torna all'Home Page
   
domenica 19 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
  Contiene 752 articoli  
  News  
  Rassegna stampa  
  testimonianze  
  relazioni mediche  
  Rassegna scientifica  
  Diritto e Giurisprudenza  
  Editoriale  
  dedicato a  
 
Leggi un articolo estratto a sorte
 
Glossario
Ricerca per lettera iniziale:
a - b - c - d - e - f - h - m - n - p -
t -
 
Contatti
tel: 055 7330595
fax: 055 353345
0187 563172
e-mail: atsat@mediastaff.com

Rassegna stampa


Dopo i risultati dell’inchiesta sulla sperimentazione, parla Luigi Di Bella

La Procura di Torino scopre che i test sulla cura anticancro forse furono truccati. Quella di Firenze archivia. E il professore modenense rompe il silenzio. Per accusare: «Fu tutto un falso».

Professore, che cosa pensa dei risultati dell’inchiesta di Guariniello?
Leggo poco i giornali. E di solito sono scettico su quanto scrivono, soprattutto dopo aver visto come hanno trattato la mia cura. Quanto al procuratore Guariniello, ho subito due suoi interrogatori e mi sono convinto della sua capacità professionale. Se lui dice una cosa, insomma, io mi fido… Quanto alla sua inchiesta, non voglio parlarne: ho l’abitudine di farmi i fatti miei.

Poi, però, l’inchiesta da Torino è stata trasferita a Firenze.
E ho avuto il sospetto, non so se legittimo, del tentativo di sospendere ancora una volta tutto il problema. E’ un sospetto, ripeto: non credo sospettare sia ancora diventato un reato.

Cosa farà ora che la procura di Firenze ha chiesto di archiviare nuovamente l’indagine?
Tacerò, come ho sempre fatto.

Un farmaco scaduto basta a giustificare il fallimento della sperimentazione sulla sua terapia?
La soluzione ai retinoidi scaduta può essere stata una causa del fallimento della sperimentazione scientifica, ma non la sola. I retinoidi sono sostanze labili, che se si modificano possono produrre reazioni opposte. Comunque, la mia terapia si basa non su una sostanza, ma su un complesso di farmaci che producono effetti concatenati, e nessuno sembra averlo capito. Per questo io sono convinto: il fallimento dichiarato due anni fa, in realtà, non c’è stato. E la mia terapia è l’unico mezzo che oggi consenta il trattamento medico del cancro.

L’unico?
Sì: perché non ha tossicità; perché applicato tempestivamente porta alla guarigione; perché non c’è argomento scientifico serio che oggi possa affermare il contrario.

E, scusi, perché lo si ostacolerebbe?
Perché, se venisse applicato, rivoluzionerebbe gerarchie mediche e sociali e scuoterebbe dalle fondamenta l’industria farmaceutica. E perché la mia terapia funziona davvero: lo hanno dimostrato anche cifre diverse da quelle della sperimentazione ufficiale.

Quali cifre?
Quelle pubblicate nel libro “Un po’ di verità sulla terapia Di Bella”: lì si spiega bene che su 386 pazienti arruolati, alla data di verifica, i morti erano solo 96. Altri sono morti dopo, ma non seguivano più la mia terapia da mesi.

I risultati della sperimentazione sarebbero stati diversi se i farmaci fossero stati somministrati ai pazienti prima della scandenza?
Ripeto: la validità della terapia non si basa sulla scandenza di uno dei suoi elementi. Prima che cominciasse la sperimentazione, ho esposto agli esperti del ministero princìpi e modalità di applicazione e li ho esortati a consultarmi ogni volta che fosse necessario. Nessuno mi ha mai chiesto spiegazioni. Tante volte, invece, mi è stato riferito confidenzialmente che la sperimentazione veniva eseguita in modo precario: per la qualità dei farmaci, per i tempi di erogazione; per la selezione dei pazienti: insomma, la sperimentazione è stata ben diversa da come avrebbe dovuto.

Ma lei aveva segnalato agli organizzatori della sperimentazione cosa dovevano fare?
Al ministero della Sanità, presente l’ex ministro Rosy Bindi, e poi alla Commissione oncologica, ho suggerito tutto il metodo. Quando poi ho saputo come veniva applicato, ho creduto di capire che la sperimentazione aveva una finalità negativa preconcetta. Allora ho preferito isolarmi: il 23 luglio 1998 ho scritto al responsabile dell’Istituto superiore di sanità che la loro sperimentazione non aveva nulla a che fare con la mia terapia. Da allora non li ho più visti.

Oggi, però, i responsabili del ministero giurano di aver rispettato alla lettera tutte le sue istruzioni.
Non sta a me sindacare sulla verità delle loro affermazioni.

Durante la sperimentazione lei ha avuto la prova o il sospetto di altri possibili errori di applicazione?
Sarebbe lungo l’elenco delle alterazioni che si sono verificate nell’applicazione della terapia. Del resto, cosa si può dedurre quando il vomito, la diarrea, la nausea scompaiono proprio nel momento in cui si sostituiscono i farmaci offerti dall’ospedale dove si pratica la sperimentazione con quelli acquistati in farmacia? E cosa si può pensare quando, con la stessa sostituzione, le lesioni neoplastiche immutate o peggiorate dopo mesi di terapia “ufficiale” si avviano alla guarigione? Sono migliaia gli episodi che ci sono stati segnalati dai pazienti. Se si andasse a fondo…

Insomma, secondo lei si è voluto far fallire la sperimentazione? Chi lo avrebbe voluto, e perché?
Non credo sia lecito o prudente accusare nessuno. Ma non è una mia invenzione né un sospetto maligno. Con l’età sono diventato molto scettico: in Italia non ci sono mezzi, volontà, possibilità di fare qualcosa di serio e decisivo. E’ così anche nella ricerca della giustiza: se si volesse, non si farebbe fatica a raccogliere migliaia di testimonianze a conferma di quanto affermo. Se poi non si vuole credere a me, almeno i carabinieri dei Nas non dovrebbero suscitare sospetti (Di Bella si riferisce a un rapporto dei Nas di Firenze, datato 2 dicembre ’98. Per i Nas 1.048 flaconi di soluzione ai retinoidi sarebbero stati somministrati ai pazienti della sperimentazione quando ormai erano scaduti. Dicono i Nas: “Ne consegue che i risultati ottenuti dalla sperimentazione siano sicuramente inattendibili e che la sperimentazione debba essere rivista…”, ndr).

Lei oggi chiede che la sperimentazione sulla sua terapia venga ripetuta con nuovi metodi?
Credo sia del tutto inutile. Primo perché potrebbe essere svolta dalla stesse persone con gli obiettivi che hanno animato la prima: esistono piccole congreghe affiatate e affratellate da interessi comuni. E poi perché, dopo anni di sperimentazione pratica su migliaia di pazienti, cosa si può chiedere ancora?

Il 23 settembre a Roma si terrà una manifestazione alla quale parteciperanno i malati che si curano con la sua terapia. Quanti sono, oggi?
Non ho il conto di quanti siano stati curati, siano guariti o siano migliorati con la mia terapia. Molti non rispondono, neanche dopo i solleciti. E io vivo delle pensioni che mi sono guadagnato in 47 anni di lavoro: non posso permettermi il lusso di archivi e di addetti.

E che cosa si vuole ottenere con questa manifestazione?
Gli organizzatori mi hanno chiesto un parere: è negativo. Mi sembra sbagliato volgarizzare a livello infimo una cura dall’indiscussa efficacia e dalla perfetta base scientifica. Ma se vogliono protestare, dopo le parole di Guarinello mi pare abbiano qualche giustificazione.

Professore, è vero che da qualche tempo lei non visita più?
E’ falso. Continuo a visitare come posso: da due a quattro pazienti al giorno.

Qual è oggi la situazione dei suoi malati? Garantisce ancora le percentuali di sopravvivenza al cancro?
Non esistono due malati di cancro confrontabili, quandi non si può parlare di “situazione”. Se un paziente chiede il mio aiuto dopo un carcinoma al colon con aderenze intestinali multiple, promettergli una guarigione sarebbe imprudente. Ma se un tumore viene colto all’inizio, può essere tranquillamente dominato. Contano precocità della diagnosi e bontà del trattamento.

Perché l’attuale ministro della Sanità, Umberto Veronesi, nel marzo 1998 nominato responsabile di uno dei test sulla sua terapia, se ne ritirò quasi subito?
Nessuna illazione: rifiutò di parteciapre per l’esiguo numero di pazienti disponibili. Ci furono altri motivi? Li ignoro, ma diciamo che preferisco tacere.

Oggi lei ha qualcosa da chiedere o da rimproverare al ministro?
Sono distante dalla sua posizione politica, accademica, scientifica. Mi parrebbe quasi irrispettoso. Capisco anche l’enorme peso e l’immensa responsabilità che grava sulle sue spalle e l’eccezionale prudenza che deve animare le sue decisioni. Meglio tacere.

Maurizio Tortorella

Panorama 21/07/2000
http://www.mondadori.com/panorama/
   
  stampa quest'articolo
<<:: Pagina precedente invia l'articolo ad un amico

 

 

 

Cerca su Atsat.it


nel sito
nell'archivio articoli

Tutte le parole
Ogni parola
Frase esatta


Ultimi 5 articoli

 

 




Area Riservata
 

Newsletter A.T.S.A.T.
 

Segnala ad un amico
Nome mittente

 

Nome destinatario

 
e-mail destinatario
   
   
   
 

Risoluzione minima 800 x 600 - copyright 2002-2003 A.T.S.A.T. Onlus Firenze
web design by Mediastaff Web Solutions La Spezia in memoria di Susi

Condizioni d'utilizzo| Informativa sulla Privacy