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venerdì 24 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

Il ricordo di chi lo ha conosciuto, indipendentemente dal valore delle sue idee
«Era un vero galantuomo»

MODENA (s. ba .) «Indipendentemente dal valore scientifico della multiterapia che ha ideato e che non ha mai trovato fondamento, vorrei dire che il professor Luigi Di Bella è sempre stato un uomo molto onesto che non ha mai guadagnato alcunché dall’applicazione di queste cure». È un ricordo umano quello del professor Emilio Sternieri, già ordinario di tossicologia all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. «Quasi cinquant’anni fa il professor Di Bella è stato un mio docente, me lo ricordo bene - aggiunge - Era un vero galantuomo, un medico che credeva in quello che faceva. Una persona corretta, un docente molto preciso, accurato, metodico: quasi pedante». «Sono convinto che non abbia messo a punto questa terapia per scopi personali e spero che ora la sua eredità non venga raccolta in maniera poco opportuna. Lo spero proprio». Dal canto suo, il presidente della Regione Lazio Francesco Storace, in anni recenti aveva preso posizione per favorire una nuova sperimentazione della cosiddetta multiterapia Di Bella, nonostante le critiche di quanti, oncologi in testa, ricordassero che la sperimentazione non avesse dato esiti positivi. Con una mozione della maggioranza di centrodestra, sottoscritta anche da due esponenti dell’opposizione, nel novembre del 2001, il Consiglio regionale del Lazio ha infatti impegnato la giunta a valutare l’opportunità di erogare, in regime di dispensa, la cura multiterapia Di Bella e di rinunciare ad opporsi in giudizio alle sentenze che condannano le Asl che aiutano i malati oncologici attraverso l'erogazione della cura. Il documento impegnava anche a «provvedere di individuare tutte le iniziative che possono mettere a disposizione dei cittadini del Lazio l'impiego delle multiterapie Di Bella, compresa la sperimentazione debitamente controllata». Con una delibera successiva la Regione Lazio aveva deciso che nelle due aziende sanitarie di Rieti e di Latina il paziente ricoverato che praticava la cura Di Bella a domicilio la potesse continuare anche in ospedale. Con un emendamento alla finanziaria del 2002 la Regione Lazio aveva infine istituito un finanziamento di due milioni di euro per un sostegno alle famiglie con pazienti oncologici in trattamento con la multiterapia Di Bella che si trovassero in condizioni di disagio economico e sociale. L’idea di dare vita ad una nuova sperimentazione della cosidetta multiterapia ha causato la presa di posizione anche di alcuni politici, a partire dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, il quale aveva ricordato che la Lombardia era stata la prima a farsi carico, nel ’98, della possibilità di sperimentare la multiterapia ma che la sperimentazione non aveva dato risultati positivi. Il professor Emilio Sternieri: «Era un medico che credeva in quello che faceva e non aveva scopi personali» nella sua ricerca

La Provincia 02/07/2003
http://www.laprovinciadicomo.it/online/online.asp?SiglaEdizione=CO&Sezione=ATT&Bassa=si&Pagina=2&IDN
   
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