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giovedì 23 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Macerata/L’avvocato: «Ci vuole più umanità». Presentato reclamo contro l’ordinanza La paziente migliora ma il giudice non concede la somatostatina gratis
Cura Di Bella, battaglia in Tribunale

MACERATA Negata la cura Di Bella. Negata la somatostatina, che la fa stare bene. Negata prima dalla Asl 8 di Civitanova, poi dal giudice. Ma lei, 52 anni ben portati e madre di due figli, non si arrende. Perché arrendersi ora significherebbe rinunciare a quel barlume di speranza che per quattro anni l’ha fatta combattere contro un male invalidante. Per guarire ha girato mezzo mondo, e speso tutti i risparmi. L’unico sollievo le viene dalla terapia dello scomparso professore modenese. Fu Luigi Di Bella di suo pugno, nel 2001, a prescriverle la combinazione di farmaci che oggi non riesce più a pagare.
Costa troppo curarsi con il principio base, la somatostatina: 16,50 euro a scatola ogni giorno, 650 euro al mese e 7.800 l’anno (cifra superiore rispetto al reddito annuo sul quale la donna può contare). Sono farmaci non mutuabili, che la donna -una piccola commerciante che vive in un comune del Maceratese- si è sempre pagata di tasca propria. Ora che il conto in banca è prosciugato, ora che non può più lavorare a causa della malattia e che una commissione medica l’ha dichiarata invalida civile al cento per cento, ha deciso di rivolgersi al giudice per poter curare gratuitamente una grave forma di tumore alle meningi. Si è rivolta all’avvocato Andrea Nobili, del foro di Ancona, e ha fatto ricorso. Respinto. Il giudice Adriana De Tommaso ha applicato la legge che non consente l’erogazione a carico del servizio sanitario nazionale della cura Di Bella. Nonostante, fa presente il legale, i provvedimenti favorevoli di altri Tribunali (Ancona, ad esempio) e le pronunce della Corte Costituzionale.
«Di fronte alla malattia ci vuole umanità, casi così delicati non si possono trattare rigidamente» riferisce l’avvocato Nobili. Stoccata per il magistrato e la Asl 8, che si è costituita in giudizio ed ha prodotto una memoria di venti pagine. Ieri mattina contro l’ordinanza, l’avvocato Nobili ha presentato reclamo, una sorta di appello che verrà discusso entro il mese. La donna vi ripone ogni speranza. E intanto continua a sborsare i soldi per la cura Di Bella. Ha un meningioma, tumore benigno collocato in profondità e per questo non operabile, né trattabile con la chemioterapia. Ingrandendosi provocava danni: le ha creato problemi di equilibrio, alla deambulazione, alla vista. «Con la somatostatina sono come rinata» ha sempre detto la donna. L’oculista lo conferma. Un medico del servizio oncologico di Ancona nella sua relazione dice: «In assenza della possibilità di praticare l’unica cura, la chirurgia, la prosecuzione del metodo Di Bella può rappresentare un’alternativa ragionevole e consigliabile». Ora la parola passa di nuovo ai giudici.

di Rosalba Emiliozzi

Il Messaggero 09/10/2004
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20041009&ediz=07_MARCHE&npag=49&file=A.xml&type=STANDA
   
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