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lunedì 20 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa


Addio a Di Bella. Era lo scienziato dell'ultima speranza

L'omino dai capelli bianchi posati sul capo come un batuffolo di cotone ha percorso tutta la sua esistenza da geniaccio svagato e un po' scontroso, sempre distratto nell'affrontare le piccole, caduche cose della vita quotidiana ma immerso «full time» nella scienza e nella ricerca senza un attimo di tregua. Era uno talmente fuori dall'ordinario, il professor Luigi Di Bella, l' «uomo della melatonina», che in una sola estate riuscì ad imparare il greco antico e a tradurre i classici per aiutare il figlio studente. Ma era anche talmente distratto che una volta cadde in acqua sul lungomare insieme ad una pila di libri che portava sotto il braccio.
Il professor Luigi Di Bella nasce il 17 luglio 1912 a Linguaglossa, paesino di poche anime in provincia di Catania, arrampicato sulla strada che porta da Taormina a Floresta. Famiglia poverissima la sua, dove per anni si è mangiato una volta al giorno. Lui è l'ultimo di tredici fratelli; dimostra subito una grande passione per la medicina. In casa sua per risparmiare la sera spengono le luci e allora lui va studiare, in piedi, sotto i lampioni sulla strada.
Dottore giovanissimo
Luigi Di Bella si trasferisce a Messina, studia furiosamente, ama la musica e suona il pianoforte a quattro mani con la futura moglie Francesca Costa, figlia di un farmacista. Sui libri è un portento. A Bari il 14 luglio del 1936, a soli 22 anni, consegue la prima laurea (se ne aggiungeranno altre due in chimica e farmacia) con 110 e lode dopo aver aggiunto dodici esami al normale corso di studi ed essere andato avanti a forza di borse di studio. Fra il 1936 e il 1939 ottiene un incarico prima all'università di Parma e poi a quella di Modena dove rimarrà per quarant'anni. E nella città emiliana il professore si stabilisce definitivamente.
Ai primi venti di guerra, nel 1941, mentre nasce il primo figlio, Giuseppe (il secondo è Adolfo) Luigi Di Bella viene spedito in Grecia. E' capitano medico. Tornerà stremato dalla malaria nel 1943. Si riprende, torna all'università e mentre la guerra finisce cura indifferentemente, e in segreto, sia tedeschi che partigiani. Continuerà poi per tutta la vita, gratis, con i pazienti che strappa al tumore grazie al suo mix di somatostatina, retinoidi e melatonina.
Già degli anni Cinquanta le sue teorie rivoluzionarie, ma ancora agli albori, sui tumori gli creano fastidi all'Università. La medicina ufficiale lo circonda di ostilità, lo evita. Gli sabotano le ricerche, gli uccidono le cavie usate nei suoi esperimenti. Ma all'università è amatissimo dagli studenti, le sue lezioni finiscono spesso con una standing ovation. Nel 1960 aiuti e assistenti della clinica otorino dell'ospedale S. Orsola di Bologna gli regalano una Bianchina panoramica. Il professore non ha la patente. Ringrazia poi compra un libro di quiz, in pochi giorni lo impara a memoria e passa l'esame.
Muore «Deda»
Di Bella è già un genio controverso. Ma rispettato. E' l'unico docente a cui, nei giorni roventi del Sessantotto, gli studenti permettono di oltrepassare le barricate all'università per recarsi in laboratorio. Passano gli anni e gli studi sui tumori proseguono. Maria Teresa «Deda» Rossi, la fidatissima collaboratrice di laboratorio lo lascia il 27 aprile 1988. Il mondo sembra crollare addosso al professore. Che però nella discrezione di sempre si rinchiude ancora di più nello studio, sempre più barricato dentro la sua villetta bunker di via Marianini 45, casa-laboratorio.
La grande intuizione nella cura contro il cancro era arrivata però alla fine degli anni Sessanta quando il fisiologo fu costretto a seguire gli ultimi strazianti momenti di vita di un bambino di sette anni stroncato dalla leucemia. Nel 1976 la sua terapia anticancro, ignorata dalla medicina ufficiale, è una realtà. Lui cura e guarisce i pazienti ed espone l'Mdb al 16° congresso mondiale di ematologia di Kioto. E così a New Dely, Brema, Atene. I grandi accademici studiano singolarmente gli effetti di melatonina, octreotidi, somatostatina, ma si rifiutano di considerare questi elementi in una visione sinergica della singola terapia. «Mi boicottano», denuncia il professore.
Nel 1989 circola voce che potrebbero assegnarli il premio Nobel per la medicina. Ma Di Bella è troppo scomodo. Di lì a poco nel 1992 lo lascerà l'amatissima moglie, Francesca Costa.
Il «caso Di Bella» esplode nel 1996 quando già migliaia di pazienti si curano da lui e decine di medici apprendono il suo insegnamento. Un decreto legge regola la sperimentazione e l'uso della melatonina.
Ricomincia la guerra all'eretico di Linguaglossa. Poi arriveranno il braccio di ferro con il ministro della sanità Rosy Bindi, la sperimentazione sollecitata a furor di popolo, la bocciatura che lo staff del professore ha sempre visto come un «delitto premeditato». In un vortice di polemiche e veleni, la scienza ufficiale continua a disconoscere la terapia del controverso professore ma intanto le Usl hanno tiepidamente «aperto» alle cure gratuite per alcuni pazienti che vogliono l'Mdb. Per migliaia di essi la burocrazia dei ministeri e l'ostilità del mondo accademico hanno sempre rafforzato l'idea che il professor Di Bella Luigi, da Linguaglossa, nella cura contro i tumori è stato l'«uomo della provvidenza», colui che ha aperto una strada alternativa alla chemioterapia.

di Beppe Boni

Il Resto del Carlino 02/07/2003
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/2/13:4517187:/2003/07/02
   
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