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domenica 19 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

Polemiche dichiarazioni di Luigi Di Bella. Il figlio: "Siamo pronti a rendere pubbliche le cartelle cliniche"
"L'arma dei carabinieri per esaminare il mio metodo"

ROMA - Le cartelle cliniche dei malati di cancro curati in questi anni con il metodo Di Bella stanno arrivando da tutta Italia e presto saranno rese pubbliche. Sarà quindi possibile farle esaminare da una commissione composta da persone di "provata competenza scientifica e al di sopra delle parti", anche se, come ha polemicamente sottolineato il diretto interessato, Luigi Di Bella, la strada migliore sarebbe affidare questo compito all'arma dei carabinieri, "una istituzione di provata onesta".

L'anziano medico, forte del successo di pubblico riscosso dalla trasmissione televisiva "Moby Dick" dedicata al suo metodo di cura, ha tenuto questa mattina una conferenza stampa dove, in un perfetto gioco delle parti, si è riservato il ruolo di provocatore, affidando a suo figlio Giovanni e al suo portavoce quello di offrire una possibile mediazione con i "nemici" del ministero della Sanità.

"Nonostante la provata efficacia e innocuità sulla salute umana dei farmaci che compongono il mio cocktail, c'è ancora chi chiede una sperimentazione su ogni singola sostanza", si è lamentato Di Bella, avanzando l'ipotesi che da tali protocolli di sperimentazione "derivino netevoli guadagni economici per gli istituti che ne curano l'esecuzione". "Che bisogno c'è di sperimentare? Si sono fatti forse protocolli per le erbe?", ha aggiunto polemicamente Di Bella. "Ho detto e scritto i metodi che uso. Ora si vuole che io pubblichi su riviste straniere, americane e inglesi, le mie ricerche per ottenere giudizi di ufficialità?".

Di Bella ha ribadito che il suo metodo, partendo dalla considerazione che il tumore è "una forma di vita prorompente che si innesta sulla normale vita delle cellule", cerca innanzitutto di arrestare la crescita tumorale, di inibire la riproduzione delle cellule neoplastiche, controllando ed equilibrando la riproduzione cellulare. Il tutto con la somatostatina, sostanza che inibisce l'ormone della crescita e che, per il suo alto costo al pubblico, ha scatenato quello che è ormai il caso Di Bella.

Il figlio del professor Di Bell, Giuseppe, anche lui medico, ha invece aperto la strada, a nome dell'associazione dei malati, a una commissione ministeriale in cui sia presente anche il padre Luigi: "È ovvio che la commissione dovrà essere nominata dal ministero della Sanità", ha detto. "I pazienti e le associazioni chiedono solo che non si configuri un conflitto di interesse e che lepersone nominate siano anche di alto profilo morale. La sanità, infatti, è una cerniera di interessi formidabili. Le cartelle ci sono e ci stanno arrivando dagli ospedali. Verranno rese pubbliche".

Anche il caso del rarissimo tumore che ha colpito Giovannino Agnelli è stato toccato nella conferenza stampa del professor Luigi Di Bella. "È macabro ricamarci sopra, ma quando si parlò di ricovero in uno dei più prestigiosi centri dissi: è la fine". Il portavoce di Di Bella, Ivano Camponeschi, successivamente ha spiegato: "Il professore disse che percorrendo la strada impostata dall'ospedale Memorial Sloan Kettering il paziente non avrebbe risolto il problema, ma che avrebbe potuto curarsi stando a casa. Tentammo così di prendere contatti discreti con i medici che avevano fatto un cordone sanitario e la famiglia; ma il messaggio non è mai arrivato".

a.u.

La Repubblica 19/12/1997
http://www.repubblica.it
   
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