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giovedì 23 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa


Salute in declino, profitti in ascesa

Il 27 maggio 1999, a Salisbury, nel Connecticut (Stati uniti), moriva all'età di 90 anni Anne Sheafe Miller, il primo essere umano salvato, nel marzo del 1942, da un'infezione da streptococco grazie al prodotto «miracoloso» di un certo Alexander Fleming: la penicillina. Questo accadeva prima della comparsa dei brevetti sui medicinali. Oggi, le industrie farmaceutiche si combattono in tribunale su brevetti, licenze, fette di mercato, e sembrano avere un solo obbiettivo: realizzare profitti astronomici. Non a caso, un quotidiano svizzero titola, a proposito del «mercato» della sclerosi a placche, «che vale da 1 a 4 miliardi di dollari (1)».
Per mantenersi sul mercato mondiale, i laboratori devono ogni anno lanciare simultaneamente negli Stati uniti, in Europa e in Giappone due o tre molecole in grado di incassare dalle vendite oltre un miliardo di dollari (2). La ricerca del profitto e della competitività necessari per offrire agli azionisti tassi di rendimento del 20-30%, se non addirittura del 40% favorisce pratiche non proprio legali: intesa sui prezzi, formazione di cartelli e sperimentazioni rischiose nel terzo mondo o su popolazioni emarginate e precarie - tossicomani, rifugiati etc. (3). Alla fine di ottobre del 1999, il presidente Clinton in persona ha accusato i gruppi farmaceutici di gonfiare artificialmente, negli Stati uniti, i prezzi dei farmaci, doppi rispetto a quelli praticati nel vicino Canada. Questi gruppi si oppongono del resto alla riforma dell'assistenza medica agli anziani (Medicare) per non dover dare conto dei loro prezzi. Un esempio valga per tutti: la società americana Schering-Plough nel 1999 ha realizzato profitti per 2,1 miliardi di dollari.
Fondi pubblici per profitti privati Nel 1995, il Massachusetts Institute of Technology (Mit), di Boston, ha scoperto che dei 14 medicinali dell'ultimo quarto di secolo particolarmente interessanti per gli industriali, ben 11 provenivano da ricerche finanziate dallo stato. Lo Xalatan, per esempio, un collirio per trattare il glaucoma - con un giro di affari pari a 507 milioni di dollari nel 1999 - , è stato scoperto dalla Columbia University grazie ad un contributo pubblico di quattro milioni di dollari. Sottolineando che per il suo produttore, Pharmacia Corporation, questo medicinale, che ha solo quattro anni di vita, è «oro liquido», il New York Times commenta: «I contribuenti non hanno ricevuto alcun beneficio finanziario dal loro investimento (4)».
L'attuale frenesia di megafusioni affonda le sue radici nei profitti finanziari previsti e nell'imminente passaggio al settore pubblico di brevetti molto redditizi (5). Ne è una dimostrazione la fusione, annunciata il 17 gennaio 2000, di Glaxo Wellcome con SmithKline Beecham, numero uno sul mercato mondiale dei farmaci, di cui questo gigante detiene il 7,3 %, pari a 25 miliardi di dollari di vendite annue.
Ristrutturazioni e licenziamenti (nel 1995, al momento della fusione con Glaxo, Wellcome ha licenziato quasi tutti i suoi 1.600 dipendenti) e offerte pubbliche di acquisto spesso ostili si moltiplicano in un settore ipnotizzato da prospettive di guadagni strabilianti, legati sia alle scoperte nel campo del genoma che alla globalizzazione del commercio. Le attività finanziarie delle industrie farmaceutiche sono state peraltro oggetto di un rapporto al Congresso americano, poiché i loro profitti, in costante aumento, vengono tassati meno di quelli delle altre grandi industrie.
Bisogna considerarlo un male necessario, destinato a finanziare l'innovazione?
In Francia lo stato ha proceduto nel 1999 alla valutazione di circa 2.663 medicinali sulla base del «servizio sanitario reso», con lo scopo di ridurre il tasso di rimborso di un centinaio di preparati.
Prescrire, una delle poche riviste mediche indipendenti dai laboratori, dopo aver studiato 223 nuovi medicinali immessi sul mercato, concludeva che solo...9 costituivano una vera novità (6).
Allo stesso tempo, Aventis (nato dalla fusione di Rhône-Poulenc e Hoechst) i cui profitti (7% nel 1999) restano assai lontani dal 20% di Merk, Pfizer e Warner-Lambert, tentava di separarsi dal suo centro di ricerca di Romainville, nella regione parigina, e di costruire un'alleanza europea con DuPont. La mobilitazione dei dipendenti ha bloccato il progetto. Il brevetto sul Losec, il farmaco contro l'ulcera più venduto nel mondo (4,8 miliardi di dollari l'anno) e che costituisce da solo il 40% del giro di affari di AstraZeneca, scade nel corso del 2001. Da due anni il gruppo anglo-svedese tenta di impedire la commercializzazione delle copie prodotte dal suo concorrente Azupharma - filiale del gruppo svizzero Novartis. Di tribunale in tribunale, dalla Germania all'Australia, le due società hanno intrapreso una battaglia giudiziaria mondiale. Il fatto è che, di regola, quando un generico arriva sul mercato, il medicinale coperto da brevetto subisce un calo delle vendite del 75% in 24 mesi.
Esiste tuttavia il modo di aggirare le difficoltà: innanzi tutto, un produttore può mettere in circolazione il proprio generico esattamente quando scade il suo brevetto, realizzando così profitti sia sul medicinale originale che sulla sua copia. Inoltre i produttori praticano un'azione di lobby intensiva per prolungare la durata legale dello sfruttamento del loro brevetto. È il caso, ad esempio, di Schering-Plough, che reclama una proroga di tre anni per lo sfruttamento esclusivo del suo anti allergico Claritin - 2 miliardi di dollari di profitti l'anno - i cui diritti scadono nel 2002. La pillola generica costerebbe circa mezzo dollaro, mentre attualmente il prodotto è venduto a 2,5 dollari. Per averla vinta, il gigante americano contribuisce generosamente alle campagne elettorali e ha aumentato il suo budget di lobbying da 1,9 milioni di dollari nel 1996 a 4,3 milioni nel 2000 (7). Anche i giganti Warner Lambert e Pfizer si scontrano davanti ai tribunali dello stato del Delaware (Stati uniti) per la loro fusione con American Home Products e lo sfruttamento del brevetto del Lipitor, un ipocolesterolemico che, nel 1999, ha fatto incassare a Pfizer 3,6 miliardi di dollari.
Il Viagra, altra produzione di Pfizer, potrebbe presto trovarsi ad affrontare la concorrenza dei generici: nel novembre del 2000, su richiesta di Eli Lilly, rivale di Pfizer, la giustizia britannica ha decretato la non brevettabilità delle vie biologiche all'erezione.
Questa decisione, affermando che le funzioni biologiche rientrano nell'ambito pubblico, potrebbe avere un grosso peso nel momento in cui l'industria si impegnerà nello sfruttamento delle banche del Dna.
A questo quadro vanno aggiunte le conseguenze più nefaste della globalizzazione. La Cina, ad esempio, corre il rischio di subire rappresaglie commerciali per violazione delle norme del commercio internazionale, perché prevede di abbassare per legge i prezzi. Questi rappresentano, infatti, il 60 % del totale della sua spesa sanitaria, contro il 10-15 % della maggior parte dei paesi sviluppati (8). «Tra compagnie farmaceutiche, gestori di ospedali e medici, si è formata una potente associazione spiega Qiu Renzong, professore di bioetica all'Accademia cinese delle scienze sociali. Noi produciamo medicinali altrettanto efficaci di quelli provenienti dall'estero, ma i medici non li prescrivono più». Il New York Times, da parte sua, completa il quadro facendo notare che «gruppi farmaceutici stranieri e fabbricanti di attrezzature mediche pagano gli studi all'estero dei medici cinesi...
e procurano loro biglietti aerei e alberghi per assistere a conferenze (9)».
A fine maggio, a Bruxelles, il Guardian Weekly, dando conto delle attività del Transatlantic Business Dialogue (Tabd) - gruppo di pressione di cui sono membri i 100 maggiori industriali occidentali - , descrive l'impatto di quello che definisce «il missile Cruise della globalizzazione», protetto da questo gruppo e fondato sul principio «approvato una volta, accettato ovunque». Il settimanale londinese cita questo esempio: «Qualche anno fa, Pfizer ha fabbricato valvole cardiache difettose che hanno ucciso 165 pazienti. L'Europa è naturalmente preoccupata all'idea di dover accettare questa valvola semplicemente perché ha ottenuto la benedizione dell'Agenzia americana per gli alimenti e i medicinali (10)». Allo stesso tempo, American Home Products sborserà quattro miliardi di dollari per risarcire quattromila consumatori che le hanno fatto causa in seguito all'uso di pillole dimagranti che provocano problemi cardiaci. Gli ambienti affaristici non si interessano alle disposizioni particolari dei singoli Stati su salute o norme di sicurezza, incluse le legislazioni nazionali sugli stabilimenti di produzione di materiale medico - quando non si tratta di vaccini (11).
Quanto al diritto di concorrenza, è ugualmente bistrattato, come dimostra il caso del mercato delle vitamine, esploso nel 1999 e sfociato in una moltitudine di processi - negli Stati uniti ma anche in Australia e in Canada - alcuni dei quali tuttora in corso. Le multe sono colossali: Pfizer ha accettato di pagare 20 milioni di dollari per violazione della legge anti trust, tra il 1989 e il 1994. Tre compagnie farmaceutiche giapponesi (Takeda Chemical, Eisai Co e Daiichi Pharmaceuticals) hanno accettato di dichiararsi colpevoli e di pagare 137 milioni di dollari per accordi sui prezzi e spartizione del mercato mondiale delle vitamine utilizzate sia in campo farmaceutico sia nell'industria alimentare. (12). Hoffmann-LaRoche, filiale della holding svizzera Roche, ha da parte sua accettato di pagare 500 milioni di dollari di multa e la tedesca Basf 222 milioni di dollari, in previsione di un compromesso con la giustizia americana. Secondo gli inquirenti, gli europei hanno cominciato a cospirare all'inizio del 1991 con i giapponesi. Gli uni e gli altri si incontravano regolarmente sotto falso nome, «Vitamins Inc,» per spartirsi le zone geografiche e fissare i prezzi e il volume della produzione (13). Le compagnie danneggiate da queste pratiche - come la tedesca Bayer o l'americana Quaker Oats - dovrebbero ricevere extra giudizialmente 1,2 miliardi di dollari di risarcimento per il danno commerciale subito. Nel momento in cui la genomica apre orizzonti inattesi alla cura della malattie, diventa urgente guidare l'industria farmaceutica verso una maggiore trasparenza e un'etica più rigorosa e fare in modo che la ricerca punti alla salute e al benessere di tutti, e non solo all'andamento delle azioni. Sommando i costi amministrativi, gli investimenti in marketing e vendita, si ha un ammontare pari in media al 35% del fatturato dei laboratori, cioè il doppio dei budget medi di ricerca e sviluppo!


note:


* Professore universitario, autore di La pollution invisible e di La recherche contre le Tiers Monde (Presses universitaires de France, Parigi, 1997 e 1993).

(1) Le Temps, Ginevra, 2 marzo 2000
(2) Le Monde, 10 ottobre 2000.

(3) Le Matin, Ginevra, 27 maggio 2000. Leggere anche la notevole inchiesta in sei puntate del Washington Post, («The Body Hunters», dicembre 2000) sulle sperimentazioni condotte da Pfizer nel 1996 in Nigeria e in altri paesi del terzo mondo. http://washingtonpost.com/wp-dyn/world/issues/bodyhunters/.

(4) The New York Times on the Web, 23 aprile 2000.

(5) Nel 1999, sono scaduti i brevetti di 36 medicinali, le cui vendite annuali raggiungono 1,9 miliardi di dollari.

(6) Prescrire, Parigi, 18 gennaio 2001.

(7) «Profit at any cost» Down to Earth (Delhi), volume 8, n.16, 15 gennaio 2000.

(8) Financial Times, Londra, 1° giugno 2000.

(9) The New York Times on the Web, 19 novembre 1999.

(10) The Guardian Weekly, Londra, 26 maggio 2000.

(11) Si legga «US Request on Vaccines Ignored by Drug Firms», International Herald Tribune, 9 febbraio 2001.

(12) Chemical and Engineering News, 20 settembre 1999.-
(13) The New York Times on the Web, 10 settembre 1999.
(Traduzione di G.P.)

Di Mohamed Larbi Bouguerra *

Il MANIFESTO/LE MONDE diplomatique 31/03/2001
http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/Marzo-2001/0103lm18.02.html
   
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