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sabato 18 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

Il libro dell’ex ministro alla sanità Rosy Bindi dedica un capitolo alla discussa cura contro i tumori e il suo partito lo diffonde su internet Il caso torna politico? Reagiscono l’associazione dei pazienti e il figlio del fisiologo
Di Bella, gli attacchi sul sito della Margherita

Non solo Rosi Bindi, ma tutta la Margherita è preoccupata dal caso Di Bella? «Si stanno riorganizzando», annuncia l’ex ministro della sanità nel suo libro «La salute impaziente», come abbiamo riferito giovedì. Di Bella è morto nel 2003 ma «i suoi seguaci - conclude preoccupata - sono ancora molto attivi, con una rete di centri, farmacie, ambulatori in tutta Italia». Ma non è finita. Il sito ufficiale della Margherita (www.margheritaonline.it) estrapola proprio il capitolo del libro che la Bindi dedica al caso Di Bella e lo offre gratuitamente ai lettori. Non è che la buttiamo in politica un’altra volta e che il caso Di Bella diventi uno dei capitoli del programma dell’Unione?
La Bindi attacca duramente l’associazione di malati Aian di Roma e le sue presunte «pressioni di natura lobbistica sul Gabinetto ministeriale» che e arrivano alla «campagna nazionale di discredito del ministro» e «del Servizio sanitario nazionale».
Reagisce Patizia Mizzon, presidente dell’Aian. «Ma quale pressione lobbistica? Noi volevamo che i pazenti che intendevano fare la cura Di Bella e che erano stati abbandonati dalla medicina ufficiale come inguaribili la facessero negli ospedali pubblici, in modo che si evitassero speculazioni. Sono stata proprio io a denunciare le prime mancanze dei finti medici o di medici che non conoscevano la cura. E i pazienti oggi ci testimoniano sempre più spesso che la medicina ufficiale indica loro negli ospedali melatonina, somatostatina e retinoidi nella cura dei tumori ed è proprio quello che volevamo». Quanto alle pagine del libro della Bindi, «le definisco come quelle di una che da questa storia è rimasta scottata perché non l’ha saputa gestire - commenta Mizzon - A differenza di quanto si crede, è stata lei a voler spendere i soldi per fare una sperimentazione, inutile per come è stata condotta, noi chiedevamo solo che fossero osservati i pazienti che erano già in terapia e che testimoniavano tanti benefici».
Ma le cartelle cliniche fatte reperire dai Nas non erano attendibili, scrive la Bindi.
«Ma proprio per questo e perché non si fidavano delle cartelle - spiega Mizzon - chiedevamo che loro stessi osservassero scientificamente i pazienti già in trattamento. Come mai a nessuno è venuto in mente di farlo nonostante le richieste?».
Ad esempio?
«Ad esempio, come mai nessuno ha avuto la curiosità scientifica di valutare il caso clinico di mio figlio che, affetto da linfoma di Burkitt e senza praticare alcun trattamento ufficiale precedente, e dunque grazie alla sola cura Di Bella, sta bene a distanza di 11 anni?».
Quanto al fatto che la Margherita pubblica sul suo sito proprio il capitolo dedicato al caso Di Bella, Mizzon si mette a ridere: «Questo - conclude - dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che la loro preoccupazione non era e non è scientifica, ma politica».
E veniamo «agli eredi». Il figlio Adolfo Di Bella, sul sito www.dibellainsieme.org, ironizza:
«Sono parecchie decine di migliaia i pazienti che si sono curati o si curano con il Metodo Di Bella, e molti di più i loro parenti, amici, conoscenti. L’on. Bindi è di origine toscana e noi, sciacquando i nostri poveri panni in Arno, ci affrettiamo a far tesoro del suo limpido italiano: all’ex Ministro del ‘Gabinetto ministeriale’ della Sanità forse è sfuggito che pazienti, ex pazienti Mdb (questi ultimi ovviamente vittime di errori diagnostici), con amici e parenti, sono - e fino ad approvazione di nuove disposizioni di legge - saranno anche elettori. E se costoro cominciassero ad interrogarsi sul loro futuro, nell’ipotesi di una riedizione del Gabinetto ’98? Se, sentendo parlare con ansiosa preoccupazione di ambulatori, farmacie, centri Mdb (ma quali?) e temendo una programmata caccia all’untore, decidessero nel segreto dell’urna di scongiurare questo pericolo?».

di Vincenzo Brancatisano

Gazzetta di Modena - Pagina 15 - Cronaca 23/10/2005
   
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