' forse questa l'eredità più importante lasciata dal fisiologo.

La notizia della scomparsa di Di Bella suscita, in tutti coloro che hanno vissuto la cosiddetta «vicenda» prima di tutto, più d'un ricordo. I malati in piazza, gli oncologi che lanciavano appelli affinché i pazienti non abbandonassero le cure, la ricerca affannosa dei farmaci per il cocktail della multiterapia.

Ora al medico tutti riconoscono il merito umano, non senza polemiche. «Al professore Luigi di Bella va la compassione e il rispetto che si devono a chi è ormai affidato alla misericordia di Dio» ha detto Rosy Bindi, responsabile Salute e politiche sociali della Margherita, per la quale ci fu una strumentalizzazione della sofferenza «da parte di forze politiche del centrodestra, di alcuni magistrati e parte dei mass media, che insieme hanno alimentato un clima di irrazionalità».

Per il ministro della salute Girolamo Sirchia, Di Bella è stata «una persona limpida e onesta, convinta di fare cose giuste. Sicuramente dava l'idea del medico che amava il malato, che lo ascoltava e che si immedesimava nei suoi problemi. Che la sua terapia non abbia retto alla verifica nulla toglie al valore dell'uomo».

La GAZZETTA DI PARMA 02/07/2003
http://www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/Articoli.nsf/ARTHW8b/0f97525c704b6a37c1256d57002752f1?Op
   
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