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Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

Il ministro della Salute vuole istituire un gruppo di lavoro che riesamini il cocktail di farmaci del dottore modenese
Storace riapre alla cura Di Bella, è di nuovo polemica

ROMA (5 mag. 2005) - Si è appena insediato al Ministero della salute e già suscita accese polemiche. Dopo le critiche al "salutismo" del suo predecessore Girolamo Sirchia, Francesco Storace ha deciso di dare un'altra chance alla cura Di Bella.

Il ministro della salute ha infatti dichiarato oggi che valuterà se mettere tra i farmaci di fascia "A", cioè completamente a carico del servizio sanitario nazionale, la somatostanina, il famoso principio attivo della "cura Di Bella": "Dal dottor Giuseppe Di Bella, figlio del professor Luigi, mi è già arrivata la richiesta. Sono al ministero da pochi giorni, valuterò cosa effettivamente si può fare. Ritengo però di poter dire fin da ora che, su questo tema, sarà istituito al più presto un gruppo di lavoro che esamini con rapidità la situazione nel dettaglio".

Nel cocktail di farmaci messo a punto da Di Bella la somatostatina era uno degli ingredienti di punta. Oggi, dopo l'annuncio di Storace, l'associazione degli oncologi italiani, Aiom, ha ricordato che "le sperimentazioni condotte alcuni anni fa sulla cosiddetta terapia Di Bella diedero risultati incontrovertibilmente negativi, dunque è auspicabile che ai malati vengano garantite cure efficaci". In altre parole, Storace dovrebbe usare meglio i soldi dello Stato.

"Mi domando che senso possa avere una nuova valutazione sull'efficacia della cura di Bella - dice il presidente dell'Aiom, Roberto Labianca -, allo stato attuale non vediamo novità che possano giustificare l'istituzione di un nuovo gruppo di lavoro. I dati raccolti nel 1998 sono incontrovertibili: quel cocktail non funziona".

Immediate le reazioni dell'opposizione. Rosy Bindi, ex titolare della Sanità negli anni in cui esplose il caso Di Bella, afferma che per Storace "è una pessima partenza e una scelta irresponsabile, come dimostrano le prime reazioni dei medici e dei ricercatori". La Bindi sostiene che "Storace accredita un'idea distorta della libertà di scelta, che peraltro concede solo a chi gli fa comodo, e mette in discussione i principi di efficacia e appropriatezza delle cure,che garantiscono l'equità e la sostenibilità del sistema sanitario pubblico".

"Molti - aggiunge - si sono chiesti perché Storace sia stato nominato ministro della Salute. Finora c'erano almeno due spiegazioni evidenti: continuare a favorire gli interessi della sanità privata, come aveva fatto con grande zelo nel Lazio, e commissariare le Regioni del centrosinistra, come ha cominciato a fare con le ispezioni dei Nas. Da oggi sappiamo che c'è un terzo motivo: autorizzare il trattamento Di Bella a carico del Servizio sanitario nazionale".

Secca la replica, in una nota, di Francesco Storace: ''E' ovvio che l'onorevole Bindi, che nessuno rimpiange al ministero della Salute, insorga. Insorge perché pretendiamo il rispetto degli accordi sottoscritti tra Stato e Regioni sulle liste d'attesa e non sbattiamo la porta in faccia ai malati''.

La Bindi, aggiunge Storace, ''non sa che alcune Regioni già rimborsano i malati che scelgono la cura Di Bella. È altrettanto ovvio che l'onorevole Bindi non farà mai più il ministro della Salute''. Alle critiche sollevate dai medici, ''mi permetto di far rilevare - prosegue il ministro - che già a dicembre è stato istituito un gruppo di studio sulla materia presso il Consiglio superiore di Sanità. Sono sicuro che dialogando si preferirà cercare di capire, anziché lanciare anatemi. La politica ha il dovere di dare risposte alle domande sociali. La scienza, nella sua autonomia, le affronterà''.

No a un nuovo esame della terapia Di Bella. E' unanime il parere negativo degli Internisti ospedalieri all'annuncio del neoministro della Salute Francesco Storace che ha dichiarato di voler riprendere in esame la cura, sottoponendola a un gruppo di lavoro, con eventuale inserimento della somatostatina fra i farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale. ''E' stato dimostrato - affermano, concordi, i camici bianchi riuniti nel capoluogo campano per il congresso della Federazione dirigenti internisti ospedalieri (Fadoi) - che la terapia Di Bella non funziona. Perché sottoporla di nuovo a un esame? Non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino un vantaggio per i malati. In questo modo si illudono i pazienti e si rischia di spender male soldi che sono già pochi''.

Per gli internisti, inoltre, ''la somatostatina è già disponibile nella terapia di alcuni tumori, come quelli neuroendocrini. E' sbagliato introdurla per curare in modo generalizzato tutti i tipi di cancro, come proponeva il professor Di Bella''.

''Ribadiamo - afferma quindi Ido Iori, presidente della Fadoi - che siamo medici pubblici e come tali dobbiamo utilizzare i farmaci per indicazioni riconosciute, al dosaggio corretto e per i pazienti giusti. L'impiego generalizzato nei pazienti oncologici della somatostatina non corrisponde assolutamente a queste indicazioni''.

''Contrario a riaccendere la speranza dei malati di cancro senza prove'' si dichiara anche il presidente della Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici), Giuseppe Del Barone, che aggiunge: ''Non credo che scientificamente si possa concludere in favore dell'efficacia della cura Di Bella''. Mentre per Silvio Garattini, direttore scientifico dell'Istituto Mario Negri di Milano, ''non ci sono ragioni per una nuova valutazione della terapia Di Bella, né tantomeno per l'inserimento della somatostatina fra i farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale''.

Emilianet 05/05/2005
http://www.emilianet.it/database/emilianet/emilianet2.nsf/0/13767A9ED820C610C1256FF80051AD8B?OpenDoc
   
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