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Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Di Bella, "sperimentazione" silenziosa

ROMA. Tecnicamente si chiama "studio osservazionale multicentrico con memoria storica" e, tradotto in soldoni, è lo studio che entro due anni circa fornirà dei dati statistici e una documentazione su base scientifica delle reali possibilità terapeutiche della cura antitumorale Di Bella. Sì, perché nell’attesa che il ministero della Sanità si decida a nominare la commissione di esperti istituita su interessamento del ministro Girolamo Sirchia con il compito di riesaminare tutti i casi trattati positivamente con il metodo Di Bella - il fronte favorevole ad una nuova sperimentazione non resta certo a guardare.
Come la Clinica oncologica dell’Università di Chieti che, in collaborazione con alcuni docenti universitari e i medici della Società Italiana di Bioterapia Oncologica Razionale-Metodo Di Bella - presieduta dal figlio del fisiologo modenese che mise a punto la cura, il professor Giuseppe Di Bella (nella foto) - sta effettuando un monitoraggio basato sui dati clinici di alcune centinaia di pazienti in cura con il trattamento multiterapico raccolti dalla Fondazione Di Bella. I criteri in base ai quali avviene la raccolta dei dati sono quelli dell’oncologia basata sull’evidenza, ovvero quelli codificati dall’Organizzazione mondiale della sanità, così come al di sopra di ogni sospetto appare la struttura universitaria abruzzese, diretta da Stefano Iacobelli. Nella stessa clinica, inoltre, da alcuni mesi si stanno verificando gli effetti dell'octreotide (il derivato sintetico della somatostatina, elemento base del trattamento multiterapico Di Bella) nei tumori polmonari.
Ma torniamo allo studio avviato circa tre mesi fa: che cosa dimostrerà? Per le varie tipologie tumorali i risultati verranno confrontati con i dati statistici del National Cancer Institute (Nci), uno dei più importanti istituti a livello internazionale che supportano la ricerca sul cancro, per capire se il metodo Di Bella garantisce una maggiore o minore percentuale di sopravvivenza rispetto alle terapie "convenzionali". Per comprendere basterà un esempio: se l’Nci ha osservato che la percentuale di sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore al pancreas a 6 mesi è al massimo del 7%, e lo studio sui pazienti trattati con il cocktail di farmaci Di Bella garantirà una percentuale superiore, la bontà della cura sarà difficilmente contestabile dal punto di vista dell’oggettività dei risultati.
Il professor Di Bella ci tiene a sottolineare due aspetti: innanzitutto che «i primi risultati di questo studio arriveranno dopo due anni, e non dopo tre mesi come accadde con la sperimentazione farsa del '98"; in secondo luogo «il National Cancer Institute ha stabilito che l’obiettivo primario per dimostrare la validità dello studio non è la dimensione del tumore, bensì la sopravvivenza del paziente, mentre il secondo obiettivo è la qualità della vita». Questo anche perché i risultati del volume del tumore ai vari esami possono variare, dunque il criterio rischierebbe di risentire di una certa soggettività. È chiaro, invece, che «se un paziente trattato con il metodo Di Bella vive più alungo di quanto inizialmente stimato - spiega il professore - e lo fa con una qualità della vita più accettabile di quella garantita dalla chemioterapia, questo è un dato non soggettivo, non interpretabile».
La questione è considerata particolarmente importante. Uno dei punti di forza della teoria di Di Bella, infatti, è che i trattamenti chemioterapici consentirebbero un decremento volumetrico della massa neoplastica spesso solo transitorio, cui segue una ripresa della proliferazione tumorale, a cui vanno aggiunti gli effetti collaterali forieri di grandi sofferenze. Al contrario, i dibelliani sottolineano come ben 34.508 autorevoli pubblicazioni scientifiche internazionali dimostrino ormai l’attività antitumorale dei componenti della cura Di Bella e il reciproco potenziamento di tale attività che si otterrebbe attraverso l’interazione dei singoli farmaci.
Tuttavia, come detto, le novità non finiscono qui. Già da alcuni mesi la stessa clinica di Chieti sta trattando oltre 300 ammalati di tumore al polmone con l’octreotide. Il componente fondamentale del cocktail Di Bella viene somministrato per via sottocutanea in pazienti già trattati con la chemioterapia. E le premesse paiono incoraggianti se già nel recente congresso dibelliano internazionale tenutosi a Bologna, il professor Iacobelli aveva avuto modo di osservare «una buona tollerabilità nel gruppo di malati che assume octreotide rispetto al gruppo di pazienti che non lo riceve».

Vincenzo Nardiello

Roma 13/10/2004
   
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