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mercoledì 22 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

Ostacolato dalla scienza ufficiale, ma stimato dai suoi allievi - Sono trascorsi più di trent'anni e l'indagine è tuttora in corso
Luigi Di Bella, il rivoluzionario che sconfisse la leucemia

Negli anni '70 scoppia anche il caso Di Bella, balzato agli onori della cronaca nel 1997. Pochi ne sono a conoscenza ma le pagine dei giornali e le agenzie di tutto il mondo avevano lanciato la figura di Luigi Di Bella già nel '73 quando si seppe che il fisiologo siciliano ideatore di una multiterapia contro il cancro, poi bocciata dal ministero della Sanità, nel 1998, aveva curato con successo sette casi di leucemia.
Nel 1969 Di Bella, morto il 1 luglio 2003, ebbe un'intuizione, scaturita dall'osservazione degli ultimi istanti di vita di un bambino di sette anni, figlio di amici, morto di leucemia e curato da un ematologo "che mi consentì di somministrargli quantità modeste di serotonina durante i tre mesi della durata della malattia". Tutto è sorto ufficialmente nel 1969, raccontava Di Bella, "quando comunicai al 45° Congresso della Società Italiana di Biologia Sperimentale a Sassari l'aumento della piastrinemia dei ratti per circa 72 ore successive alla stimolazione dei gangli delle habenulae".

Il 6 dicembre 1973 venne invitato a tenere una conferenza sulle sue ricerche all'Archiginnasio di Bologna dalla Società Medico Chirurgica del capoluogo emiliano. Durante il suo intervento, dal titolo "Orientamenti fisiologici nella terapia delle emopatie" comunicò la guarigione di sette casi di gravi malattie ematologiche.
Tra i casi c'era quello di un bambino leucemico che si era visto risalire le piastrine da settemila a cinquecentomila dopo dieci giorni dall'inizio del trattamento.
Al tavolo della presidenza c'era il professor Domenico Campanacci, clinico di fama internazionale, che alla fine dell'intervento di Di Bella affermò: "Dietro a questa dotta ed appassionata esposizione c'è una tale massa di lavoro sperimentale che noi medici, che ne siamo fuori, rimaniamo sbigottiti. Voglio fare un'osservazione: la vincristina è tossica, noi lo sappiamo. Possiamo far diminuire le forme immature, ma a un certo punto dobbiamo smettere, il malato sta male. Io ritengo che la medicina ben fatta debba tenere conto del malato, altrimenti con tutte le nostre elucubrazioni la terapia non regge. Si sente la necessità di sostituirla con qualche cosa che tossica sembra non sia affatto".

La notizia venne rilanciata dai giornali e dalle agenzie nazionali e subito ripresa dai quotidiani di mezzo mondo. Al settimanale "Amica" Di Bella dirà: "Non posso dire se siamo sulla strada di debellare non solo la leucemia bensì ogni forma di tumore. Non posso nemmeno dire di avere trovato la cura assoluta della leucemia. Per poterlo affermare deve ancora passare del tempo e occorre soprattutto che il numero dei casi risolti sia molto superiore a quello che fino ad ora ho ottenuto. Oggi devo soltanto dire che i pochi ammalati che ho curato stanno bene".

Il Roma di Napoli sintetizza: "Una terapia rivoluzionaria per sconfiggere la leucemia.
La battaglia dell'illustre clinico contro i baroni in camice bianco.
Gli stessi baroni bianchi all'indomani della sua sensazionale conferenza di Bologna sono giunti al punto di minacciare di disertare i più importanti congressi medici se il professor Di Bella fosse invitato.
Di Bella è rimasto così tagliato fuori, ostacolato dalla scienza ufficiale, ma stimato dai suoi allievi e dai malati che a lui si rivolgono fiduciosi".
"A new sensational report", titola il The Calhoun Herald, una rivista dell'Illinois, riferendosi all'importanza della melatonina nella cura delle leucemie.
Nel gennaio del '74 Di Bella partecipa al "26° International Congress of Phiysiological Sciences" di New Delhi.
Nel 1976 espone la sua terapia anticancro al 16° Congresso mondiale di Ematologia di Kyoto.
Intanto viene scoperta da Guillemin la somatostatina, un decisivo inibitore dei fattori di crescita cellulare e nel 1978 Di Bella comunica ad Amsterdam i risultati ottenuti, con particolare sottolineatura della funzione di controllo sulla crescita cellulare della melatonina e di inibizione della crescita stessa esercitata dalla somatostatina e dalla bromocriptina.

Negli atti del Congresso di Atene del 1980 si legge: "Stiamo impiegando la somatostatina, associata a dialfa-bromocriptina, melatonina e cyclofosfamide in tumori della mammella, del polmone, dello stomaco, dell'intestino, nei linfomi Hodgkin e non Hodgkin, nelle istiocitosi maligne, negli osteosarcomi, nei neuroblastomi e nei melanomi... nessun inconveniente è stato mai riscontrato dopo parecchi anni dall'inizio della cura...
La terapia del cancro con somatostatina, melatonina, inibitori della prolattina, Acth è probabilmente la più fisiologica tra le terapie ufficiali proposte ed applicate. Essa non comporta alcuna tossicità ed è ben tollerata".
E siamo a quella che, 18 anni dopo, a febbraio 1998, un sofferto decreto legge (DL 23/98) firmato dal ministro Rosy Bindi definisce Mdb: Multiterapia Di Bella. Bocciata alla fine di una breve e contestata sperimentazione, ma non dai pazienti che ne testimoniano spesso i benefici.
A marzo 2005 il ministro della sanità Girolamo Sirchia rivela l'esistenza di una seconda istruttoria della sperimentazione avviata presso una commissione dell'Istituto Superiore di Sanità. L'indagine è tuttora in corso.

BREVE STORIA DEL PROFESSORE
Il certificato di battesimo, scritto in latino, depositato presso l'Arcipretura della Parrocchia di S. Maria delle Grazie di Linguaglossa e custodito per tanto tempo da Monsignor Salvatore Raciti, recita: "Anno domini Millesimo nongentesimo et duodecimo, Dic 25 Mensis Julii Ego Sac Angelui Previtera de licentia Rev. Blasii Palermo, baptizavi infantem die 18 julii 1912 natus ex legitimis conjugibus Josephio Di Bella et Carmela Tornature, cui impositum est nomen Alojsium-Alexius-Carmelus. Matrina fuit Dominica Di Bella: obstetrix Carmela Di Bella".

Nato a Linguaglossa il 17 luglio 1912, dalla madre Carmela Turnaturi e dal padre Giuseppe, quest'ultimo conosciuto come sbrigaffaccende, barbiere, cavadenti e segretario del Vescovo a Lipari, Luigi Di Bella mantiene sempre un carattere schivo. Il piccolo Alojsium, grazie all'aiuto della sorella Anna, maestra, impara a leggere e a scrivere a quattro anni e di fronte ai libri e allo studio ogni altra cosa perde importanza.
In casa Di Bella si mangia una volta al giorno e anche in questa occasione Luigi tiene vicino a sé un libro aperto, per non sprecare il tempo, e per non sprecare soldi spesso si reca a studiare fuori, sotto il lampione comunale.
Poi è la volta delle scuole complementari ma l'insegnante di Italiano si accorge del suo talento. Così Luigi dedica alcune settimane estive al latino, supera un esame e viene indirizzato al Liceo scientifico di Messina, dove consegue la maturità a 17 anni. Si iscrive a Medicina nell'ateneo peloritano, e vive assieme ai suoi fratelli in una povera baracca. Era solito preparare le materie su imponenti opere che intimidivano gli stessi docenti e grazie all'immane impegno profuso sostenne sempre con il massimo profitto gli esami universitari.

Prima di arrivare all'Università di Modena, nel 1937, Di Bella lascia l'ateneo messinese poiché il fisiologo Pietro Tullio, trasferito a Bari, vuole portarselo con sé, e qui si laurea con 110 in Medicina il 14 luglio 1936, a 24 anni, dopo avere aggiunto dodici esami al corso normale di studi.
Tullio lo avvia pure allo studio del tedesco, lingua nella quale erano scritte importanti monografie di fisiologia e neurofisiologia.
Dal 1936 al 1939 diviene Aiuto Incaricato nell'Istituto di Fisiologia Umana dell'Università di Parma. In luglio 1939 è Assistente ordinario nello stesso Istituto.
Dal 1937 al 1977 è Aiuto Ordinario alla Cattedra di Fisiologia Umana dell'Università di Modena. Nel 1941 viene mandato in Grecia in guerra come capitano medico e dirige l'ospedale da campo della Divisione Acqui e della Divisione Modena. Si racconta che in molte occasioni i soldati tedeschi feriti chiederanno di essere curati da lui. Finita la guerra rientra a Modena e si prende altre due lauree, Farmacia e Chimica.

Nel 1943 è incaricato del Corso di Fisiologia Generale per gli studenti di Scienze Naturali, Biologiche e Farmacia nell'Università di Modena. Nel 1948 consegue la libera docenza in Fisiologia Umana e in Chimica Biologica. Dopo il pensionamento molti studenti lo ricorderanno per la straordinaria preparazione in ogni campo del sapere scientifico e per l'entusiasmo che riusciva a suscitare durante le lezioni.

Vincenzo Brancatisano

Il Quotidiano di Sicilia 09/04/2005
   
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