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sabato 18 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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DI BELLA RITORNA Dal Lazio all'Emilia,regioni, ospedalie tribunali riscoprono la cura anticancro del professore modenese. Che fa parlare di sé anche negli Usa.
Ma che ciarlatano, il mio nome è dottor Speranza

Continua, inarrestabile, lo stillicidio della somatostatìna. Ogni speranza sulla terapia anticancro inventata da Luigi Di Beltà sembrava definitivamente annullata dopo la bocciatura della sperimentazione cllnica del novembre 1998. E invece il professore modenese, malgrado i suoi 89 anni suonati, continua a correre: corre sulle pagine dei grandi giornali, nelle aule di tribunale, e perfino in qualche ospedale pubblico. La Regione Lazio è stata la prima, due mesi fa, ad aprire ufficialmente la strada all'adozione della controversa cura anticancro, che il medico modenese basa sulla somatostatìna e sullo sciroppo ai retinoidi. In marzo, la giunta guidata da Francesco Storace ha deliberato uno stanziamento di 2 milioni di euro per assicurare il sostegno economico alle famiglie con malati oncologici che versino in condizioni di disagio economico e ha autorizzato le aziende sanitarie a consentire il trattamento con la terapia. «Ora» annuncia Giuseppe Di Bella, figlio del professore " le prime aziende sanitarie laziali stanno chiedendo di ricoverare e assistere pazienti con la multiterapia: lo hanno fatto le asl di Latina e di Rieti, e lo farà presto una asl di Roma». A macchia di leopardo altre regioni si muovono nella stessa direzione: da tempo Toscana ed Emilia Romagna hanno deliberato un sostegno economico per le famiglie bisognose che abbiano al loro interno malati che si curano con la terapia Di Bella. «Ma lo stesso sta accadendo in Lombardia, Veneto e Sicilia» assicura Di Bella. Intanto si allunga la sequenza di sentenze pretorili favorevoli ai malati di cancro scettici nei confronti delie cure tradizionali, che chiedono alle asi di ottenere gratuitamente i costosi tarmaci della multiterapia. Le sentenze erano più di cento un anno fa, ora si stima siano più che raddoppiate. Si sono appena pronunciati a favore dei pazienti di Di Bella i giudici di Cantù (Como) e di Trento. Il 10 aprile scorso il tribunale di Bari ha addirittura accolto l'istanza di 14 malati che chiedevano di ricevere gratuitamente la somatostatina dalla Germania, perché quella distribuita dalle asl pugliesi, sostenevano, era di scarsa qualità e «controproducente» per la loro salute . E Di Bella? L'ultima uscita pubblica del professore risale al 25 febbraio; un convegno serale, come sempre iperaffollato, a Modena. Era un anno che Di Bella non parlava, come argomento ha scelto «la febbre". È andato avanti per due ore filate, tra le domande della gente, rifiutando anche il minimo accenno alla sua terapia. A parlarne, il 29 aprile, ha pensato invece il settimanale americano Neivsweek che, pur tra mille cautele, lo ha definito "doctor of Hope», dottor Speranza. Il giornale ha riassunto la sua storia senza isterismi o fobie, ha descritto, agnostico, le tante richieste di aiuto che approdano ai siti Intemet legati al professore; ha dato voce, equanime, a crìtici e sostenitori . Così la somatostatina insiste, Giuseppe Di Bella, nel suo libro Come prevenire i tumori (Carlo Marconi editore), sostiene che ormai le voci bìbliografiche dedicate dalla letteratura scientifica mondiale alle capacità terapeutiche della sostanza adottata dal professore sono 1.500. «Anche per questo» dice «nessuno può permettersi di parlare di mio padre come di un ciarlatano o un imbonitore», Molto meglio Doctor Hope. Ovviamente, per chi ci spera . E ci crede

Maurizio Tortorella

Panorama 15/05/2002
http://www.mondadori.com/panorama/
   
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