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lunedì 20 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

Riflessioni sulla storia della medicina
Gli innovatori hanno sempre vita difficile

Il 14 maggio 1796 Edward Jenner vent'anni dopo l'inizio dei suoi studi vaccinò un bambino James Phipps, con il pus tolto da una pustola della contadina Sarah Nelmes affetta da vaiolo; vaiolizzato il bambino con pus tolto da pustole vaiolose, l'infezione non attecchì. Egli continuò i suoi studi e pubblicò un libricino a spese proprie dal titolo "An inquiry into the causes and efects of the variolae vaccinati". Ebbe l'effetto di una bomba specialmente tra gli studiosi dove non si ammetteva che un medico di campagna potesse pretendere di sovvertire in tal modo i principi della medicina ufficiale. Nacque una formidabile querelle tra fautori e detrattori del metodo introdotto da Jenner, l'ultima parola si ebbe quando il governo inglese decise di vaccinare in massa tutti i soldati del suo esercito nel 1800. Nel 1857 fu eretto in Trafalgar Square un monumento nazionale a Edvard Jenner.

In Italia queste ricerche erano state addirittura anticipate da un medico: Angelo Gatti, nato nel Mugello nel 1730 professore di medicina all'università di Pisa, il quale per le sue teorie sull'inoculazione di pus tratto da lesioni vaiolose, ci rimise la cattedra e fu costretto ad emigrare a Parigi per la rabbiosa repressione che fu posta in essere dal mondo accademico di allora, che lo isolò e lo trattò alla guisa di un pazzo incosciente.

Il seguito lo conosciamo tutti. Scorrendo i testi di storia della medicina, troviamo sovente casi analoghi a quelli che ho citato, senza andare a scomodare Galileo Galilei, al quale è attribuita la frase "non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere" riferita allo stuolo di scienziati che guardando nel suo cannocchiale, chiudevano l'occhio che doveva permettere l'osservazione. Non è difficile accostare questi brevi aneddoti, la vicenda che ha caratterizzato in questi ultimi anni il metodo che va sotto il nome di Multiterapia Di Bella.

Nonostante infatti l'esito negativo della sperimentazione condotta dal ministero della sanità italiana, e la sostanziale avversità della maggior parte dei medici, centinaia di pazienti continuano a curarsi con il metodo del professore modenese, non solo ma dalla fine della sperimentazione ci sono state circa 100 pronunciamenti del Tar, con i quali viene ordinato all'azienda sanitaria di erogare gratuitamente tutta la terapia del metodo Di Bella dopo che i ricorrenti avevano dimostrato che la malattia era regredita o comunque in fase di stabilità. Questo non può lasciare indifferenti coloro che combattono quotidianamente con questo male o come pazienti o come medici, purché con la necessaria onestà intellettuale e la doverosa indipendenza di giudizio che deve caratterizzare l'atto medico, secondo le direttive del nuovo codice deontologico che recentemente è stato approvato, e che sarebbe interessante sapere quanti medici abbiano letto almeno in parte. Dal momento dunque che la maggior parte dei medici esprimono il loro giudizio sulla terapia Di Bella, in conseguenza dei risultati divulgati dall'allora ministro della sanità Rosi Bindi, ritengo importante completare il discorso con alcune considerazioni. Con il pronunciamento ufficiale dei risultati, la vicenda Di Bella usci dalle cronache dei Talk show televisivi di prima serata, ed ebbe un seguito che pochissimi conoscono.
I risultati, infatti della sperimentazione furono all'attenzione niente meno che del British Medical Journal, con un articolo poi ripreso in più volte, che sostanzialmente denuncia un vizio metodologico piuttosto grave nella conduzione della sperimentazione, affermando così che i risultati, ottenuti in realtà difficilmente riescono a dare una risposta al quesito sulla validità o meno della MDB. (n° del 23.1.99 del BMJ: "Di Bella's therapy: the last word? di Marcu Mulnner)".

Altre anomalie della sperimentazione alcune anche molto gravi, come l'utilizzo di componenti diversi da quelli indicati dai protocolli del professore o scaduti, oppure contenenti quantità eccessive di acetone, a seguido di una preparazione non corretta dei medicinali, sono ben descritte nel volume dossier di Vincenzo Brancatisano, "Un po' di verità sulla terapia Di Bella" edito dalla Travel Factory. Nel volume vengono citate anche le inchieste delle procure su denuncia del NAS, nei confronti dell'istituto farmaceutico di Firenze, fornitore dei farmaci, per averli consegnati ai pazienti ben oltre la dada di scadenza.

Dopo la pubblicazione di questo dossier, in Parlamento è stata fatta un’interrogazione al Ministero della Sanità, esattamente la n° 5-02955 del 20 giugno 1997, con la quale si chiedeva spiegazione circa le gravi denuncie tutte documentate minuziosamente, a carico dell'Istituto Superiore di Sanità. Tutt'oggi non risulta sia stata data risposta a questa interrogazione, perché? Uno studio sulla validità della mdb è stato condotto anche dalla Società Italiana per lo Studio della Terapia Biologica dei Tumori (SISTE), su un campione di 62 pazienti, giungendo a risultati molto discordanti da quelli dell'Istituto Superiore di Sanità, addirittura opposti. Non sono in grado naturalmente ora di spiegare le ragioni di questa discordanza, tuttavia nella mia seppur breve e limitata esperienza, ho potuto osservare il decorso clinico di alcuni pazienti che stanno praticando la terapia Di Bella e posso affermare che si tratta di un decorso non consueto nella pratica quotidiana e per certi versi sorprendente. Questo rende ancora più insopportabile il clima sommerso nel quale viene prescritta la terapia Di Bella a tutti quei malati che ne fanno richiesta, auspico quindi che da parte degli organismi competenti vengano giudicati i casi che si ritengono particolarmente interessanti al fine di poter stabilire le reali potenzialità di questa terapia, che tutt'oggi viene praticata da moltissime persone con oneri finanziari notevoli e in un clima di clandestinità oltre che in una situazione di isolamento da parte della medicina ufficiale. Si è creata inoltre attorno alla Terapia Di Bella una sostanziale disparità di trattamento dei cittadini italiani, infatti succede che alcune amministrazioni regionali (vedi la regione Lazio e la Lombardia) eroga contributi speciali a sostegno dei malati più bisognosi che praticano la terapia Di Bella, al contrario a altre regioni come la nostra (ndr Trentino Alto Adige) viene preclusa qualsiasi contribuzione di tipo pubblico. Non ha avuto molto eco in provincia di Trento la proposta del vicepresidente del Consiglio provinciale di prevedere un aiuto finanziario a quelle famiglie che praticando il metodo Di Bella se ne devono accollare tutti gli oneri con difficoltà immaginabili. Il consiglio ha respinto la proposta, seppure ai consiglieri fosse stata consegnata una documentazione nella quale si citavano i numerosi lavori scientifici che si sono occupati dei farmaci impiegati nel metodo Di Bella a proposito delle terapie oncologiche. Perché un cittadino del Lazio può avere la terapia Di Bella gratis o quasi, e un trentino no? Perché alcuni cittadini hanno ottenuto l'erogazione gratis della terapia dal TAR della loro regione e altri invece con la medesima procedura se la sono vista respingere? Tutto questo non è forse in contrasto con l'articolo della Costituzione che sancisce l'uguaglianza dei cittadini, il diritto alla salute e alla libertà di cura? Una risposta convincente a tutte queste domande non è stata ancora data, nel frattempo molti pazienti si curano con questo metodo senza pesare sul servizio pubblico. Chiunque, medico o paziente, abbia approfondito la "vicenda Di Bella" si è trovato di fronte a molte contraddizioni, a numerose testimonianze di reale giovamento, e soprattutto ad un violenta opposizione da parte della cosiddetta medicina convenzionale, la quale tuttavia è impotente nella maggior parte dei casi di tumore.

Vorrei portare a questo punto l'attenzione su alcuni eventi giornalistici che se letti con opportuna attenzione possono essere istruttivi. La prima notizia è data da diversi giornali (l'Adige 13 febbraio 2003) racconta di un famoso oncologo di Verona, il quale viene pesantemente inquisito per la vicenda della corruzione da parte della GLAXO. Costui era tra coloro che si stracciavano le vesti nei dibattiti televisivi, di fronte al professor Di Bella e si dichiaravano tra i più fieri oppositori del suo metodo. Oggi, l'uno è agli arresti domiciliare l'altro non è stato toccato da nessun provvedimento giudiziario. La seconda notizia la si trova sul settimanale "La Ricerca" dove ricercatori di tutto il mondo pubblicano gli abstract dei loro lavori più significativi: Si recita che un analogo della vitamina A, l'acido retinoico potrebbe essere impiegato nella terapia antitumorale, e comunque è sicuramente impiegabile per far regredire i danni da fumo nelle cellule del polmone ("La Ricerca" n° 22 venerdì 7 marzo 2003, articolo di Reuben Lotan e Jhonathan Kurie dell'università del Texas). E’ noto che tra le sostanze usate regolarmente dal Professor Di Bella c'è proprio l'acido retinoico. La terza notizia sulla quale mi vorrei soffermare è quella data durante la nota trasmissione televisiva "Elisir” del 3 aprile 2003 dove un professore universitario illustrava le proprietà della Melatonina, senza minimamente nominare l'attenzione riservata a questa molecola dal professor Di Bella con numerosi e documentabili studi pubblicati, che ne attestano il ruolo come oncostatico e sui megacariociti, studi molto più importanti che non il ruolo attribuito alla melatonina di aiutare i viaggiatori che cambiano fuso orario. Sul Corriere Medico del 3 aprile 2003 a pagina 15 sono descritti i risultati confortanti di alcuni studi di fase 1 e 2 sugli inibitori dell'angiogenesi, teoria introdotta da Folkmann e fortemente osteggiata dalla medicina convenzionale, in una vicenda molto simile a quella del professore modenese. fino a quando si è deciso sulla base delle evidenze cliniche di riprendere la ricerca. Qui si afferma testualmente la necessità di impiegare assieme alle sostanze antiangiogeniche dosi molto basse di comuni citostatici, una o due volte alla settimana. l'impiego della chemioterapia con questa modalità è quello tradizionalmente suggerito nel metodo Di Bella
Tutto questo confonde e sconcerta, quindi credo che non sia sbagliato che questo metodo venga studiato con rigore ma anche con indipendenza di giudizio, lasciando aperta la strada ad ogni piccola opportunità che possa migliorare la qualità di vita dei malati di cancro.

Marco Rigo

Per Vivere 26/05/2003
   
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