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sabato 25 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa


«La truffa del secolo ha ucciso anche me»

Per me, per noi è sempre la “mamma dei lupetti”, Mriagrazia. Quando si ha la fortuna di avere un cane, il padrone inevitabilmente assume il nome del proprio “figlio” a quattro zampe. E così lei, che aveva la fortuna di avere due cani, Milo e Ronnie, nella nostra memoria da qui e per sempre è “la mamma dei lupetti”. Mi aveva telefonato, Grazia, per chiedermi spazio sul giornale. Almeno perché si sapesse che non esiste solo una medicina, quella della chemioterapia. Voleva che si parlasse di più della terapia Di Bella. Voleva dirmi che i farmaci antiangiogenetici riducono il rifornimento di energia alle cellule tumorali, rallentandone o bloccandone lo sviluppo. Il suo tumore, nonostante le metastasi, si ridusse ad esempio del 60 per cento in cinque mesi... Dovevamo sentirci poi ci ammalammo a vicenda. Prima una bronchite io, poi un’influenza lei. E i mesi, come spesso accade, scorrono veloci e ti sembra ieri quando hai sentito il suo messaggio in segreteria.

L’altro giorno, però, il tempo si è mostrato per quello che è quando suo marito, Maurizio, mi ha chiamata. E così, ora, ho tra le mani gli appunti che Grazia, che si è firmata Milo, mi aveva preparato. Chiedo scusa a Maurizio se non ho interpelllato Adolfo Di Bella, uno dei due figli del professore. Avrebbe avuto mille cose e più da raccontare. Ma Adolfo lo posso interpellare quando voglio, Mariagrazia no. Lasciate che pubblichi questo “testamento” di Milo, battuto riga per riga in silenzio. Presto, Maurizio aprirà a Milano un “punto” di assistenza per tutti coloro che vorranno avvicinarsi alla terapia Di Bella. Porterà il nome di Mariagrazia.

Torna alla ribalta la cura del prof. Di Bella. Dopo il secondo congresso SIBOR-MDB al Palazzo delle Stelline di Milano, l’Aian di Modena ha organizzato una riunione presso la Fondazione San Carlo per la presentazione del libro Il metodo Di Bella, esauriente testo scritto dal figlio Giuseppe, sulla terapia che ha ridato la salute a migliaia di malati. La tanto osannata libertà di cura esiste?




La mia storia inizia nel 2002 con una quadrantectomia al seno sinistro e 8 cicli di chemioterapia più trenta di radioterapia. A 36 anni avere il fisico devastato e dover portare la parrucca per quasi un anno non è la cosa più piacevole ma tutto si affronta per guarire e soprattutto ci si fida delle cure tradizionali perché le fanno tutti e sembra sia l’unica strada. I medici ovviamente non propongono altro, guai a parlarne, si seguono gli standard, si alimentano le case farmaceutiche che vendono chemioterapici. Anzi, si chiedono soldi per la ricerca... La più grande truffa del secolo!

Poi la quiete dopo la tempesta. Passa un anno e mezzo e ai soliti controlli ho fatto la doppietta: il cancro si è riproposto all’altro seno, e all’ovaio sinistro, così doppio intervento più mutilante del primo, altri otto cicli di chemio tra cui un farmaco “sperimentale” che mi ha distrutto le ossa, il taxolo, indebolendole a tal punto che il male si è diffuso successivamente anche lì, con metastasi in diversi punti dello scheletro.

Allora perché tanto falso rigore e controlli minuziosi per poter “sperimentare” la cura Di Bella nel 1998 (?) quando poi noi malati oncologici siamo costantemente sotto sperimentazione tacita? Mi ricordo molto bene le parole degli oncologi che mi curavano qui a Milano, quando proposero il nuovo farmaco, secondo loro già in uso da anni in tutte le cliniche, anche se ancora mancava l’approvazione ufficiale del ministero: mi avrebbe al massimo fatto intorpidire le punte delle dita e delle mani.

Mi ritrovo così dopo sei mesi di terapia a non poter neanche più camminare, a letto senza riuscire ad alzarmi per andare in bagno autonomamente, piena di metastasi ossee e dolori fortissimi. A questo punto (38 anni) gli oncologi gettano la spugna e prescrivono morfina, la classica terapia del dolore per i malati terminali.

Ovviamente vado in panico, il mio sistema immunitario è compromesso e io “non servo” più al sistema perché noi malati siamo clienti e quando non procuriamo più entrate veniamo abbandonati a noi stessi, come già fecero con mia madre, morta di cancro nell’82 e con mia cugina morta di cancro nel 2004. Al sistema serve che noi restiamo malati (solo così rendiamo) non va bene per esempio guarire.

Ma la mia ambizione è proprio questa e mi rivolgo a Di Bella. Visitata con scrupolo, ricevo la prescrizione e inizio la costosa cura. Non che la chemio costi meno, anzi, però è dispensata dal Servizio sanitario nazionale. Siamo ad agosto 2005 e la terapia è impegnativa, richiede costanza e pazienza ma, dopo un mese, io posso camminare autonomamente, riduco gli antidolorifici e dopo due mesi riprendo a lavorare e la mia vita torna “normale”.

Non devo più assumere antidolorifici, gli esami del sangue mensili evidenziano una regressione netta dei markers tumorali. Dopo cinque mesi esatti che seguo la terapia Di Bella il benessere è evidente, so che la strada è lunga. Ma io mi ritengo una persona fortunata perché avendo una piccola attività in proprio, ho potuto assentarmi senza giustificazioni dal lavoro, ovviamente ho dovuto assumere personale per sostituirmi e con grande sforzo economico e rinunce posso curarmi. La cura si compone di dodici farmaci, di cui solo tre sono mutuabili, e per chi non la conosce vorrei specificare che è quotidiana e la parte più costosa consiste nella somatostatina da iniettare sottocute tutte le notti, con siringa temporizzata. Ne derivano costi secondari come siringhe, aghi farfalla, fisiologica, cerotti, disinfettante... per tutti i giorni.

Io nello specifico spendo circa 800 euro al mese e non trovo giusto che in Lazio, Emilia Romagna e Toscana la cura sia rimborsata dalle Asl. Ci sono malati di serie A e di serie B?

La famosa sperimentazione è stata boicottata e per avere informazioni esatte in merito basta leggere per esempio Dossier - Un po’ di verità sulla terapia Di Bella, di Vincenzo Brancatisano. Non si è voluto confermare - come sarebbe accaduto facendola coi giusti criteri - che la cura Di Bella funziona. Se fosse andata a buon fine, i farmaci sarebbero probabilmente mutuabili e tanti reparti di oncologia chiusi definitivamente, come tante case farmaceutiche, tanti pseudo-medici col pelo sullo stomaco a casa a fare la calzetta.

Però ci sarebbero meno sofferenza e meno morti per cancro, perché la falsa pubblicità che si fa per raccogliere fondi per la ricerca ci dice che le guarigioni sono aumentate, ma le statistiche sulle quali basano i loro dati sono finte. Si calcolano ancora i cinque anni di sopravvivenza (come succede sempre), la malattia si ripresenta al sesto anno, il malato è un “nuovo malato” e quindi rientra nelle statistiche di guarigione.

La verità è che la chemioterapia è la stessa di 40 anni fa e miete vittime come 40 anni fa. Distrugge il sistema immunitario e debilita talmente il fisico che uccide più del cancro stesso. La terapia Di Bella fa l’esatto opposto, ripristina il sistema immunitario e blocca lo sviluppo delle cellule tumorali, non le distrugge chimicamente ma toglie loro il nutrimento finché non muoiono spontaneamente.

L’ideale per una buona riuscita sarebbe, ahimé, non aver fatto la chemioterapia. La differenza sostanziale poi sta nel fatto di non standardizzare la cura come invece si fa nei reparti oncologici dove per i casi XY ci vuole la cura A, per i casi Y ci vuole la cura B, senza tenere conto della persona con malattia, non la malattia nella persona e questa differenza è sostanziale.

Questa cura è stata criticata per non aver una casistica a grandi numeri di guarigioni, ma basta documentarsi perché il prof. Di Bella ha applicato con risultati ottimi il suo metodo, fin dagli anni ’70 e ci sono tanti libri che ne raccolgono le testimonianze.

Ma non c’era libertà di stampa?

Maggiori informazioni le potete trovare sul sito scientifico del dott. Giuseppe Di Bella (www.metododibella.org) e sul forum del dott. Adolfo Di Bella (www.dibellainsieme.it).

A questo punto spero che il ministro della Salute possa fare chiarezza sugli errori commessi nella sperimentazione del ’98 e che dia il via alla verifica della documentazione in possesso dei figli del prof. Di Bella (centinaia di cartelle cliniche), attestante gli ottimi risultati concreti ottenuti con l’applicazione della terapia Di Bella, quando fatta con i giusti criteri, per poi dispensare gratuitamente i farmaci a coloro che abbandonati dalla medicina “ufficiale” vogliono continuare a vivere e coloro che scoprono di avere un tumore possano scegliere come curarsi.

Il Federalismo 18/12/2006
   
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