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domenica 19 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa


«Questa cura può affamare il tumore».

ROMA. «Nessun effetto tossico, nessun effetto collaterale di rilievo». Non solo. Importanti ed autorevoli pubblicazioni scientifiche «dimostrano che somatostatina e analoghi sono pontentissimi inibitori dell'androgenesi tumorale». In pratica queste sostanze bloccherebbero il processo che "dà da mangiare" al tumore. Calma, è ancora presto per poter dire come andrà a finire, ma certo le prime osservazioni dello studio che la clinica oncologica dell'Università "G. D'Annunzio" di Chieti sta portando avanti sono incoraggianti. Il professor Stefano lacobelli è il direttore della struttura. Da circa un anno e mezzo nella sua clinica un numero significativo di ammalati di una particolare forma tumorale - il carcinoma polmonare a piccole cellule - viene curato con l'octreotide, un analogo della somatostatina, il farmaco base della cura Di Bella, quella che spaccò l'Italia
sul finire degli anni ‘90.
Professore, quanti pazienti sono coinvolti nel vostro studio?
«Eravamo partiti con 300 ma proprio in questi giorni, a causa di una difficoltà di arruolamento, stiamo rivendendo il disegno dello studio per ridurre a 50 il numero di pazienti».
A cosa è dovuta questa difficoltà?
«Al fatto che il farmaco per gli studi chimici deve essere disponibile gratuitamente per i pazienti».
Invece non è così?
«No, le aziende non mettono a disposizione il farmaco. Ma questo, per la verità, è un problema che riguarda tutti gli studi in Italia e all'estero».
Questo che cosa comporta?
«La difficoltà a farlo prescrivere. Non c'è un'indicazione registrata per questa patologia, quindi i medici dei vari centri che hanno approvato lo studio hanno avuto poi difficoltà a prescriverlo».
Perché?
«Perché questo è uno studio spontaneo nostro, non dell'industria».
E perché avete deciso di promuoverlo?
«Riteniamo che il carcinoma del polmone a piccole cellule sia una patologia in cui l'impiego di analoghi della somatostatina trovi un'indicazione e un'efficacia».
In cosa consiste concretamente quest'efficacia?
«Questo tipo di tumori contengono recettori della somatostatina».
Esistono altri studi simili al vostro che confermano questa tesi?
«Uno studio sistematico come quello che vogliamo fare noi non esiste; ci sono delle evidenze in letteratura che indicano una certa efficacia dell'utilizzo di somatostatina e analoghi in questa patologia. Inoltre, l'ultima versione della classificazione dell'Oms dei tumori neoendocrini nell'ambito polmonare prevede proprio il carcinoma polmonare a piccole cellule».
Questo cosa vuoi dire?
«Che si tratta, a tutti gli effetti, di un tumore neoendocrino e quindi, come tutti o quasi i tumori neoendocrini, può avere un vantaggio all'uso di inibitori specifici. Non solo. C'è anche molta letteratura scientifica su riviste di grosso impatto, soprattutto negli ultimi tempi, che sostiene che somatostatina e analoghi sono pontentissimi inibitori dell'androgenesi tumorale».
Mi scusi, ma tradotto per i profani cosa vuol dire?
«L'androgenesi è quel processo che dà nutrimento ai tumori attraverso l'apporto di sangue. C'è un'intensissima ricerca della farmacologia industriale sugli inibitori di questo processo. Noi crediamo che nella terapia di questi tumori si possa utilizzare l'octreotide, ma ci sono anche altri analoghi».
Finora che livello di tollerabilità al farmaco ha riscontrato nei pazienti?
«Ottima, non c'è assolutamente nessun problema».
Vuol dire che non ci sono effetti collaterali di rilievo?
«No, e nemmeno effetti tossici».
È possibile avanzare, allo stato, un'ipotesi per dire se lo studio alla fine potrà dare risultati più o meno positivi?
«No, ora bisognerebbe avere la palla di cristallo».
Quanto durerà lo studio?
«Guardi, proprio in questi giorni stiamo rispedendo al comitato etico la versione aggiornata dello studio con meno pazienti, ma con una potenza statistica che ci potrà dire egualmente se è stato efficace o meno. Comunque dipenderà molto anche dalla volontà dei nostri collaboratori. Molti ci hanno assicurato che cercheranno di inserire pazienti, nonostante le difficoltà di cui parlavamo prima».
I vostri collaboratori sono sparsi in tutta Italia?
«Certo, il nostro è uno studio muiticentrico nazionale».
Vuol dire che non siete soli, che esistono diversi centri che partecipano allo studio?
«Sì».
Sono centri pubblici?
«Esatto, pubblici».
Il ministero ha istituito una Commissione di espererti per rivedere tutti i casi trattati positivamente con la cura Di Bella: sarebbe opportuno giungere ad una nuovasperimentazione?
«Come sperimentatore chimico sono aperto a tutto, però prima di dire ok ad una nuova sperimentazione vorrei vedere prima da vicino che cosa effettivamente uscirà da quest'analisi dei dati».

Vincenzo Nardiello

Roma 19/10/2004
   
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