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sabato 25 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

Tratto dalla puntata di Report di giovedì 11 ottobre 2001 ore 20:50 - Rai 3
Il Marketing del farmaco - parte 2

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Non e' certamente compito nostro stabilire se il farmaco in questione deve essere autorizzato o meno, e' compito nostro mostrare nel limite del possibile alcuni fatti, che partono dai medici fidelizzati ai miliardi buttati in un marketing farmaceutico spregiudicato, dai congressi vacanza ai farmaci di tabella 1, quelli in cui e' classificata la cocaina per intenderci, e che passano le frontiere come fossero cartoline. Ci siamo chiesti, ma come commentano questo stato di cose gli esperti del Ministero della Salute?
Non commentano. L'ufficio stampa del Ministro Sirchia ci informa che proprio il ministro non autorizza l'intervista con chi e' competente in materia cioe' il signor Martini della Cuf, e in sostituzione ci viene inviata una risposta troppo generica che non risponde agli interrogativi e ci dispiace perche' i telespettatori avrebbero il diritto di sapere, come avremmo il diritto di sapere perche' la Cuf ha chiesto in via urgente alla Novartis l'introduzione in Italia del Ritalin, fatto unico, visto che non e' un farmaco salvavita e per quale ragione non viene fatto il generico visto che il brevetto e' scaduto da tempo.
Allora abbiamo visto che noi ingoiamo, probabilmente, piu' farmaci di quelli che effettivamente servono a mantenerci in salute, ma se usciamo dal nostro cortile, chi e' meno fortunato e ricco di noi non ha nemmeno il farmaco essenziale, quello che noi abbiamo gratis, e non e' solo Africa, di cui ogni tanto i mezzi di informazione si occupano, ci sono altre zone del mondo di cui non sappiamo nulla, e una di queste ci riguarda anche da vicino, perche' gli italiani ci vanno molto spesso in vacanza.
SANTO DOMINGO
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E dunque mi sono recato a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana, che è un paese poverissimo, e anch'esso ci riguarda da vicino, essendo una meta ambita delle nostre vacanze.
Per capire è necessaria una breve spiegazione. Una grande casa farmaceutica investe circa 500 miliardi per ogni farmaco che scopre, miliardi necessari per la ricerca di laboratorio e per i test clinici. Ed è naturale che dopo aver speso tanti soldi le industrie si vogliano tutelare brevettando ogni nuovo farmaco affinché nessuno lo possa copiare. Ma fino al 1996 non tutti i paesi riconoscevano la validità dei brevetti, e dunque potevano tranquillamente riprodurre i farmaci brevettati. Questo per le grandi multinazionali del farmaco era inaccettabile, e dunque nel 1996 l'Organizzazione Mondiale del Commercio ha creato regole che obbligano tutti i paesi membri a rispettare i brevetti per 20 anni. Ed è qui il punto critico.
Fra coloro che copiavano i nuovi farmaci occidentali c'erano soprattutto i paesi poveri, che non se li potevano permettere in quantità sufficienti a causa del loro costo; ma oggi, le nuove regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio glielo impediscono categoricamente, almeno sembra. E allora fanno senza medicinali efficaci, con quello che ne consegue. Rimaniamo a Santo Domingo, ma non in spiaggia.
Quello che queste immagini non possono rendere è il caldo soffocante, che nelle baracche raggiunge i 41 gradi, ma soprattutto il fetore insopportabile che emanano le fogne a cielo aperto. Qui la povertà genera violenza e questi posti sono pericolosi. Di fatto la polizia sta alla larga, e anche i missionari locali si sono rifiutati di accompagnarmi. Il mio traduttore, Emilio, lo ha fatto ma mi ha chiesto di rimanere anonimo: lui vive a Santo Domingo e dice che mentre il giornalista occidentale corre pochi rischi, chi rimane qua è meglio che stia attento, perché questa è una società con poche tutele. Proprio al termine di queste riprese io stesso verrò aggredito, ma per fortuna senza gravi conseguenze.
Mi trovo all'interno di una baracca in compagnia di una donna ammalata di diabete e l'interprete che mi accompagna Emilio.
Emilio quale è il problema qui?
EMILIO
La signora è diabetica e ha già perso la vista da un occhio.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ma la cura che sta facendo è sufficiente o no?
EMILIO
La signora dice che non lo è, perché ha già perso la vista e ha un braccio paralizzato. Ma non può fare nient'altro.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Quindi la realtà è che qui i farmaci non li comprano con lo stipendio familiare, ma attraverso canali di disperazione
EMILIO
Sì, attraverso l'aiuto di vicini, di associazioni del Barrio (la baraccopoli), che aiutano un po'.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Mi sposto in un'altra baracca ed entro con la telecamera
Ecco questa è la casa di Antonio, qui vivono due persone, questo è il letto del figlio, la cucina, è la classica baraccopoli da Terzo Mondo costruita in latta e assi, e questa persona ammalata (Antonio) vive qui.
Antonio invece è ammalato di asma, ci vuole dire qualcosa visto che ha dei farmaci in mano?
EMILIO
Sì, ci vuole dire che questa scatola vuota è l'ultimo farmaco che ha potuto avere dagli ospedali pubblici.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Asmatico, iperteso, cardiopatico, disoccupato. Antonio era un muratore e non può più lavorare; quest'uomo regge un peso terribile, quello di una società che non può permettersi di aiutarlo.
EMILIO
Antonio è due mesi che non si cura perché non ha più soldi per comprare i farmaci.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E due mesi che non si cura?
EMILIO
Perché non può più lavorare e questo è l'ultimo farmaco che ha comprato.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Questa è una farmacia cosiddetta ricca a S. Domingo, qui si trova tutto quello che troviamo nelle nostre farmacie, qua il Bactrim costa 341 pesos, il suo equivalente copiato sull'isola costa 66 pesos, il problema è che nelle farmacie dei poveri non si trova né questo né questo.
E siamo al punto critico di cui parlavo. Il fatto è che molti paesi poveri, come questo, possiedono laboratori farmaceutici che sarebbero in grado di riprodurre quasi tutti i farmaci occidentali e a prezzi stracciati, ma, come ho spiegato prima, le nuove regole sui brevetti volute dall'Organizzazione Mondiale del Commercio glielo impediscono. Ultimamente qualche governo del terzo mondo si è ribellato, e fra loro c'è proprio la Repubblica Dominicana, che fra l'altro soffre di una epidemia di Aids fuori controllo. La ribellione è partita da questa azienda, la Rowe, che sfida le multinazionali e i loro brevetti copiando alcuni farmaci essenziali.
Sono all'interno della Rowe. Precisamente nel laboratorio che mi sta alle spalle è dove viene commesso il furto, almeno secondo le multinazionali occidentali. E' infatti qui che si produce una copia esatta dell'Indinavir, un noto farmaco anti aids prodotto in occidente dalla multinazionale Merck. La sola differenza è che l'Indinavir costa il 500% in più della copia prodotta qui.
Questa azienda dominicana dice di aver agito nel nome della disperazione di migliaia di malati sull'isola, ma la reazione di Big Pharma, e cioé della lobby che rappresenta le grandi industrie farmaceutiche americane e non solo, è stata immediata. Prima mossa, assoldare un avvocato di prestigio per tentare di bloccare la Rowe.
Dottor Ferreira, lei ha mai portato i dirigenti della Bayer, della Roche o della Pfizer dentro i barrios di Santo Domingo?
FERNANDO FERREIRA - avvocato vice presidente ARAPF Santo Domingo
No, perché questo non è il mio compito. Se lo desiderassero lo potrebbero fare in ogni momento; infatti alcuni di loro visitano l'isola regolarmente e nulla gli impedisce di fare quella esperienza.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Dottore, le ho fatto questa domanda perché francamente non capisco il perché di tanto allarme. Il mercato del farmaco della Repubblica Dominicana è lo 0,06% del mercato mondiale dei farmaci, e per non perdere una briciola di quello 0,06% le multinazionali negano il diritto alla salute a migliaia di persone qui.
FERNANDO FERREIRA - avvocato vice presidente ARAPF Santo Domingo
Qui ci sono due considerazioni: primo, la proprietà privata deve essere inviolabile. Che io sia ricco o povero non conta, io non ho il diritto di violare la proprietà privata di un'invenzione come, per esempio, un farmaco innovativo. Inoltre, che alcuni farmaci siano di proprietà esclusiva non significa che non ve ne siano altri, non più sotto brevetto, disponibili per tutti, e le classi sociali svantaggiate hanno tante alternative per curarsi. Perché rubare proprio quei medicinali che sono di fresca invenzione?
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Seguendo la logica di Ferreira viene da chiedersi: se i farmaci più vecchi sono perfettamente in grado di curare le malattie, allora perché se ne inventano sempre dei nuovi?
Ad avvocato si contrappone avvocato, e la Repubblica dominicana ha messo nelle mani di questo giovane legale la difesa contro l'accusa delle multinazionali. Gli chiedo prima di tutto se è vero, come ha appena detto Ferreira, che le classi sociali svantaggiate hanno tante alternative per curarsi.
HO CHI VEGA - avvocato, vice presidente INFADOMI Santo Domingo
E' falso e persino osceno. Perché i poveri devono accontentarsi di farmaci vecchi che sono già fuori brevetto? di quelli che un occidentale non si sognerebbe mai di prendere perché hanno troppi effetti collaterali? Per caso il cancro di un dominicano è più semplice da curare di quello di un europeo e dunque gli bastano medicinali superati?
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
I farmaci alternativi ci sono, no, farmaci validi non esistono. Due tesi contrapposte che decido di verificare di persona. Da Santo Domingo mi spingo verso l'interno, in direzione del confine con Haiti.
In un villaggio incontro questa giovane dottoressa, che gestisce una clinica pubblica. E' gentile, ma non vuole dire alcunché, e ci indirizza alle solite autorità preposte. A telecamera spenta ci confessa che teme per la sua carriera... ma poi accade una cosa straordinaria. Sento che il mio traduttore pronuncia in spagnolo la parola "povertà", lei ci fissa e poi pronuncia la seguente frase:
DOTTORESSA:
"SE VERAMENTE LO FATE PER I POVERI, ALLORA PARLO, ANCHE SE POI MI IMPICCANO."
DOTTORESSA ALL'INTERNO INFERMERIA
Generalmente ai malati di questa zona regalo qualche vecchi farmaco che mi capita di avere in infermeria. Se poi la persona non è indigente allora gli prescrivo dei medicinali, ma non tutti quelli di cui avrebbe veramente bisogno, solo quelli che può permettersi di acquistare.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Uno sguardo attorno a noi e non si fa fatica a credere a quello che ci sta raccontando. Questo dovrebbe essere un ospedale.
DOTTORESSA
E' difficile lavorare in questa maniera, è molto penoso dover trattare i pazienti in questo modo. Pensate che mi è giunta una giovane con uno squarcio profondo in una coscia che perdeva molto sangue. Io qui ho ago e filo, ma non ho il disinfettante, per cui le ho detto di farsi medicare all'ospedale più a nord e che si raggiunge in autobus con 5.000 lire di biglietto. Ma lei non aveva i soldi e si è fatta ricucire senza disinfezione. Che Dio la protegga.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
A questo punto ci si chiede: possibile che le responsabilità di questo disastro siano tutte delle vituperate multinazionali?
FERNANDO FERREIRA - avvocato vice presidente ARAPF Santo Domingo
Il governo dominicano ha responsabilità precise: il programma per l'acquisto e la distribuzione di farmaci generici destinati alle farmacie dei più poveri, le Botìcas Populares, è finanziato con pochi spiccioli, che peraltro vengono spesi in larga parte per pagare gli stipendi dei funzionari che dovrebbero provvedere a questo servizio. E' troppo facile incolpare le multinazionali, qui c'è bisogno di un sistema di previdenza dove il governo spenda di più per i farmaci.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E di nuovo, si possono incolpare le regole sui brevetti dell'Organizzazione Mondiale del Commercio per le difficoltà di questi paesi a ottenere farmaci efficaci?
HO CHI VEGA - avvocato, vice presidente INFADOMI Santo Domingo
Non mi sento di puntare il dito contro le regole sui brevetti dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. A noi vanno benissimo: infatti contengono ottime clausole che permettono ai paesi poveri in stato di emergenza sanitaria di copiare i farmaci senza incorrere in sanzioni di alcun tipo. Ma a questo punto lei mi chiederà: se tutto è permesso dalla stesse regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, allora perché altri paesi poveri non seguono il nostro esempio? La risposta è che le nazioni ricche, per conto delle multinazionali del farmaco, ci minacciano più o meno velatamente, ignorando di proposito ciò che sta scritto negli accordi che loro stessi hanno firmato.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Siamo alla solita dietrologia che vede i governi ricchi fare la voce grossa con gli stati più deboli? Veramente Big Pharma, e cioé la lobby delle grandi industrie farmaceutiche, sobilla la diplomazia occidentale? La risposta è sì, e questo documento riservato lo dimostra. Fu spedito dal segretario di stato americano, Madlein Albright, all'ambasciata statunitense a Santo Domingo. Il linguaggio è tecnico, ma non lascia dubbi, eccovi il testo:
BIG PHARMA CI HA SEGNALATO CHE IL GOVERNO DOMINICANO SI STA CONSULTANDO CON UN ESPERTO ASSAI CRITICO DELLE REGOLE SUI BREVETTI: EGLI SOSTIENE CHE QUELLE REGOLE RISCHIANO DI MANTENERE ALTI I PREZZI DEI FARMACI. GLI STATI UNITI CONSIDERANO LA SEGNALAZIONE DI BIG PHARMA MOLTO PREOCCUPANTE.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Addirittura gli Stati Uniti forniscono i nomi e i numeri di telefono degli esperti con cui la repubblica dominicana dovrebbe consultarsi nel redigere le proprie leggi sui brevetti. Un'interferenza chiara nel potere legislativo del governo dell'isola. Ecco il testo:
IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA DOMINCANA, NEL RIVEDERE LE PROPRIE LEGGI, TROVERA' MIGLIORI SERVIGI NEI CONSULENTI MARCO ANTONIO PALACIOS E SILVIA SALAZAR. SEGUONO I NUMERI TELEFONICI.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ma c'è di più. La Repubblica Dominicana fa parte di un'area di libero scambio commerciale con gli Stati Uniti, la cosiddetta Zona Franca. Molti maglifici americani producono qui vestiti e biancheria intima attratti dalla manodopera a basso costo. E' il solito baratto criticato da molti, ma che qui dà lavoro a un milione mezzo di giovani, sullo sfondo di una disoccupazione al 42%. Ebbene, la disputa sui farmaci ha convinto una parte del Congresso americano a minacciare il ritiro degli investimenti dalla Zona Franca, come ci conferma questo imprenditore del luogo.
IMPRENDITORE
La minaccia c'è, e non mi piace 'sta storia.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ma come giudica il fatto che da una parte vi aiutano e dall'altra con lo stesso aiuto vi minacciano?
IMPRENDITORE
Stanno mischiando due cose sotto la pressione di due lobby molto potenti in conflitto fra loro: quella farmaceutica, che sollecita le sanzioni commerciali contro di noi, e quella manifatturiera che ha il terrore di perdere la nostra manodopera qualificata a basso prezzo. E' una guerra interna tutta americana e noi stiamo a guardare col fiato sospeso.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Col fiato sospeso c'è anche Ramon. E' sieropositivo e vive in attesa dell'inesorabile insorgenza dell'Aids, senza farmaci, senza speranza. Si è unito a un gruppo di volontari che lottano non solo per ottenere cure occidentali a prezzi più bassi, ma anche contro la discriminazione, che qui è feroce. Si è detto prima che un'azienda locale, la Rowe, produce una copia di un farmaco americano contro l'Hiv: questa è una buona notizia per gli ammalati?
CESAR CASTELLANOS - volontario REDOVIH(*) Santo Domingo
Nella Repubblica Dominicana un mese di terapia anti Aids con i farmaci occidentali costa più di cinque volte lo stipendio mensile di un lavoratore medio. Le copie prodotte qui sono un passo avanti, ma con quelle un mese di terapie costa ancora un intero stipendio mensile medio. Una persona deve pur vivere, cucinare, mandare a scuola i figli...
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Chiedete alle multinazionali di fare sforzi, ma perché la stessa la Rowe non dà farmaci anti aids gratis ai più poveri?
CESAR CASTELLANOS - volontario REDOVIH Santo Domingo
Lo sforzo della Rowe c'è già: sta infatti producendo questi cocktail anti Aids a prezzo di costo, e li offre gratuitamente ai bambini della Casa Rosada, che sono orfani sieropositivi. Ma perché chiedere sacrifici impossibili a un'azienda del terzo mondo e non un piccolissimo sforzo a dei giganti mondiali?
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Su questa isola morire di Aids è ancora una certezza. Chiedo a Ramon che effetto gli fa sapere che nel cosiddetto primo mondo ci sono farmaci che possono salvargli la vita.
RAMON
I miei sentimenti sono di angoscia innanzi tutto, poi rimango con un senso di violenta ingiustizia, perché siamo umani e abbiamo gli stessi diritti.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Se su questa sedia fosse seduto l'amministratore delegato della Glaxo o della Roche, cosa gli diresti di getto?
RAMON
So che siete commercianti con la responsabilità di ottenere un alto profitto, so che non spetta a voi rimediare ai mali della povertà mondiale, ma sono certo che riuscirete a guadagnare miliardi anche senza imporre i vostri prezzi inaccessibili alla parte più sfortunata dell'umanità.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Forse la storia più toccante che ho incontrato in questa indagine è quella di questo giovane di appena venti anni, con cinque figli in parte ereditati dalla giovane sposa. Vive nella desolazione del Barrio di Guachpita, dove si è ammalato di tifo, poi i reni hanno ceduto, e così ha perso anche il lavoro. Ironicamente questo ragazzo era impiegato presso una amministrazione sanitaria pubblica, che oggi gli offre solo un po' di solidarietà, ma niente farmaci adatti alla sua condizione. Il suo futuro è uno sguardo in attesa di nulla.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Visti da la' i cavilli legali e le sottigliezze nella disputa legale non hanno senso. Ci vorrebbero soluzioni a breve termine , perche', come disse l'economista Jhon keynes, a lungo termine saremo tutti morti e loro prima di noi. E allora quando vediamo le immagini dell'infinita sofferenza, viste e riviste, spesso ci chiediamo: ma cosa posso fare io persona comune, per aiutare questi sventurati, che mezzi ho per interferire con gli interessi dei giganti del business? Un mezzo potentissimo, si chiama fondo pensione. E allora andiamo a Londra Londra.
LONDRA
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Glaxo SmithKline, forse il più grande colosso farmaceutico del mondo, fattura 58.000 miliardi all'anno, ha un valore di mercato di 370.000 miliardi, e non risponde alle domande di Report.
Di nuovo, come si può convincere una multinazionale così potente a cambiare le sue politiche dei prezzi nei i paesi poveri? Qualcuno ha pensato di scendere in strada a manifestare la propria indignazione... questa pensionata inglese ha semplicemente fatto un a telefonata, e insieme ad altri come lei ha messo in croce la Glaxo SmithKline e tutta la sua montagna di miliardi.
Questa è una storia straordinaria, che ha come attori alcuni anziani cittadini britannici, e poi il gruppo Friends Ivory and Sime che gestisce i loro fondi pensione, e infine Oxfam, che è una grande organizzazione non governativa inglese impegnata da decenni a favore dei poveri del pianeta. Fa da contorno una legge chiave del parlamento di Sua Maestà. Ma andiamo con ordine.
CLAUDIA COTTON - pensionata
Era la fine dell'anno scorso quando mi sono resa conto che una parte dei miei risparmi e fondi pensione erano investiti in alcune multinazionali farmaceutiche, proprio quelle che, come la Glaxo, rifiutavano di dare una mano ai milioni di ammalati del terzo mondo. Chiamai il gestore dei miei investimenti e gli dissi: "O cambiano politiche o io disinvesto". Punto. Seppi poi che altri pensionati e risparmiatori stavano facendo la stessa cosa in quel momento.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Migliaia di telefonate come quella della signora Cotton piovono negli uffici del gruppo di investimento Friends Ivory and Sime, e lì qualcuno inizia a muoversi.
KARINA A. LITVACK - dirigente Friends Ivory & Sime
Di fatto capimmo subito che le cose si stavano evolvendo rapidamente, i sondaggi ci dicevano che l' opinione pubblica era indignata dal comportamento delle multinazionali farmaceutiche e all'orizzonte c'era la prospettiva di grossi boicottaggi. La vicenda appare sui giornali e noi decidiamo di consultarci sia con Oxfam che con i nostri risparmiatori.
SOPHIA TICKELL - rappresentante di Ofxam
Il problema del mancato accesso ai farmaci essenziali da parte della metà della popolazione mondiale era da tempo oggetto di una nostra campagna pubblica. E dunque quando Friends Ivory and Sime ci hanno contattati abbiamo immediatamente accettato di divenire loro partner in una azione forte.
KARINA A. LITVACK - dirigente Friends Ivory & Sime
Abbiamo avuto un incontro con i vertici della Glaxo, al quale abbiamo invitato altri sei gruppi d'investimento che, come noi, erano sotto pressione da parte di molti pensionati che minacciavano di ritirare i loro fondi pensione. Alla Glaxo abbiamo detto che se non avessero agito in maniera decisa ne avrebbero sofferto finanziariamente.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ai dirigenti di questa multinazionale devono essersi rizzati i capelli, perché quei pensionati piccoli risparmiatori erano come le formiche e messi assieme formavano una minaccia formidabile: il potenziale ritiro dalla Glaxo di 3.000 miliardi.
Questo colosso del farmaco si piega praticamente all'istante e lancia un programma di aiuti al terzo mondo sotto la supervisione di Oxfam e della severissima opinione pubblica inglese. E' solo un inizio, ma di storica portata
Alla fine si può veramente dire che la Glaxo abbia ceduto alle pressioni dei risparmiatori?
SOPHIA TICKELL - rappresentante di Ofxam
Con la Glaxo abbiamo avuto successo, ma va fatto molto di più. L'Organizzazione Mondiale del Commercio deve offrire alle nazioni impoverite l'esenzione dal rispetto dei brevetti sui farmaci; tutte le grandi industrie farmaceutiche devono praticare sconti ai più poveri, e infine i governi, sia del nord che del sud, dovrebbero spendere di più per salvare le vite di milioni di malati. Senza tutto ciò, piegare qualche multinazionale non serve a nulla.
CLAUDIA COTTON - pensionata
E' per me miracoloso constatare che dopo tanti anni di lotte sociali sono incappata per caso nello strumento forse più forte, e cioé l'investimento etico. Oggi non potrei più investire in aziende che fanno del loro meglio per immiserire la vita di così tante persone.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E' questo il succo della storia: usare il proprio denaro, anche se è poco, in maniera etica. Naturalmente occorrono sostegni esterni. Friends Ivory and Sime è un gigante nel suo settore, con investimenti per 120 mila miliardi, ma da anni ha sposato la causa etica. A ciò ha contribuito anche una legge inglese, il Pension Act. Questa legge obbliga i gruppi di investimento a rendere pubblici i criteri con i quali piazzano il denaro dei risparmiatori: in altre parole devono rivelare al pubblico se investono in aziende che inquinano, o che sfruttano il lavoro minorile o che vendono armi, oppure, come in questa vicenda, che negano un aiuto a milioni di ammalati.
KARINA LITVACK - dirigente Friends Ivory & Sime
Questa legge ha fatto sì che l'80% dei gruppi d'investimento si allineasse ai criteri di eticità, e sempre più industrie oggi comprendono che la via del futuro è quella di…comportarsi meglio. E ora una parola chiave: "Non ci si rimette", e cioé investire eticamente non significa guadagnarci di meno.
VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Un colosso farmaceutico da 370 mila miliardi è stato costretto da lei e da altri come lei a venire a patti. Questo è quasi incredibile. Se ne sta rendendo conto?
CLAUDIA COTTON - pensionata
Sto cominciando ora a realizzare... è meraviglioso.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Un bell'esempio per tutti. Ci aspettiamo che per gli inglesi costituisca un precedente, visto che le loro leggi hanno giurisdizione anche sulla maggior parte dei paradisi fiscali.

di Paolo Barnard

Report 11/10/2001
http://www.report.rai.it/2liv.asp?s=83
   
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