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Un anno dalla scomparsa di un grande uomo
Prof. Luigi Di Bella - 17 luglio 1912 - 1 luglio 2003

Quella che può considerarsi una regola, e cioè il riconoscere e comprendere la grandezza solo dopo il termine della vita terrena, sembra essere una maledizione dell’umanità. Quasi che occorra scendere nella tomba per farsi perdonare la propria superiorità, pur se coesa ad una delle sue più genuine manifestazioni: l’umiltà. Questa la ragione per la quale, come figli, non meraviglia abbiamo provato per l’incomprensione, le ostilità, le cattiverie, le calunnie copiosamente piovute su nostro padre per buona parte della sua vita, ma – e questa ci sia consentita - un’infinita amarezza. Oggi riposa nel quieto cimitero di Fanano, tra monti che si succedono fino a sparire all’orizzonte. Il tempo – almeno questo – è galantuomo: presto i denigratori della prima ora si produrranno in appassionate apologie e correranno fiumi di inchiostro su un uomo che ha visto la società avara di riconoscimenti nei suoi confronti, ma che nella vita è stato ripagato “ad usura”, come era solito dire, dalle benedizioni e dalla gratitudine di una folla di infelici colpiti da mali terribili. Egli stesso era certo che le sue idee si sarebbero affermate. Negli ultimi mesi di acuta sofferenza, tracciando il consuntivo della sua vita mormorava: “dovranno venire a bussare alla mia porta: ma io non ci sarò più”.
Ad un anno dalla sua scomparsa è però il rimpianto infinito di nostro padre ad invaderci l’animo: un papà capace di una tale tenerezza verso i suoi figlioli, pur nella sobrietà di parole che gli era propria, da farci sentire quasi con i calzoni corti, nonostante la nostra età non più verde. Non dialettiche accese, non dispute, non rivendicazioni ci interessano in questi giorni: è la sua vita, condivisa in parte dalla nostra o appresa da ricordi suoi e altrui, che si dipana nella nostra mente, evocando episodi che molto potrebbero insegnare alle attuali generazioni, troppo inclini ad indulgere in occupazioni e pensieri poco proficui. Lo vediamo, bambino, quando l’estrema miseria della famiglia non gli consentiva né di disporre di libri scolastici né, anche li avesse avuti, di studiare alla luce della lanterna nelle ore serali, dopo il duro lavoro nelle povere terre invase dalla lava: non c’erano denari nemmeno per comprare un po’ di petrolio. Chiunque si sarebbe arreso: ma non lui. Sostando in piedi sotto il lampione della pubblica via, studiava su libri che era riuscito a farsi prestare da qualche compagno di scuola caritatevole, e che mandava a memoria durante le ore notturne. La stessa potenza di volontà – per tacere di altre ovvie doti - che gli avrebbe consentito di mantenersi come studente della facoltà di medicina, senza l’aiuto che la famiglia non avrebbe potuto dargli, grazie agli esiti degli esami ed ai premi in denaro di tre concorsi nazionali vinti, in occasione di uno dei quali Guglielmo Marconi rimase tanto ammirato dal suo lavoro, da volere gli fosse attribuita una borsa di studio; che lo avrebbe portato all’insegnamento presso l’ateneo di Parma a soli ventiquattro anni, ed al conseguimento di altre due lauree in chimica ed in farmacia. Lo rivediamo in Grecia nel 1941, direttore di un ospedale militare, sonnecchiare in piedi, appoggiato al muro od a qualche colonna, per essere immediatamente disponibile alla prima invocazione dei feriti e dei malati. La stessa inflessibilità verso sé stesso si sarebbe ripetuta in tempi recenti, quando sfinito da oltre dodici ore dedicate ai pazienti ed alla ricerca, all’imbrunire tornava alle abitudini dell’infanzia: sistemava libri e riviste scientifiche su un leggìo di ferro battuto ed iniziava a studiare: “In piedi è più difficile addormentarsi”, soggiungeva.
Questi episodi esentano da qualsiasi commento, che apparirebbe inevitabilmente debole e scialbo di fronte a realtà simili, ma forse può giovare una breve riflessione; certo, quanto riferito denuncia ingegno e forza di volontà, ma solo da una fonte può derivare tanta forza: dall’amore, quell’amore che “.. move il sole e l’altre stelle”.

Adolfo e Giuseppe Di Bella

01/07/2004
   
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