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venerdì 24 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa


«Tumori, la chemio ha fallito»

ROMA. Studi e pubblicazioni scientifiche che si moltiplicano, una Fondazione riconosciuta dallo Stato, una società che conta circa 200 medici, uno studio osservazionale in atto su centinaia di pazienti per dimostrare che il Metodo antitumorale Di Bella (MDB) funziona, la decisione annunciata da Sirchia di istituire una Commissione per riesaminare i casi trattati positivamente con il famoso cocktail di farmaci, una battaglia vinta contro il divieto di vendere la somatostatina nelle farmacie, 10-15mila ammalati di cancro che si curano con l’MDB, una clinica oncologica di un’Università pubblica che da mesi sperimenta gli effetti della somatostatina sul carcinoma polmonare, un portale internet (www.metododibella.org) che documenta quella che per i dibelliani resta «la totale invalidazione scientifica della sperimentazione della Bindi». La battaglia ricomincia. «Veramente non si è mai fermata», precisa il professor Giuseppe Di Bella (nella foto). Davanti alla villetta di Modena, dove Luigi Di Bella viveva e lavorava, non ci sono più le lunghe file di pazienti che spaccarono l’Italia sul finire degli anni '90. Ma dal suo studio bolognese di viale Marconi il figlio, Giuseppe, non ha mai smesso di curare i pazienti col metodo del padre e battersi per ottenere l’erogazione del Metodo Di Bella da parte del Ssn e la revisione della contestata sperimentazione del '98.
Professor Di Bella, quali sono state le principali novità sull'MDB in questi ultimi anni?
«La più esauriente ed aggiornata banca dati medico-scientifica, la National Library of Medicine, dice che sono oltre 34mila le pubblicazioni sui singoli principi della multiterapia; un numero crescente di congressi in Italia e all’estero hanno certificato le proprietà antitumorali dei farmaci dell'MDB: nessuno può più disconoscere la razionalità e scientificità della cura».
Eppure il silenzio regna sovrano...
«Molti di coloro che nel '97 definirono privo di valore scientilico l'MDB, oggi "scoprono" il valore terapeutico di quelle sostanze che dichiararono inefficaci. "Scoperte" spesso annunciate senza neppure citare Di Bella».
Veramente di recente si è rischiato il divieto di vendere la somatostatina in farmacia: scampato pericolo?
«Direi di sì. Il provvedimento avrebbe portato al blocco della terapia, ma credo che sia nato per motivi tecnici, senza considerare il danno prodotto ai pazienti in cura».
Cosa glielo fa pensare?
«Che, una volta chiarito quest'aspetto, il provvedimento è subito rientrato».
L’opposizione della medicina convenzionale è la stessa del '98 o è cambiato qualcosa?
«Sono cambiate molte cose. Per la prima volta personalità eminenti della scienza e dell’oncologia "tradizionale" nel recente 1° Congresso nazionale sull’MDB hanno preso atto delle solide basi matematiche, scientifiche, chimiche, farmacologiche e cliniche della terapia. Nel portale www.metododibella.org sono riportati un migliaio di lavori italiani ed esteri sulla positiva risposta al Metodo Di Bella nelle varie patologie».
Non sarà un'interpretazione un po' troppo ottimistica?
«Il numero di oncologi ed ematologi che approva l’MDB resta ancora modesto...».
Appunto...
«Aspetti, c’è da aggiungere però che il numero di medici inizialmente ostili al Metodo ma che oggi lo approvano negli ultimi anni è notevolmente cresciuto».
E la spiegazione qual è?
«La loro ostilità non era dettata da faziosità, ma da scarsa informazione su un metodo che affonda le sue radici nella conoscenza e nell’integrazione continua di chimica, fisica, biologia molecolare, matematica e pratica clinica».
Vuol dire che nel '98 la medicina "convenzionale" non era pronta ad accogliere i principi alla base della terapia?
«Esatto. Questa cura è un cambio traumatico di concezioni terapeutiche e mentalità cliniche convenzionali, acquisite e consolidate. Dopo la fine della sperimentazione, mille sentenze di tribunali hanno condannato le Asl a erogare la cura sulla base di perizie medico legali che ne certificavano l’efficacia».
Ma la letteratura scielitifica mondiale cosa ne pensa?
«Sono oltre 30.000 le pubblicazioni che dimostrano il notevole potenziale antitumorale di ogni componente dell'MDB, in assenza di una rilevante tossicità».
Ma lei sa che medicinali, presi da soli, non è detto che garantiscano gli stessi risultati messi assieme...
«Obiezione obsoleta e superata».
In che senso scusi?
«Una serie crescente di altre recenti pubblicazioni confermano che i singoli elementi dell'Mdb, usati insieme, si potenziano vicendevolmente. E' la conferma del dogma centrale del Metodo Di Bella: l’interazione sinergica dei componenti secondo il calcolo combinatorio, con effetto fattoriale, è la sola che possa contenere e contrastare la crescita esponenziale dell’indice proliferativo neoplastico».
Eppure chemio e radioterapia restano le terapie antitumorali di gran lunga più diffuse: perché?
«Certo non per i risultati».
Questo lo dice lei.
«No, lo dicono studi e pubblicazioni internazionali».
Allora faccia un esempio.
«Le reali possibilità terapeutiche dell’oncoterapia medica, chirurgica e della radioterapia sono state evidenziate e confermate da uno studio condotto in Inghilterra e nel Galles che certifica che solo il 29% sopravvive a 5 anni».
Di che studio si tratta?
«Lo studio, tanto per essere chiari, è stato condotto su 782.902 pazienti neoplastici, con una varietà di 47 forme tumorali diverse, di cui ben 541.976 sono morti 5 anni dopo la diagnosi. Questa pubblicazione del prestigioso British Medical Journal, è altamente significativa sia per l’alto numero di pazienti coinvolti che per il luogo dov'è stato compiuto: l’Inghilterra, infatti, possiede uno dei sistemi sanitari più avanzati. Ma la realtà è ancora peggiore».
Addirittura?
«Le statistiche dicono che la mortalità da 5 a 10 anni dalla diagnosi aumenta ancora sensibilmente. Questi sono dati oggettivi, non numeri di Giuseppe Di Bella. Emerge chiaramente l’evidenza di una chemioterapia in grado solo di conseguire un illusorio e transitorio decremento volumetrico del tumore, ma non di eradicarlo. Se la chemio fosse efficace non avrebbe senso l’asportazione chirurgica dei tumori. La quasi totalità di quel 29% di pazienti che sopravvive è dovuta alla chirurgia, in piccola parte alla radioterapia, in quantità insignificante alla chemio. Per di più con i noti effetti tossici e le sofferenze dei malati».
La medicina convenzionale la pensa diversamente...
«Lo so, ma lei pensi che un dosaggio di chemioterapici capace di sterilizzare l’ammalato da tutte le cellule neoplastiche risulterebbe letale prima di aver raggiunto il 50% della dose efficace».
Sta dicendo che solo una parte delle cellule malate può essere distrutta con la chemioterapia?
«Esatto, e le cellule residue - se non asportate chirurgicamente - riprendono sempre e comunque la proliferazione, con l’aggravante della progressiva selezione di cellule tumorali sempre più indifferenziate, refrattarie e aggressive per il noto effetto mutageno della chemio».
Sirchia ha annunciato l’istituzione di una Commissione per rivedere i casi positivi dell’MDB: soddisfatto?
«Dipende, ho chiesto al ministro di poter partecipare direttamente ai lavori della Commissione. Ho esperti di genetica, biologia molecolare, chimica, matematica e fisica che hanno tutte le carte in regola».
E se fosse possibile partecipare sotto un’altra forma?
«Ci sono una quantità di passaggi di chimica e biologia molecolare dell’MDB che vanno evidenziati e spiegati».
E se Sirchia dirà no?
«Allora vorrà dire che vogliono fare coma la Bindi...».

Vincenzo Nardiello

Roma 17/10/2004
   
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