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domenica 19 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

Il prof. Di Bella: «Grossolanità e malafede, hanno demolito le mie scoperte e adesso le utilizzano» «I miei collaboratori? Quelli veri sono pochi, umili e oscuri. Non ho un'organizzazione alle spalle»
Di Bella: "Si stanno appropriando della mia terapia"

Professor Di Bella, la somatostatina ritenuta «inutile» nella sua Multiterapia viene riabilitata e, anzi, ha fruttato un premio al professor Umberto Veronesi per la sua applicazione nella cura di alcuni tipi di tumore. E' la sostanza in quanto tale che lei giudica utile oppure, come sostiene Veronesi, è soltanto un vettore e quindi non c'entra nulla con l'uso che ne fa lei?
«Mi pare si voglia o si creda di imbavagliare la notizia attribuendole contenuti tanti errati quanto ingenui. La somatostatina - e l'etimologia lo esprime chiaramente - interagisce tra l'altro nel processo di crescita normale e neoplastica. Tra gli aminoacidi che la costituiscono uno è stato marcato con un elemento radioattivo, il che non altera il meccanismo fisiologico del polipeptide. Sarebbe lo stesso che pretendere di mutare le caratteristiche di un uomo attraverso il cambiamento di un capo del suo abbigliamento. Questa tecnica è diventata corrente nello studio del meccanismo d'azione delle sostanze ad azione biologica e contribuisce validamente a chiarirne e precisarne il meccanismo d'azione».
E c'era già un precedente
Già tre anni fa un ricercatore dell'Istituto del professor Veronesi ricevette un premio per le «scoperte» relative ai retinoidi e acido retinoico, che lei peraltro utilizzava da tempo nella Multiterapia: cosa ne pensa?
«E' una delle tecniche di appropriazione indebita tutt'altro che rare nel campo biologico e scientifico».
Non ha l'impressione che, dopo aver demolito la sua terapia, la medicina ufficiale stia cercando in qualche modo di appropriarsene togliendo a lei la paternità di quelle scoperte?
«Sono di questo parere, non senza tuttavia far rilevare la grossolanità e la malafede adoperate».
Dopo la fine della sperimentazione è stato contattato da qualche oncologo di quelli che pubblicamente avevano «bocciato» la sua terapia?
«Io ho partecipato alla sperimentazione in quanto ho tenuto un breve corso a un gruppo di medici (non conosciuti nè invitati da me) che avrebbero dovuto sperimentare l'attività del mio protocollo. Malgrado l'invito fatto alla fine del breve corso di disporre di me a loro discrezione, non ho avuto la fortuna di rivedere nessuno dei partecipanti».
In questi ultimi anni ha fatto progressi nella ricerca, ha modificato la sua Multiterapia?
«La multiterapia intanto è valida in quanto interviene sui numerosi e diversi aspetti della citogenesi neoplastica. L'eliminazione di uno dei componenti può alterare, deviare, mutare il meccanismo d'azione che tuttavia nella massima parte dei casi continua ad affermare la sua validità».
«Pochi dottori mi seguono senza sete di guadagno»
I suoi collaboratori hanno continuato in questi mesi ad ordinare il materiale relativo ai suoi pazienti, arrivando così ad avere una panoramica completa sui casi trattati e i risultati?
«Chiederei una ovvia, necessaria spiegazione sul significato del termine collaboratori. Gli unici a collaborare sinceramente sono quei pochi, umili, oscuri medici che hanno applicato e applicano realmente il mio protocollo senza sete di guadagno, nel silenzio di qualche condotta, con la ricompensa particolarmente preziosa di veder affiorare il sorriso di gratitudine sul viso smarrito e dolente di chi si appresta alla fase iniziale della cura».
Sta applicando o sperimentando la Multiterapia in altri Paesi?
«Le relazioni al Senato argentino, alla Camera brasiliana, al Parlamento dell'Ontario, nonché l'ormai vasta letteratura mondiale relativa credo siano elementi di sufficiente chiarezza. D'altra parte il numero di comunicazioni relative al mio protocollo esitate in tutto il mondo senza spese propagandistiche di case produttrici rappresenta una garanzia di attività che dimostrano con assoluta chiarezza l'efficacia e la diffusione del protocollo. Un protocollo può venire applicato con certezza di riuscita nello stroncare una neoplasia sempre che venga applicato tempestivamente, correttamente e in un paziente non ancora irreversibilmente tarato».
Ci sono nuovi pazienti in Italia che chiedono di accedere alla sua terapia dopo la bocciatura della sperimentazione?
«Infiniti ostacoli da potenze finanziarie»
«L'umiliante termine bocciatura è degno del carattere morale di chi l'ha adoperato. Basterebbe essere a contatto con l'ammalato prima e dopo l'uso corretto del protocollo per cambiare idea e concetti. Un calcolo approssimativo sarebbe inesatto per l'entità statistica, come per l'ignoranza dei meccanismi d'azione, come per gli infiniti ostacoli che le potenze finanziarie occulte hanno posto e pongono. Dovrei osare affermare che un elevato numero passa attraverso il campanello del mio laboratorio, il mio telefono o altri più sofisticati e moderni mezzi di comunicazione, ma credo inutile ogni affermazione in quanto ogni verità può venire soppressa quando non ha il sostegno soprattutto iniziale di molteplici forze».
Allo stato attuale, quante persone ritiene si stiano curando con la Multiterapia?
«Non oserei avanzare dei numeri, un calcolo statistico vale in quanto sostenuto da elementi adeguati di valutazione, ed io i mezzi materiali per raggiungere lo scopo non li ho messi in opera per mancanza di tempo e dei mezzi anche pecuniari necessari. E' difficile creare un collaboratore che abbia capito l'essenza del mio protocollo e l'abbia applicato convinto e fedelmente. Aggiungere un'insignificante specialità o avvertire di una sciocca precauzione conferisce agli occhi del paziente un più elevato aspetto culturale del proprio medico, che perciò spesso non sfugge alla tentazione di aggiungere qualcosa di inutile, fazioso e talvolta dannoso».
Quanti medici applicano la sua terapia? Ce ne sono anche all'estero?
«Posso ripetere i motivi dell'inesattezza della mia risposta senza aggiungere nulla di nuovo, ma sarebbe sufficiente tenere conto del quantitativo di somatostatina e di equivalenti (300 mila dosi di prodotto, anche di dubbia provenienza, venduti in un anno in Italia) per capire quanta popolarità, ma non sempre professionalità, abbia raggiunto il protocollo».
«I finanziamenti? La mia pensione»
Tra i suoi allievi ce n'è qualcuno in grado di raccogliere la sua «eredità» scientifica e, quindi, di portare avanti le sue ricerche?
«L'ultimo perchè del meccanismo d'azione del mio protocollo non l'abbiamo ancora raggiunto, come emerge del resto dalle comunicazioni già svolte nei congressi europei di Amburgo, San Pietroburgo e Oxford degli ultimi tre anni e ultimamente in quello mondiale di Fisiologia svoltosi a Christ Church in Nuova Zelanda. Una ricerca scientifica mondiale come questa necessita di una organizzazione dietro le spalle. Il mio laboratorio è finanziato soltanto dalle pensioni del sottoscritto e dalla generosità di qualche benefattore».
Che sentimento prova pensando alla vicenda della sperimentazione?
«Io sono orgoglioso di essere riuscito a creare qualcosa di terapeuticamente utile con il mio protocollo. Non avrei mai osato sperare che si sarebbe arrivati ad organizzare una sperimentazione così come è stata fatta. Gli esempi di Volta e Marconi, Galvani e Meucci e di Galileo Ferraris, tramite i cui campi elettrici variabili si muove il mondo oggi, sono più che confortanti. La vita è un bene unico e divino, difficilmente apprezzato dall'uomo. tutto ciò che sostiene la vita ha, appunto, qualcosa di trans-umano».
«Ci sono tante cose che non conosciamo»
Se potesse tornare indietro cambierebbe strategia per far conoscere e diffondere la sua terapia?
«Il problema non è quello di far conoscere, in quanto il protocollo si deve affermare. Il problema piuttosto è nel progredire negli immensi campi del sapere ancora a noi ignoti. Per non andare molto lontano basta soltanto rivolgersi all'essenza del pensiero e della mente umana: il più grande mistero dell'universo ».

La Gazzetta di Modena 29/09/2001
http://www.gazzettadimodena.it/
   
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