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lunedì 20 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

Un ormone analogo alla sostanza cardine della "terapia Di Bella" cura la gastrite da Helicobacter
La somatostatina? Fa bene allo stomaco.

Su Proceedings of National Academy of Sciences di qualche giorno fa, un gruppo dell’Università dell’Iowa, negli Usa, ha dimostrato, nell’animale, per la prima volta, che il trattamento con octreotide, un analogo della somatostatina, risolve una gastrite cronica causata da Helicobacter Pilori, il batterio che da secoli infetta lo stomaco degli esseri umani.

Utilizzando modelli matematici, gli epidemiologici hanno stabilito che, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, in occidente, l’infezione è andata progressivamente calando. Ad oggi, si calcola che circa l’80 per cento degli adulti nei paesi poveri è infettato dal batterio, a fronte del solo 2050 per cento nei paesi ricchi. Proseguendo nella tendenza, anche senza terapie, il batterio, da noi, cesserebbe di essere endemico nel giro di alcuni decenni. Ma la terapia dell’Helicobacter si fa, anzi è una delle terapie più prescritte negli ultimi anni, da quando alcuni studi osservazionali ne hanno indicato l’efficacia nella cura dell’ulcera duodenale.

Le linee guida europee, approvate nel 2000 a Maastricht, hanno allargato notevolmente le indicazioni per l’eliminazione (eradicazione) del batterio: ulcera gastrica e duodenale, linfoma della mucosa, gastrite atrofica, cancro allo stomaco operato di recente, semplice gastrite, reflusso gastroesofageo, uso di antinfiammatori non steroidei (Fans); ma costituiscono indicazioni di terapia anche avere un parente di primo grado che ha avuto il cancro allo stomaco, oppure semplicemente desiderare di eradicare il batterio pur in assenza di qualsiasi sintomo.

In effetti, l’8090 per cento delle persone, nel cui stomaco è presente l’Helicobacter, non ha sintomi. E allora perché eliminare il batterio? Perché, si dice, l’infezione incrementa il rischio di ulcera peptica e di cancro allo stomaco. Quanto è grande il rischio? Per l’ulcera si va da un 3 per cento negli Stati Uniti a un 25 per cento in Giappone; per il cancro, un recente studio, realizzato su giapponesi, che appaiono più sensibili al batterio, ha stabilito che, nell’arco di 8 anni, il rischio di ammalarsi di cancro allo stomaco riguarda il 2,9 per cento delle persone infettate.

Recentemente, su Annals of Internal Medicine, la rivista dell’Ordine americano dei medici, sono comparsi due studi allarmanti. Uno dimostra che l’uso di antibiotici per eradicare l’Helicobacter in persone che, negli ultimi anni, ne avevano fatto uso per altre malattie, causa la comparsa di ceppi di Helicobacter resistenti. L’altro dimostra che una sola settimana di terapia produce la comparsa di ceppi di enterococchi (batteri normalmente presenti nell’intestino) resistenti. L’editoriale, che commenta i due lavori citati, rivolge un appello alla cautela e invoca una pausa nella inarrestabile marcia a debellare l’Helicobacter sempre e comunque. Così appare rilevante lo studio sopra citato, sia perché indica una nuova possibile terapia, sia, soprattutto, perché chiarisce i meccanismi immunitari ed endocrini che sono alla base dell’infiammazione da Helicobacter e del suo controllo.

Sulla base di questi e di altri studi, infatti, si può concludere che il danno alla mucosa gastrica non è prodotto direttamente dal batterio, quanto dal sistema immunitario dello stomaco che reagisce al batterio, mettendo in campo una risposta infiammatoria, definita di tipo Th1, incapace di sradicarlo e, invece, in grado di danneggiare la mucosa. La risposta giusta è di tipo Th2, imperniata sugli anticorpi e sulla produzione di sostanze (citochine) meno infiammatorie, come l’interleuchina4 (IL4). Ma non finisce qui. Con lo studio citato si dimostra che l’IL4 è in realtà necessaria, ma non sufficiente. Chi svolge il ruolo cruciale è la somatostatina, prodotta su stimolo della IL4, dalle cellule D dello stomaco. È l’ormone che risolve l’infiammazione.

* Scuola di medicina integrata www.simaiss.it

Di Francesco Bottaccioli

La Repubblica - Salute 06/11/2003
http://www.repubblica.it/supplementi/salute/2003/11/06/ricerca/016381_bel.html
   
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