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venerdì 17 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Saccomanno: ci scontrammo con l'allora ministro Bindi

BARI La Puglia non tentennò nemmeno un minuto. Da un lato le sentenze dell'ex pretore d'assalto di Maglie, Carlo Madaro, ora consigliere regionale; dall'altro, il governo regionale dell'ex presidente Distaso e dell'ex assessore alla sanità, Michele Saccomanno. Alla Regione Puglia, sede di via Capruzzi, ci furono riunioni ricche di sentimento e di pathos durante le quali i familiari di malati di cancro chiedevano a gran voce l'aiuto della Regione per consentire la somministrazione gratuita della cura Di Bella.
La Regione Puglia non si tirò indietro: nonostante i dinieghi e le «scomuniche» del ministro, la giunta regionale di centrodestra approvò il 9 gennaio '98 una delibera con la quale si disponeva la somministrazione dei farmaci del protocollo anticancro Di Bella da parte delle Ausl ai malati terminali che ne avessero fatto richiesta.
Michele Saccomanno, assessore alla sanità di quegli anni, ricorda con passione Di Bella e quelle giornate infuocate quando la Puglia fu la prima regione italiana a garantire la somministrazione gratuita della cura: «Ho conosciuto Luigi Di Bella e ho avuto rapporti costanti con il figlio. La sua morte mi addolora poiché ha contribuito a costruire un rapporto umano tra medico e paziente. Proprio il contrario di un modo di essere di alcuni medici, anche bravi, che rilasciano ricette per telefono. Al di là della fase della sperimentazione è un fenomeno che continuo a vivere poiché fino all'altro giorno ho inviato persone che intendevano sottoporsi a quella cura».
Saccomanno è medico. Quindi il suo giudizio è professionalmente fondato: «Di Bella siccome svolgeva la professione in modo severo aveva acquisito una grande fiducia da parte delle persone. Ho conosciuto ammalati che dopo la sua cura si sono sentiti meglio. Se mi chiede se credo alla sua cura, devo rispondere che scientificamente non ho nozioni per suggerirla. Io, oggi come feci all'epoca, suggerisco le cure tradizionali, però ho incontrate persone che con la sua cura sono state meglio. Ricordo che mi interessai della mamma di un senatore di An, che poi è stata meglio. E potrei fare tanti altri esempi».
La Puglia fu la prima regione a garantire i farmaci gratis e quindi la libertà di cura: «Ci scontrammo con il ministro Bindi che mi chiedeva di rispettare le schede tecniche. Ma noi dovevamo assolvere al nostro ruolo pubblico». In Puglia ci sono state - dice l'assessore - alcune migliaia di cittadini che hanno utilizzato la cura. E i costi? «Non c'è stato - aggiunge - alcun aumento di spesa farmaceutica. Non ci è costato nulla poiché chi sceglieva la somatostatina lasciava le altre cure». Adesso i benefici che furono stabiliti con il decreto del ministro sono stati revocati, salvo che non ci sia qualche decreto giudiziario.
L'altro protagonista di quella fase fu l'ex pretore di Maglie, Carlo Madaro che nel '97 diede il via alla vicenda giudiziaria attorno alla terapia del prof.Di Bella che portò dapprima ad un conflitto con l'allora ministro della Sanità Rosy Bindi e poi - nel '98 - alla sperimentazione della terapia negli ospedali oncologici. Attualmente è in Australia. Madaro il 16 dicembre 1997 con una ordinanza impose alle autorità sanitarie la somministrazione della cura del fisiologo modenese ad un bambino di due anni. Al pretore salentino fecero allora ricorso le centinaia di pazienti che, avviata la cura, avevano da qualche mese difficoltà a procurarsi i medicinali necessari perché il ministero aveva disposto che alcuni di essi, come la somatostatina, potevano essere erogati solo in ospedale. Il 15 ottobre '98 Madaro incaricò tre periti di esaminare le 251 cartelle dei pazienti che avevano fatto ricorso a lui, ma anche di valutarne altre 518 giunte da tutt'Italia. Il 15 aprile concluse il procedimento stabilendo che la terapia doveva essere gratis.

Michele Cozzi Saccomanno

La Gazzetta del Mezzogiorno 02/07/2003
http://www.gdmland.it/QUOTIDIANO/0207/CRON_ITALIANE/NZ09/A02.asp
   
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