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martedì 21 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

Il medico, noto per la discussa cura anticancro, aveva 91 anni. Era stato ricoverato a maggio per problemi cardio-respiratori
Modena, addio al professor Luigi Di Bella

Sulla terapia di Luigi Di Bella i dubbi ancora rimangono, ma sulla sua capacità di comprendere e ascoltare il malato sono tutti d’accordo. Dopo di lui la medicina tradizionale ha fatto autocritica. È forse questa l’eredità più importante lasciata dal fisiologo che ha diviso l’Italia e l’opinione pubblica per una terapia che sconvolgeva i protocolli tradizionali, senza superare la prova della sperimentazione ufficiale (sulla correttezza della quale in molti nutrono ancora dubbi). La notizia della scomparsa di Di Bella suscita, in tutti coloro che hanno vissuto la cosiddetta «vicenda» prima di tutto, più d’un ricordo. I malati in piazza, gli oncologi che lanciavano appelli affinchè i pazienti non abbandonassero le cure, la ricerca affannosa dei farmaci per il cocktail della multiterapia. Ora al medico tutti riconoscono il merito umano, non senza polemiche. «Al professore Luigi di Bella va la compassione e il rispetto che si devono a chi è ormai affidato alla misericordia di Dio» ha detto Rosy Bindi, responsabile Salute e politiche sociali della Margherita, per la quale ci fu una strumentalizzazione della sofferenza da parte del centro-destra, di alcuni magistrati e dei mass-media. Bindi, a suo tempo ministro della Sanità, si trovò al centro della stessa vicenda Di Bella, durante la quale, dietro pressione di quanti chiedevano il riconoscimento ufficiale della cura, venne organizzata la sperimentazione il cui esito bocciò la terapia. «La sua morte rievoca una vicenda dolorosa e difficile contrassegnata da una grave strumentalizzazione della sofferenza dei malati di tumore da parte di forze politiche del centrodestra - ha commentato la parlamentare - di alcuni magistrati e parte dei mass-media, che insieme hanno alimentato un clima di irrazionalità e irresponsabilità. Tutto questo però - sempre secondo l’ex ministro -, non è stato vano. Se pure a caro prezzo si è affermata una maggiore consapevolezza dei principi di appropriatezza ed efficacia delle cure e una diffusa condivisione delle regole sulle sperimentazioni cliniche. Ma è divenuta più stringente anche l’esigenza di una nuova umanizzazione del rapporto tra medico e paziente, di una presa in carico complessiva dei malati in fase critica». Di Bella viene poi ricordato dal ministro della Salute, Girolamo Sirchia, come «una persona limpida e onesta, convinta di fare cose giuste alla quale dobbiamo rispetto. «Sicuramente dava l’idea del medico che amava il malato, che lo ascoltava e che si immedesimava nei suoi problemi». Un pieno apprezzamento, quindi, indipendentemente dai risultati della sperimentazione sulla sua cura: «Che la sua terapia non abbia retto alla verifica nulla toglie al valore dell’uomo». Da tutta la Casa delle Libertà sono infine giunti messaggi di cordoglio per la scomparsa del professore.

Il Giornale di Brescia 02/07/2003
http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2003/07/02/03,INTERNO/T5.html
   
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