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martedì 21 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa


«La sperimentazione Di Bella è da rifare»

BOLOGNA — Come nello scontro di due culture inconciliabili, lontane anni luce l'una dall'altra, sostenute entrambe da un misto di fede e di scienza e da un esercito di credenti. La scienza ufficiale da una parte e la terapia anticancro alla somatostatina dell'ultraottantenne e ascetico professor Luigi Di Bella dall'altra. La prima smentisce la dottrina del ricercatore dai capelli bianchi attraverso una sperimentazione piena di ombre conclusa un anno fa. Ma, mentre lo scontroso fisiologo modenese va avanti a visitare le centinaia di pazienti che lo assediano, la magistratura in senso lato, e non solo più l'eccentrico pretore di Maglie, comincia a dargli ragione su un fronte sempre più ampio in un convulso accavallarsi di inchieste, sentenze e ordinanze scaturite da esposti e richieste fatte per lo più dai pazienti e dagli irriducibili del fronte dibelliano organizzati nell'Aian. Il figlio dell'anziano professore, Giuseppe Di Bella, conosciutissimo otorino bolognese, insieme a un fedelissimo, il giornalista pubblicista Vincenzo Brancatisano autore di un libro dossier dal titolo «Un po' di verità sulla terapia Di Bella» (Ed. Travel Factory Roma), sostiene che sulla cura alla somatostatina sta spirando un vento di revisionismo. Il Ministero dovrà far marcia indietro? «Se fosse onesto sì, perchè adesso sta emergerdo grazie a certi pronunciamenti della magistratura che la sperimentazione è stata boicottata». Chi lo dimostra? «Negli ultimi mesi sono state depositate una trentina, fra sentenze e ordinanze, che impongono, in seguito a richiesta dei pazienti, la somministrazione gratuita della somatostatina e di altri farmaci come l'octreotide, alle Unità sanitarie locali. Si sommano alle 200 già emesse l'anno scorso dal pretore Madaro». Dove è accaduto? «A Modena, Trento, Messina, Trani, Paola». Che cosa significa tutto ciò? «Significa che viene smentito l'esito negativo della sperimentazione perchè i magistrati nel decidere che la terapia Di Bella va erogata gratuitamente ai pazienti hanno dovuto accertare attraverso perizie firmate da oncologi la validità della cura sull'ammalato». Faccia un esempio. «Un' insegnante di Modena, moglie di un medico, ha vinto la causa in appello dopo che fra maggio e giugno 1999 aveva speso 14 milioni per la cura. In un primo tempo un pretore aveva bocciato la richiesta di ottenere la gratuità dei farmaci dicendo più o meno così: ‘ Comprendo il caso umano ma rispondere alla richiesta del paziente in modo positivo sarebbe come screditare le autorità scientifiche ufficiali'. La signora ha fatto opposizione e ha vinto ottenendo l'erogazione dei farmaci dall'Usl». Adesso come sta? «Bene, le sue condizioni sono migliorate e considerando che è affetta da un carcinona mammario è intuibile ciò che significa per lei la cura di mio padre». Chi ha firmato le perizie nei casi di cui sopra? «Oncologi seri e capaci. E soprattutto conosciuti. Hanno tenuto presente come criterio di valutazione la sopravvivenza del paziente e il miglioramento della sua qualità di vita e non concetti parziali come il volume del tumore, come invece si è verificato nella sperimentazione». E' vero che in qualche cosa sono state anche boicottate le indagini? «E' scritto anche nel libro-dossier di Brancatisano. I carabinieri del Nas di Firenze hanno indagato per conto della Procura di quella città sulla sperimentazione e nei verbali hanno rilevato cose gravissime. La Procura però ha archiviato». Cos'hanno scoperto i carabinieri? «Scrivono in un verbale per esempio: ‘1048 pazienti hanno assunto un farmaco potenzialemente imperfetto ..... e ne consegue che i risultati ottenuti dalla sperimentazione siano sicuramente inattendibili e che la stessa sperimentazione debba essere rivista». Che fine ha fatto questo rapporto? «Come ho detto, la Procura ha archiviato tutto e i carabinieri che credevano di essere accolti con una stretta di mano si sono trovati al centro di un'indagine disciplinare propiziata dal magistrato titolare delle indagini che li accusava di essere andati oltre i compiti loro assegnati». Tutto insabbiato allora? «Per fortuna no, perchè il materiale raccolto dai Nas è finito nel fascicolo del Procuratore Raffaele Guariniello di Torino. Firenze voleva strappargli il fascicolo ma la Cassazione ha detto di no». Ci sono ancora in circolazione farmaci non regolari? «Ci risulta che dopo oltre un anno continuano a essere inviati ai pazienti farmaci scaduti». O anche solo impropri? «Per preparare la soluzione ai retinoidi lo Stabilimento chimico farmaceutico militare durante la sperimentazione ha usato come solvente l'acetone non eliminato prima della consegna dei farmaci. Mio padre lo esclude tassativamente dai preparati. Alcuni pazienti ci segnalano ancora oggi che nei farmaci che vengono loro erogati dalla sanità pubblica persiste questa sostanza tossica». Sono scattate denunce? «In qualche caso sì. A fine gennaio il Gip di Roma deve pronunciarsi su questo aspetto. Esiste un fascicolo di cui era stata chiesta l'archiviazione ma i nostri avvocati e quelli dell'Aian, l'associazione dei pazienti, ha fatto opposizione. Abbiamo scoperto per esempio che uno dei periti che ha firmato la relazione secondo cui il Ministero della sanità ha agito correttamente fa parte della Commissione unica del farmaco, cioè del Ministero stesso che è sotto accusa». Nelle foto: in alto il professor Luigi Di Bella, sopra il figlio Giuseppe

DI BEPPE BONI

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IL GIORNO/IL RESTO DEL CARLINO/LA NAZIONE 05/01/2000
   
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