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sabato 18 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa


Il paradosso del Cancro tra speranze, illusioni protocolli e scoperte. E se provassimo finalmente a fare chiarezza ?

" Chi parte da certezze approderà solo a dei dubbi chi comincia con il dubbio troverà certezze "
Francis Bacon


Il Cancro incide in maniera impressionate in tutto il mondo con elevati picchi di mortalità, massimamente nell'Occidente industrializzato.
In Italia circa 300.000 nuovi casi si aggiungono ogni anno , portando il totale dei sofferrenti a più di un 1.400.000, con una mortalità superiore alle 150.000 unità.
Nessuna età della vita è risparmiata, nessuna razza umana nè è probabilmente indenne, né la malattia si dimostra generosa verso un sesso o l'altro.
Siamo quindi, realmente di fronte ad un problema di vastità planetaria con un coinvolgimento globale sia in termini di sofferenza che di invalidità, controbilanciato comunque da decenni di impegnativa ricerca, a tratti oscura e faticosissima ma sempre e comunque estremamente difficile, la più difficile di tutte!
La prima riflessione che giunge alla mente è proprio dettata da queste constatazioni, confortate poi dalla innegabile atmosfera di angoscia che pervade chi è colpito dal cancro.
Bene, se allora l'incidenza di morbilità (numero di persone colpite dalla malattia tumorale) e quello di mortalità è cosi alto, si deve giocoforza intuire che la terapia tradizionale, pur se valida, seria , e applicata con rigore e correttezza , non esorcizza completamente la dimensione di inelluttabilità che permea il vissuto oncologico dell'umanità.
Inoltre, l'impotenza e la dichiarazione di resa dell'estabilishment sanitario è pressochè unanime di fronte a diagnosi tardive o a tumori in fase avanzata o estesissima, inguaribili se non intrattabili, ( una percentuale di tutto rispetto, purtroppo ! )
Chi non vuol vedere o fa finta di non accorgersi di queste verità tende ad offrire un'immagine distorta della realtà oncologica , con l'effetto di inficiare e di ottundere i risultati che la terapie tradizionali conseguono, in misura minore del dichiarato, ma comunque in una percentuale sicuramente apprezzabile.
In sintesi , se ci fosse un eclatante successo terapeutico, non avremmo le disperate corse a terapie o a protocolli inconsueti, o tanto meno si farebbe appello a viaggi della speranza verso paesi esteri o persino istanze miracolose a liturgie più o meno consentite.
Il Cancro, anche a causa dell'alea funesta che lo circonda comporta impegni emotivi immensi nella ricerca di qualsiasi soluzione per la guarigione.
Seconda constatazione, non meno significativa della prima:
il drammatico e penoso riscontro che il paziente e le persone a lui vicine (parenti , amici, etc.), giustamente tendono a vivere la malattia in uno stato di angoscia e di disperazione senza fine, intensificato da una depressione incoercibile e da una rabbia senza fine.
Questa angoscia conforta forse un'esigenza di audience dei mezzi di informazione, ma rivela al contempo un avvilente panorama di solitudine assistenziale al disarmo culturale che la prospettiva della malattia e della morte comportano.
D'altro canto , di fronte ad un bombardamento pubblicitario, anche medico oltrechè sociale , di efficienza, di successo, di forza e potenza , di benessere a tutti i costi e per sempre , a quali residue risorse può mai attingere ,un 'umanità che nella sua dimensione individuale é sempre più sofferente, emarginata e drammaticamente isolata ?
Una lettura in filigrana del caso Di Bella denuncia con enfasi il distacco dei malati dal corpo medico : uno scollamento ormai insanabile tra terapeuta e sofferente, che non si traduce più in una immotivata e generica sfiducia, ma si tramuta in una ostilità e in una disistima articolata , a causa della cronica incapacità di entrare nel vissuto del paziente, senza mai allontanarsi, nemmeno per un istante da una rigida visione di esasperato meccanicismo .
In questo scenario l'infruttuoso contrasto tra terapie innovative e bastione chemioterapico rimuove subdolamente la reale portata del problema:
la pericolosa creazione di uno spartiacque netto tra sanitari buoni e cattivi, tra allopatici ed omeopati, tra radicali e naturopati, tra Dibelliani e non, in un crescendo rossiniano di accuse di incompetenza e di incapacità o di offese inutili quanto deleterie o peggio di sentenze di condanne irreversibili , o di asserzioni inquietanti da depositari del Verbo.
Ma è proprio così sicuro che i medici "non ortodossi" siano necessariamente inaffidabili o che l'ospedaliero si configuri sempre come l'orco che somministra perfidamente un citostatico ?
Possibile che nessuno faccia uno sforzo e che non legga che l'incapacità o la malafede, supposto che esistano e , sulle quali la sovrastima è spesso strumentale e fuorviante, non siano di pertinenza esclusiva solo di una corrente di pensiero, ma che forse andrebbero valutate meglio le capacità professionali e le doti umane di un singolo medico, indipendentemente dall'orientamento che l'ispira ?
Se questo consunto preconcetto finalmente cadesse si realizzerebbe un'autentica rivoluzione in campo medico tale da confermare clamorosamente il primo e forse unico obiettivo di chi cura : quello di essere dalla parte del suo paziente e fornirgli il massimo nella massima buona fede.
Questo avvierebbe finalmente un onesto processo di riconoscimento dei reciproci sforzi e dei comuni interessi , stimolando la conoscenza delle esperienze reciproche!
Terza constatazione : se è possibile accettare che la classe medica "ufficiale" possa ancora illudersi di far finta che non esista non tanto l'alternativa ma l'integrazione alle sue scelte, ci si deve onestamente chiedere del come , per anni, può aver fatto uno Stato di diritto ad ignorare o a far finta di ignorare che almeno 20.000 e più cittadini si siano curati o si curino con una terapia non ortodossa per i tumori ?
Possibile che uno Stato di Diritto non abbia sentito prima la necessità di capire che cosa stesse succedendo , e di tentare di fare luce , sottoponendo , per tempo, ad un vaglio corretto, un fenomeno montante, senza esser costretto ad effettuare questa sperimentazione "obtorto collo" solo per la spinta emotiva della gente e dei media ?
Tutta questa ambiguità, tutto questo ingiustificato ritardo, ha poi di fatto aperto scenari sconcertanti di decreti, di paure ,di fughe sdegnose, di ritrosie orgogliose ed improvvide, di libri e trasmissioni televisive, di coinvolgimenti ulteriori della Magistratura per garantire che la verifica del M.D.B fosse condotta correttamente !
E ancora, è possibile che uno Stato di Diritto possa concedere un viaggio all'Estero per protocolli sovrapponibili a quelli italiani (In Francia o negli U.S.A. si muore per tumore forse anche di più !) e neghi la somministrazione extrasperimentazione della Somatostatina ?
Prevale dunque un concetto di credito per una speranza certa piuttosto che per una speranza da verificare!
Infine assai impacciata é apparsa la retromarcia annunciata dalla Commissione Oncologica di aderire con più rispetto ai dettami protocollari originali del M.D.B. (Una falsa partenza con il non previsto Tamoxifen!)
L'indirizzo positivo di questo percorso risiede, invece, proprio nelle parole iniziali di Luigi Di Bella, che in seguito, sono state ripetute con moltà parsimonia!
Vi si accennava alla convivenza con la malattia, alla definizione più completa ed allargata della patologia da tumore, e questo , ha aperto finalmente uno scenario rivoluzionario e promettente all'approccio non solo terapeutico ma anche fisiopatologico del Tumore.
Di realmente alternativo mi sembra questo l'aspetto più significativo!
Per il resto, il Metodo, sulla cui validità dal punto di vista farmacologico le opzioni sono tutte aperte, si avvale di farmaci classici, usati alcuni per altre patologie ma che di naturale hanno ben poco, chiariamolo bene una volta e per sempre!
Se dunque una prospettiva di discussione il MDB sembra comunque voler generosamente aprire, appaiono stranamente poco produttivi i tentativi di evitamento che gli stessi garanti della terapia producono in maniera grossolana.
Il problema dell'applicazione del protocollo, dischiude un contenzioso pericoloso, e, paradossalmente sembra quantomeno ingenuo voler ignorare che il viatico della sperimentazione classica piega in maniera inesorabile ogni minima variazione interpretativa alle ferree leggi dei numeri, dei tempi di sopravvivenza, dei gruppi di controllo,etc.
Tutto questo, ovviamente nella massima buona fede ma, anche nel massimo scetticismo, che non è certo la maniera più incoraggiante di iniziare una sperimentazione che necessiterebbe di maggior coraggio ed entusiasmo!
Insomma il dilemma non è tanto nella più o meno corretta applicazione sperimentale del MDB, che pure ha un suo significato, ma nella lettura dei risultati che sono radicalmente differenti.
Da un lato una interpretazione di convivenza dignitosa e ricca in termini di qualità di vita , dall'altra una rispettosa aderenza ad un criterio di quantità e di durata!
Tutto ciò senza dimenticare che entrambe le procedure enumerano anche guarigioni e scomparse "in solido" del male!
Senza dubbio l'umiltà e la curiosità non sono annoverate tra le caratteristiche salienti dell'estabilishment oncologico nazionale e internazionale in genere.
Parallelamente , forse, minore melodrammaticità , e minore ingenuità da parte di alcuni componenti del team dibelliano sarebbero state sicuramente più utili .
Ma se esiste, dove é possibile riconoscere il vero limite della Terapia del Prof. Di Bella ?
Probabilmente, risiede per assurdo, proprio nella sua enunciazione originale : la convivenza con la malattia e la creazione di una terapia ad hoc per ogni paziente, alla fine tende a personalizzare più il singolo tipo di Neoplasia che non il singolo ammalato!
Siamo di fronte a Somatostatina, Bromocriptina, Melatonina, Ciclofosfamide in dosi ridotte, Acido Retinoico, Betacarotene,etc. che vengono coniugati ed applicati in una formulazione che dal punto di vista teorico, in attesa del contestatissmo riscontro sperimentale ,appare dettagliata e puntiglosa.
Ma questo non può assolutamente definire con compiutezza la singolarità del paziente, nè tantomeno lo può salvaguardare dai fattori di rischio congeniti ed acquisiti che hanno determinato l'insorgenza del tumore.
E come terapia classica deve sottostare alla competizione con la chemioterapia o la radioterapia o la chirurgia ed accettare le liturgie strutturali e i filtri dolorosi e ristretti che ne limitano adesso la completa espansione.
Cosi come appare ingeneroso non voler assolutamente vedere le esigenze dei Comitati etici nazionali e non , che spesso limitano l'estensione della terapia a gruppi di pazienti meno protetti.
Quali prospettive dunque ?
Se il pensiero si ricollega alle dolorose esperienze del Dr. Vieri o del Dr. Bonifacio, il rischio di vedere i propugnatori del MDB in diaspora perenne è reale, ma fortunatamente i tempi sono molto cambiati, e in epoche più recenti alcune terapie cacciate dalla porta sono rientrate più o meno sommessamente dalla finestra (Il B.C.G. su tutti, nel trattamento di alcune forme del Cancro della Vescica) così come sperimentazioni di terapie contestate si avviano su strade di accettazione graduale (UK 101 !).
Sicuramente la capacità di limitare l'azione accrescitiva degli ormoni ipofisari da parte della Somatostatine e della Bromocriptina, l'efficacia antiossidante e rigenerante di alcune vitamine, non possono essere sottaciute, così come la fruibilità che queste ricerche potrebbero apportare per il conseguimlento di un equilibrio più accettabile di una cenestesi notevole.
Ma, così come all'inizio, é stata sottolineata la non guaribilità totale e a volte l'intrattabiltà di neoplasie aggressive da parte della terapia tradizionale, appare doveroso rimarcare che tra un interessante ed efficace terapia e la panacea totale corre molta strada, e questo non può assolutamente essere nascosto! E vale proprio per tutti!
Natura non facit saltus!
Tale asserzione resta valida proprio nell'epoca delle biotecnologie , delle chirurgie avveniristiche e delle terapie superincisive, e questo diventa più vero se ci si trova di fronte ad una patologia cosi complessa, proteiforme e difficile : un autentico mosaico di condizioni patologiche, sedi di insorgenza e manifestazioni cliniche.
Il dissenso si accresce enormemente se poi si valuta la strategia terapeutica, che deve assolutamente tener conto del diverso comportamento dei tumori nell'ambito dello stesso tipo costitutivo e dal multiforme adattamento dell'organismo ospite.
Non sfuggono a questa disamina nemmeno le recentissime notizie sull'angiostatina e sull'endostatina, capaci di inibire il nutrimento ematico dei tumori, rallentando o arrestando la crescita, ma non eliminando completamente la malattia, fermo restando che gli incoragganti risultati sui topi siano poi trasferibili con eguale significato sugli esseri umani.
E tutto questo richiederà comunque del tempo.


Uno studio più vigile sulla ricerca americana sull'angiostatina e sull'endostatina evidenzia però altre verità :
che gli studi sugli inibitori dell'angiogenesi durano da più di 20 anni (come o forse meno del M.D.B.)
che sono piu di 10 i farmaci studiati in passato (come o forse più del M.D.B.), e tra questi il Neovastat , ricavato dalla cartilagine di squalo ed il Combrestatin ,derivato dal Salice africano!
Che sia l'angiostatina che l'endostatina agiscono solo sull'inibizione della crescita del tumore, non sulle cellule maligne direttamente (come la Somatostatina!)
Che l'angiostatina come frazione proteica del Plasminogeno ha conosciuto usi terapeutici differenti (come la Somatostatina!)
che i maggiori risultati sperimentali sui topi si ottengono combinando i farmaci antiangiogenesi con chemio e radioterapia (come il M.D.B. con l'Endoxan !)
che da alcuni anni ormai la severissima F.D.A. statunitense permette ai medici di usare sperimentalmente un'analogo sintetico di una sostanza naturale-la fumagillina- come inibitore della formazione di vasi nutritivi in molti tipi di tumori! (Il M.D.B.ha bisogno di soffrire un pò di più!)

La conoscenza poi, che nei ratti di laboratorio l'asportazione del tumore primario abbassa enormemente il livello degli inibitori naturali della proliferazione anomala dei vasi sanguigni , slatentizzando le metastasi è oltremodo inquietante!
Ma nell'attesa di risultati a breve (MDB) e medio e lungo termine (Inibitori del rifornimento sanguigno) converrà attrezzarsi molto meglio sia dal punto di vista bioetico che tecnico, ma in maniera integrata, completa ed efficace, superando almeno i preconcetti più stolidi e le divisioni precostituite.
Di fronte al Cancro non si dovrebbe mai dimenticare tutti insieme, (medici, parenti, amici, mezzi di informazione, magistratura, strutture politico-sanitarie,etc.) che esiste un principio fondamentale, pur se apparentemente banale:
un malato di cancro, in generale ogni malato, se non può essere libero dalla malattia, dovrebbe almeno sentirsi libero "nella malattia."
E questo vale soprattutto per la categoria medica, un pò troppo incline a dimenticare l'autodeterminazione dell'individuo sofferente, in una sorta di paternalismo ed autoritarismo latente che appiattisce la singolarità emotiva quando non ne mortifica l'espressione reattiva primordiale, che invece andrebbe custodita e coltivata con estrema attenzione a baluardo delle difese.
Il tumore è malattia ad alto grado di livellamento reattivo ed emotivo e in questa sgradevole particolarità é implicita l'enorme capacità di spostare con forza l'equlibrio patologico da una dimensione individuale , molto propria, ad una spersonalizzata, collettiva e maligna organicità.
Questo limita in fondo il buon lavoro che le medicine dell'individuo, definite troppo semplicisticamente "naturali", riversano con vigore sull'infermo, come singolarità irripetibile e originale!
La valutazione del significato dello stress, ad esempio, inteso in tutte le multiformi versioni che lo caratterizzano ( alimentare, lavorativa, affettiva,etc.) e negli aspetti più deteriori e frustanti non può essere più ghettizzato nella valutazione dei criteri terapeutici oncologici da adottare, illuminando invece con pienezza il ruolo imponente che assume quale cofattore di innesco della malattia e le responsabilità che contrae nell'insuccesso curativo!
Il problema fondamentale è quello comunque di sforzarsi sempre di trattare il malato come un tutt'uno, nonostante le limitazioni che sono state descritte dianzi.
Un rilettura più antropologica del problema clinico, in definitiva, coniugherebbe le esigenze organicistiche della medicina scientifica e le aspettative umanistiche delle terapie naturali.
E forse il MD.B. troverebbe in questo compasso armonico una collocazione più funzionale e dignitosa!
Il dedurre dall'integralità dell'essere umano l'essenzialità della malattia è molto prossimo al riconoscimento che l'ansia o la componente somatica del morbo, la crescita o l'affievolirsi degli appettiti, dei desideri o dei cali di funzione o il lievitare di dolori e piaghe, costituiscono espressioni intense della ridotta volontà di vivere e di reagire, che ciascuno interpreta in modo estremamente personale!
L'autorevolezza terapeutica si esercita non solo su scarni protocolli di soppravivenza ma anche su ragionevoli parametri qualitativi e relazionali:
lo svincolo dell'emozioni rimosse, la riattivazione di una fisicità lontana, il recupero e il riconoscimento di interessi latenti o mortificati, la salvaguardia di criteri alimentari più personali, l' eventuale rispetto di terapie organiche (analgesia, ripresa funzionale,etc. ) e persino chemio e radioterapia più dedicate, più aderenti al rispetto delle diverse Tipologie Sensibili , non solo e non più vincolate ad omogenei ed obsoleti parametri di peso, altezza, sesso , età, tipo istologico e diffusione, il supporto energetico di terapie reattive naturali che attivino o difendano il paziente (Omeopatia in primis!)
Ed infine l'accorato appello di non lasciare mai più solo il paziente di fronte alla crudele e spietata scelta tra una terapia o l'altra, come se dovesse aderire ad una setta o ad una guerra etnica o di religione!
Solo l'integrazione di tutte le conoscenze e di tutti gli onesti contributi di ricerca concorrerà a dare il massimo per la guarigione, e se non è possibile conseguire il riacquisto totale o parziale della salute, impegno totale dovrà essere rivolto per la salvaguardia della dignità , sempre e dovunque, e per chiunque, e fino alla fine, qualunque essa possa , debba, o voglia essere !

Pierluigi Gargiulo

http://www.netgroup.it/gargiulo/ 18/09/1999
http://www.netgroup.it/gargiulo/dibella.htm
   
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