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lunedì 20 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

L’Istituto superiore di Sanità ritenne inefficace la cura e fu guerra di ricorsi
«Quelli non sono i niei farmaci, è yna sperimentazione bluff»

La storia della sperimentazione della terapia anti-cancro del professor Di Bella è quella di quasi un anno di ricorsi, accuse e polemiche, con malati, cittadini e politici in piazza a sostegno dell’anziano medico modenese. E il Paese spaccato. La cura Di Bella è un cocktail di sostanze, principalmente a base di retinoidi, bromocriptina, melatonina, somatostatina o suoi analoghi e, secondo il professore, funziona contro diversi tipi di tumori. È il 16 dicembre '97, quando il pretore di Maglie, Carlo Madaro, accogliendo la richiesta di un malato, impone alle autorità sanitarie la somministrazione gratuita della somatostatina e della terapia messa a punto dal professore modenese. Seguono decine di ricorsi dello stesso tipo. L’allora ministro della Sanità Rosy Bindi chiede al professore di mettere a disposizione tutte le cartelle cliniche dei suoi pazienti. Gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico si preparano alla sperimentazione. Il 22 gennaio nasce la MDB, multiterapia Di Bella. Insieme al professore, la Commissione oncologica nazionale stabilisce i nove protocolli, che poi diventeranno 11, per 600 pazienti. Il 3 marzo comincia la sperimentazione, che si conclude il 28 luglio, con la “bocciatura ufficiale” del metodo Di Bella. I risultati di quattro protocolli della sperimentazione sono definiti “inefficaci” dall’Istituto superiore di sanità: «In nessun caso gli esiti degli studi autorizzano il proseguimento dell’indagine». La terapia del medico modenese viene seppellita sotto una montagna di dati. Obiettivo della sperimentazione di fase II, condotta su 386 malati, è valutare l'attività e la tossicità dei medicinali impiegati. E i dati dicono che l’Mdb non funziona, non cura i tumori. Non solo. Risulta anche tossico: ha provocato reazioni collaterali nel 40% dei casi, non può nemmeno essere classificato tra le terapie dolci. Secondo i dati della sperimentazione, non si registrano miglioramenti a prescindere dalle condizioni iniziali dei pazienti, dai trattamenti a cui erano già stati sottoposti, dalla gravità del loro stato. In tutti i protocolli, un certo numero di malati rimane stazionario, senza migliorare nè peggiorare. Sono solo tre i casi di remissione parziale, pazienti in cui si registra una diminuzione della massa tumorale. Non si raggiunge il numero minimo di remissioni parziali necessario per stabilire l’esistenza di un’attività antitumorale del metodo Di Bella e sottoporla alla successiva fase sperimentale, per confrontarla con altre sostanze di provata efficacia. Il 29 luglio, all’indomani della presentazione dei dati, il legale del professor Di Bella, Enrico Aimi, annuncia a Modena esposti per verificare l’esatto contenuto dei farmaci dati ai pazienti sottoposti alla sperimentazione. «Non è stato provato realmente il mio metodo, non sono stati usati i miei farmaci», denuncia Di Bella.
Il 4 settembre, davanti al pretore Carlo Madaro, il professore si dice disponibile a fare insieme al ministero della Sanità una nuova sperimentazione sulla sua terapia anticancro, ma di non voler essere preso in giro. Le polemiche non si placano e l’Aian, l'Associazione dei pazienti da sempre a sostegno di Di Bella, continua a denunciare che il preparato a base di vitamine utilizzato nella sperimentazione è “tossico e cancerogeno”. L'accusa è che i trial non siano stati condotti correttamente, ma la sperimentazione non viene più ripetuta.

La Padania 02/07/2003
http://www.lapadania.com/news/RUBRICHE/ricerca_e_salute_2003.htm#5
   
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