Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

dal Dossier Kankropoli
Il caso Di Bella

Uno dei casi che ha finora raccolto più consensi nei mezzi di comunicazione, è quello del Professor Luigi Di Bella. Laureato in medicina a Bari nel 1936 ed abilitato alla professione nello stesso anno a Parma, Di Bella divenne, nel corso di un'intensa carriera universitaria, docente di Fisiologia Umana e poi di Chimica Biologica nel 1948 all'Università di Modena, dove ha lavorato incessantemente fino alla pensione. Attualmente continua l'attività scientifica nel suo laboratorio modenese. Ha pubblicato circa duecento lavori, che sono stati presentati ad innumerevoli congressi scientifici internazionali (Raccolta di pubblicazioni scientifiche del Professor Di Bella edito da Artestampa, per richiesta dell'Associazione Nazionale Famiglie contro il Cancro, giugno 1996). Il professor Di Bella, è divenuto famoso per aver studiato la melatonina, un ormone che, addizionato ad altre sostanze, è in grado di aggredire e debellare molte forme tumorali e di intervenire positivamente anche su persone già debilitate dalle terapie tradizionali, come la chemio e la radioterapia. Ebbene, quest'uomo, che non solo lavora gratuitamente per alleviare il dolore di chi soffre, ma non ha mai ricevuto gli onori della comunità scientifica che gli sarebbero dovuti, ha subito una serie di persecuzioni; l'ultima di questo lungo calvario, fatto di danni fisici, morali e materiali, è stato un proditorio colpo infertogli alla testa mentre da solo, in bicicletta come sempre, si stava recando al proprio studio. Ricoverato all'Ospedale, oggi il professor Di Bella è guarito, ma ha riportato un danno permanente all'apparato uditivo e vive praticamente blindato nel suo studio laboratorio, dove per altro continua a ricevere i malati su appuntamento. Le amare vicissitudini della sua vita, le narra, anche se solo in parte, lui stesso, in questa intervista rilasciata in esclusiva. Intervista al Professor Di Bella - Settembre 1996 Mondini: Ho letto qualcosa sulla sua terapia, non sono un tecnico, ma mi è abbastanza chiaro di che cosa si tratta. Quello che vorrei sapere da lei, è l'insieme di tutti gli ostacoli, le persecuzioni e tutto quello che è stato fatto per impedirle di praticare la sua terapia e di diffonderla. L. Di Bella: La risposta è un po' difficile, per questo motivo: perché non c'è un piano predisposto, c'è uno stato di cose che si oppone e che è appoggiato ad interessi di casta e di economia, direi anche di emulazione. L'interesse di casta: un oncologo, un ematologo, che vede una persona che non si è mai interessata della sua disciplina, e che vi è qualcosa di diverso da quello che lui è solito praticare da decenni, evidentemente suscita reazioni di molteplice natura, in rapporto un po' al carattere, un po' all'educazione avuta, alla cultura della persona, alla sua elasticità mentale. Questa è una delle cause. L'altra è economica, perché a mio modo di vedere, molte di queste affezioni potrebbero essere benissimo attenuate, se non addirittura guarite, con mezzi molto semplici. Con un alleggerimento di tutta quanta la spesa pubblica, però con una diminuzione del personale e quindi un aumento dei disoccupati relativi. Quindi gli interessi personali: o immediatamente, vedi sindacati, o attraverso influenze, ovvero piccole riunioni, piccole camarille segrete, vengono più o meno messe in evidenza; quindi si manifestano o si esaltano di volta in volta, in rapporto a varie contingenze. L'ultima è quella economica, relativa a chi produce i medicinali, a chi è legato all'industria farmaceutica. Oggi siamo molto meno disposti a soffrire di quanto lo fossimo una volta, per cui al minimo screzio, dalla più piccola nevrite, al callo, che prima veniva pazientemente tollerato, oggi non lo è più. Quindi entra di diritto in tutte le case un farmaco, prescritto o no, abitudinario o no, per attenuare il preteso male. A tutto questo si aggiunga poi l'accanimento terapeutico da parte, non solo del medico, ma anche di tutto il personale paramedico, il quale, nonostante non stili una ricetta a termini di legge, un consiglio lo dà, al quale segue sempre l'acquisto e quindi anche l'assunzione del farmaco. Guarire una persona, ovvero convincere una persona che non è il trattamento medico farmacologico quello che potrà mettere fine a tutti i suoi disturbi, è un po' difficile. Quindi l'individuo si appoggia a tutte le attrezzature sanitarie. L'esempio più tipico è quello di costringere ad attuare un accanimento diagnostico, anche se nel subcosciente c'è forse sottintesa l'inutilità dell'indagine stessa. Se io so che ho una certa malattia, e lo so fin da prima, e voglio continuare ad indagare e ad approfondire il più possibile le indagini, lo faccio, anche perché ho nel subcosciente l'impressione che quelle nuove indagini possano essere di una certa utilità alla mia salute. Non si riesce a capire o a discriminare quello che è conoscenza, da quello che è rimedio del male che uno ha. Mondini: Mi può raccontare gli episodi in cui, in qualche maniera, lei è stato colpito, danneggiato da questa cosa? L. Di Bella: Quando furono noti i risultati delle prime ricerche, nel 1970-1973, allora ci fu, è inutile dirlo, una grande sorpresa, perché malattie come leucemie o simili non si pensava avrebbero potuto avere una guarigione, o un esito favorevole. La prognosi era automaticamente infausta, nel momento stesso in cui si formulava la diagnosi, era questione di tempo. Avere fatto più o meno incautamente da parte mia o, meglio ancora, da parte dei giornalisti che hanno ricevuto le mie incaute affermazioni, per cui si poteva fare qualcosa per questo tipo di malattie, ha suscitato reazioni imponenti; le quali reazioni si sono poi riverberate su di me, in quanto io sono un componente della struttura universitaria e quindi da parte di tutte quante le oligarchie universitarie... Le conseguenze le ha viste, perché, come sa, tanto più elevata è la cultura delle organizzazioni nello stato dell'educazione, tanto più fini sono le persecuzioni che si attuano. Fini perché si fanno come e peggio di tutte le altre volte, senza però manifestarle, con sufficiente copertura. Questo l'ho sperimentato in questo senso: non mi è stato detto, ma mi è stato fatto capire; una delle manifestazioni chiare fu quando si dovevano rinnovare gli incarichi. Io avevo anche un incarico di fisiologia umana, che era conferito annualmente dalla facoltà. La facoltà, nella riunione estiva, mi negò l'incarico che io ottenevo già da anni, con otto voti favorevoli all'eliminazione dell'incarico e otto voti contrari. Il rettore di allora, che era un legale, al quale io mi rivolsi, mi fece capire che la cosa era molto regolare, sotto il profilo legale, come a dire che io non avevo nulla da fare, dovevo accettare supinamente i desideri della facoltà. Io l'avrei accettato, anche perché non è che ci tenessi particolarmente a quell'incarico, se non fossi stato sollecitato, in altra via, a ricorrere. Ho ricorso tramite un legale, che era un universitario, che ricordava con una certa gratitudine l'opera che io avevo prestato per suo padre. Infatti mi ha difeso molto elegantemente, con il risultato che la facoltà ha dovuto ritornare sui suoi passi e ha dovuto conferirmi l'incarico, questa volta all'unanimità. Io ho potuto parlare con il preside della facoltà, che allora era Mauri, ordinario di clinica medica, il quale era particolarmente leso, perché era un ematologo e quindi era colpito nella disciplina nella quale, senza volerlo, mi ero addentrato. Non mi è stato detto chiaro che dovevo tacere, ma mi è stato fatto capire che la prima stangata l'avevo avuta; se ne potevano avere delle altre, anche più gravi. A buon intenditore... In campo universitario è una regola ancor più accentuata che altrove. Mondini: Allora, visto che lei ha tenuto duro, ne sono arrivate delle altre. L. Di Bella: Io ho fatto niente altro che questo: le mie comunicazioni scientifiche le ho potute fare solo verbalmente o con dei poster; quindi suscitare soltanto qualche piccola reazione locale a parole o il piccolo riassunto che si manda ai congressi, che pochi o nessuno legge, e che si fanno nel volume e che servono ad altre attività e non a quelle scientifiche (le gite, le camarille, la progettazione dell'esito del prossimo concorso, quello che si fa nei congressi insomma). Per questo io ho taciuto ed ho iniziato ad occuparmi, apparentemente, di argomenti che non erano più pertinenti a quelli che io, senza volere, avevo suscitato; per esempio ho dovuto interessarmi del problema della fame, della sete, dell'introduzione degli alimenti, tanto che sono divenuto socio della Ingestion Behaviour, della Food and Fluid Intake ed ho pubblicato anche su qualche giornale di prestigio americano alcuni lavori che hanno ottenuto una certa risonanza. Apparentemente ho dovuto cambiare un pochino strada, ma d'altra parte quello che emergeva dalle prime ricerche che avevo fatto, la melatonina, l'ho trattata più sotto l'aspetto clinico fisiologico, che non quello clinico terapeutico. Mi sono adattato, ho fatto finta di adattarmi a questo cambiamento, per non suscitare reazioni. Sono stato limitato. Questo naturalmente in campo universitario. Ora che sono fuori, questo non può più essere fatto come una volta e allora la persecuzione si manifesta in altre maniere. La maldicenza, per esempio. Su questa io non posso farci nulla, a me viene riferito e ne traggo le conseguenze in questo senso, cioè che presso qualche clinica o qualche ospedale so che è preferibile che io stia lontano. Questo perché io sono il più debole e ne posso ricavare solo delle persecuzioni e niente altro. Salvo però che queste stesse persone, che sono dei campioni di maldicenza, si approprino più o meno avidamente delle ricerche che io sono solito fare e delle quali non ho mai tenuto segreti, copiandole ed attribuendosi poi i meriti di ciò che ho fatto io. Ad esempio, la somministrazione metodica della adenocorticotropormone, quella l'ho cominciata io. L'introduzione in terapia della somatostatina l'ho iniziata io; la melatonina l'ho introdotta io nella terapia. Naturalmente tutto quello che era diritto di priorità è stata nascosto, ma sono stati citati solo gli ultimi risultati, avvalendosi di quei risultati e di quelle proposte che avevo fatto una volta, per affossarmi scientificamente. Questo è tutto. La dimostrazione è inutile dirla a lei. La verità si impone in quanto è sostenuta da una forza adeguata. Non conta aver detto la verità, avere una ragione, se non c'è la forza per sostenerla. L'ho capito alla mia età. Essendo stato sempre solo, avendo rifuggito tutte le camarille, perché mi fanno un certo schifo, veramente. Mondini: Ho sentito che lei è stato avvelenato un paio di volte. L. Di Bella: La cosa è un po' pesante e mi guardo bene, perché potrebbe avere dei riflessi anche penali e io non voglio avere a che fare con la giustizia, perché non ci credo. Tutto quello che leggo sui giornali, mi fa capire che c'è qualcosa che non va, perché se uno non ha un'adeguata forza, è inutile che aspiri al riconoscimento di un suo diritto. La cosa che mi ha fatto più impressione è stato quando una mattina mi sono visto in ospedale, sarà successo cinque o sei mesi fa. Io stavo venendo qui in bicicletta, ad un bel momento mi sono trovato in ospedale. Non mi era mai capitato in vita mia di perdere la coscienza e mi sono trovato con tre punti sulla tempia destra ed un cerotto sopra. Ho visto mio figlio e mia nuora, ho chiesto loro cosa fosse successo, mi è stato spiegato tutto e mi sono orientato, ma della mia bicicletta non ho più saputo nulla. Mondini: Cos'era successo? L. Di Bella: Non lo so. So solo che dopo essere stato raccolto in un luogo in cui non mi sognavo nemmeno di andare, perché era all'opposto del tragitto che ero solito percorrere. In ospedale, chi mi ha raccolto non lo so; non so nulla. La cosa mi ha fatto impressione. Ho avuto anche un problema all'udito ed ho ancora qualche sintomatologia neurologica, nel senso che qualche fibra nervosa è stata lesa; si vive lo stesso, ma una diminuzione della capacità uditiva mi è rimasta. Arrivati a questo punto, mi sono chiesto che cosa fosse successo. Ho saputo qualcosa da mio figlio, ma io non conosco nessun nome, non so niente. Un'altra circostanza è stata questa, cioè che tre giorni dopo, intanto che io mi trovavo qui, verso le 23, sento scampanellare. Naturalmente sto cauto prima di aprire e guardo lo spioncino; c'era una macchina con due-tre persone che giravano attorno, continuavano a suonare, mentre io guardavo tutto, osservavo tutto, senza farmi vedere. Hanno continuato, in maniera sempre più insistente. Quando ho visto che erano sotto da più di un'ora, era quasi mezzanotte, mi sono convinto a chiamare i Carabinieri. Mi hanno chiesto ed ho riferito che c'era uno con una macchina che continuava a suonare e mi insospettiva. Dopo di che arriva l'auto dei Carabinieri, ma aveva appena imboccato la strada, che questi sono saliti in auto e sono andati via. Sono tutte indicazioni che possono anche non avere alcun rapporto, però mi hanno ulteriormente messo in sospetto. Il risultato è che mentre per anni io ogni sera andavo a casa ed arrivavo qui in bicicletta, ho iniziato ad avere un certo timore. così sono alcuni mesi che ogni sera mi stendo su una poltrona-letto, senza niente, pur di stare in posizione orizzontale, e sto qui, perché ho un certo timore, non della morte, cui dobbiamo arrivare tutti, ma della natura della morte. Mondini: Cosa le ha detto suo figlio a proposito dell'incidente? L. Di Bella: Credo che non abbia saputo gran che. Non so neanche se abbia fatto delle indagini ed io non ho cercato di sapere, perché mi fa una certa impressione quello che mi è capitato. E così, anche ora, non vado mai la sera a fare delle compere, ma sempre di giorno. Non solo, ma ho un certo timore e la sera chiudo bene, guardando attentamente fuori. Mondini: Ci sono stati altri episodi? L. Di Bella: Ci sono tanti episodi nella mia vita, avendo suscitato invidie, essendo sempre solo e isolato, per la mia tendenza all'autonomia, a non chiedere aiuto a nessuno. Questo lo fanno pagare. La società vuole schiavizzare. C'è poi la maldicenza e la minaccia, come un oncologo che dice, a chi gli domanda di me dice a questo paziente, che non sarà contento fino a quando non mi manda in galera. Oppure, una mattina, tornando da un congresso, trovo una cartolina con l'invito a presentarmi ad un posto di polizia che si trovava al Palazzo di Giustizia, qui a Modena. Incontro un maresciallo, che mi domanda se avevo curato questo e quell'altro. Ho capito poi di che cosa si trattava. Due giorni prima, era arrivato un individuo da Pordenone a riferirmi di un ammalato di tumore ed io gli avevo detto quello che sono solito spiegare, cioè quello che secondo me si poteva fare o meno in quel caso, guardandomi bene dal fare qualunque prescrizione, perché non avendo davanti l'ammalato e non sapendo altro, non potevo prescrivere nulla. Aveva presentato denuncia contro di me, ma doveva essere talmente stupida, che il maresciallo stesso l'ha strappata in mia presenza e mi ha detto che non procedeva. Mondini: Episodi così ne ha avuti molti? L. Di Bella: Ne ho avuti tanti, una persecuzione sistematica, una maldicenza continua. Mondini: Uno stillicidio continuo. Di Bella: Sì, da parte di coloro che si sono sentiti particolarmente lesi. Il clinico, quello che vive su questa professione, che si vede leso nei suoi interessi; e quindi il disprezzo è di ordine scientifico e di ordine pratico. L'irrisione per tutto quello che potevo fare, l'interpretazione sempre in chiave spregevole, salvo poi domandarmi o farmi chiedere in maniera insidiosa. Un professore ordinario - non faccio il nome - il quale finalmente mi telefona, dimostrando di ricordarsi ancora che esistevo e dicendomi che aveva un parente che aveva bisogno d'aiuto. Mi disse di scrivergli quello che io gli avrei consigliato e mi avrebbe mandato una persona di sua fiducia senza che io conoscessi le caratteristiche di questa persona, come il cuore, la pressione ed altro. Io ho detto soltanto che lo scrivevo perché sapevo che era nelle sue mani, quindi ci avrebbe pensato poi lui. Io scrivo soltanto i principi. Fatti di questo genere avvengono con una ripetizione continua. Alcuni particolari più completi li abbiamo raccolti dal figlio stesso del professore, Adolfo Di Bella. Mondini: Signor Adolfo Di Bella, io ho intervistato suo padre e gli ho domandato di chiarirmi alcuni spiacevoli episodi che gli sono occorsi. Mi è sembrato che non volesse scendere nei particolari, che fosse un po' evasivo. Chiedo se lei può essere più preciso riguardo ai tempi, ai luoghi, alle modalità. A. Di Bella: Il primo episodio di avvelenamento risale al 1974. Nel dicembre del 1973 si era tenuta una conferenza a Latina, presente il professor Campanacci, nel corso della quale mio padre aveva presentato le basi teoriche della sua ricerca, che allora riguardava quasi esclusivamente i tumori liquidi, in particolare citando sette casi di leucemie e piastrinopenie completamente risolte con l'uso di melatonina. In seguito a quest'annuncio, abbondantemente diffuso dalla stampa italiana ed estera, mio padre ha subito le seguenti contromisure: 1) tentativo di togliergli la cattedra, incarico che veniva annualmente riconfermato; tentativo andato a vuoto, dopo un intervento di carattere legale. 2) tentativo di avvelenamento, nell'estate dello stesso anno, mediante esteri fosforici messi nell'acqua che beveva. I tentativi sono stati due; mio padre si è salvato solo grazie alle contromisure mediche che ha preso; l'acqua è stata analizzata, c'è stato un testimone dell'avvelenamento, noi sappiamo chi ha introdotto le sostanze, non possiamo dimostrarlo legalmente, ma conosciamo anche la persona dalla quale era venuta la disposizione. Successivamente, non posso precisare la data, ma comunque tra la fine del '74 e l'estate del '75, ci sono stati tre incidenti stradali - mio padre praticamente è stato investito per tre volte - che per la dinamica dell'incidente e la distrazione incredibile degli automobilisti, può fare supporre, anche volendo edulcorare, una volontà di offendere. Sono seguite una serie di intimidazioni molto gravi, delle quali noi figli non siamo perfettamente a conoscenza, perché sono sempre state celate da mio padre; supponiamo che si trattasse di minacce rivolte anche a noi, ma non lo posso dimostrare. L'ultima delle minacce messe in atto è avvenuta l'otto od il nove di aprile nel 1996. Mio padre tornava da un congresso a Sichas, in Spagna, al mattino alle 6,30, come fa di solito, veniva in studio, dove aveva dato appuntamento alle prime persone. Mondini: Più che una minaccia è stata un'aggressione. A. Di Bella: Sì un'aggressione. Io sono stato chiamato verso le 8, mio padre era ricoverato, mi hanno parlato di incidente, ricoverato in neurochirurgia; presentava una ferita al capo, commozione cerebrale, sono stati necessari diversi punti di sutura. L'aspetto che ci ha subito incuriositi ed insospettiti - compresi gli amici e mio fratello - è stato che mio padre non presentava altre ferite di alcun tipo. La bicicletta era integra. Solo una caduta rovinosa può provocare ferite di questa entità. Successivamente, parlando con un ufficiale dei Carabinieri, che conoscevamo per motivi di amicizia..., l'ufficiale ha esaminato la ferita, ha voluto conoscere i particolari della dinamica, ha osservato la bicicletta ed è stato perentorio: colpo con un bastone o, molto più probabilmente, con una calza riempita di sabbia o di monete. Non ha dubbi. Mondini: Può indicarmi il nome di questa persona? A. Di Bella: Non posso, perché essendo un paziente di mio padre, debbo rispettarne il segreto professionale. Altro aspetto strano, ma di per sé sufficiente a suscitare perplessità, il fatto che è arrivata una segnalazione al pronto soccorso, da una persona che non si è qualificata, è stata una telefonata rapida. Secondo l'opinione dell'ufficiale di cui parlavo prima, la volontà non era di uccidere, ma di intimorire. Ci ha fatto osservare che se avessero voluto uccidere, a quell'ora lo avrebbero potuto fare senza problemi. Una persona di una certa età, che al mattino presto, in bicicletta, si reca allo studio, può cadere e c'era una copertura veramente notevole da chi poteva temere conseguenze da questo gesto. Poi ci sono state altre strane visite notturne e messaggi mandati a dire, come si usa fare da parte di "uomini d'onore", che non vogliono avere fastidi da persone che non appartengono al loro stesso genere. Invece, un'altra offesa durata per oltre vent'anni, è stata costituita da una diffusione discreta e velenosa di calunnie di ogni genere: oncologi ed ematologi dicevano ai pazienti, che per un motivo o per l'altro chiedevano informazioni, che "il cosiddetto professor Di Bella" non era "nemmeno laureato", negando le sue lauree e le sue docenze, oppure che era "un medico radiato dall'Ordine". Le più benevole dicevano che era un teorico, un fisiologo, un docente che si era interessato di cose che non era in grado di capire, oppure che era uno stregone, o un omeopata. Mondini: Dire "un omeopata" era come un'offesa? A. Di Bella: Sì, lo dicevano con tono offensivo e siamo arrivati alle fantasie più sfrenate; la prescrizione di melatonina da parte di mio padre, sarebbe stata dovuta ad uno strano comparaggio con un farmacista di Bologna, il solo in grado di procurare la melatonina addizionata ad altre sostanze che usa mio padre per le terapie neoplastiche. Addirittura avevano calcolato alla lira i guadagni derivati da tale accordo. La più curiosa era che mio padre, nel corso della guerra non si sarebbe trovato in Grecia, dove in realtà era, a dirigere un ospedale da campo ed a godersi le comodità della malaria, bensì "faceva esperimenti sugli Ebrei" in un fantomatico campo di concentramento in Italia. Questo dimostra, da un lato la malvagità di queste persone, dall'altro la loro stupidità. Ritengo che fra questi due aspetti vi sia una perfetta simbiosi. Mondini: Ha il nome delle persone che hanno messo in giro queste calunnie? A. Di Bella: L'ultima di cui ho parlato, ritengo debba essere riconosciuta, con particolare demerito, alla classe medica ospedaliera universitaria, in particolare a quella di Modena e personalmente credo che una delle maggiori cause di morte a Modena, sia il locale Policlinico, la malattia da sola mieterebbe meno vittime. Per altro, le voci sul cosiddetto comparaggio sulla melatonina, sono venute da diverse parti, anche da un celebre farmacologo, noto per i suoi bizzarri gusti sessuali, che con molta sapienza, insinuava che la melatonina serve soprattutto a chi la fabbrica, omettendo invece le copiose riconoscenze che erano giunte a lui stesso dalle multinazionali del farmaco. Inoltre, alcuni oncologi ed ematologi; senza generalizzare, perché ci sono anche stati dei fulminati sulla via di Damasco, soprattutto nell'ultimo mese. Testimonianze davvero "edificanti" e che giustificano perché siano stati gli stessi pazienti, curati e guariti dal professore, a dare corpo all'Associazione Famiglie Pazienti Oncologici di Bergamo e all'Associazione Nazionale Famiglie Contro il Cancro di Trento, che stanno raccogliendo ogni forma di notizie sulla melatonina, oltre alle cartelle cliniche, che il professore, per correttezza, non consente a nessuno di esaminare, affinché diventino prove inconfutabili a che la cura proposta dal professor Di Bella venga riconosciuta come valida a tutti gli effetti e secondo quelli che sono i canoni della ricerca tradizionale. E' interessante, proprio in merito al parere che il mondo scientifico esprime sulla melatonina, valutare il contenuto della trasmissione Rotocalco, dedicata appunto al caso Di Bella, trasmessa dal canale televisivo Rete News. Proponiamo il testo integrale della trasmissione, dove sono messi a confronto i pareri di chi è contrario e le testimonianze di una serie di persone che, da malate che erano, sono guarite e sono tornate alla vita normale; persone di ogni età. Il caso Di Bella da "Il Rotocalco" Cesare Davide Cavoni: "Benvenuti a questa puntata di Rotocalco, una puntata speciale, dedicata a quello che è un vero e proprio caso, quello del professor Di Bella: medico fisiopatologo, che da oltre trent'anni cura pazienti affetti da tumore con metodi diversi da quelli della terapia ufficiale e soprattutto con risultati a dir poco sconvolgenti. Prima di vedere chi è il professor Di Bella, definito con la stessa facilità genio assoluto o folle, cominciamo a sentire alcuni pazienti, che ci introdurranno nel caso Di Bella". 1° testimonianza: "Due anni fa il bambino venne ricoverato per l'asportazione di una tonsilla, che si era ingrandita in poco tempo. Da questa asportazione, con l'esame eziologico, fu messo in evidenza un linfoma di Burkitt. Gli si prospettava la tradizionale chemioterapia ed eravamo molto spaventati da questa. Sapevamo del professor Di Bella, su a Modena, ed abbiamo pensato di andare da lui. Siamo partiti subito e siamo andati dal professore che ci ha tranquillizzato. Ci prescrisse la terapia e alla domanda quanto sarebbe vissuto mio figlio, ci rispose: tutta la vita." 2° testimonianza: "Nel maggio del '95, in seguito ad un'emorragia anale, a mio fratello era stata diagnosticato un adenocarcinoma al colon ed al retto. Ci siamo rivolti subito ad un chirurgo che nel giro di quindici giorni lo ha operato, chiedendo anche l'esame istologico. Da questo è risultato che, su undici linfonodi prelevati, quattro erano sede di metastasi e quindi mio fratello doveva effettuare un ciclo di chemioterapia, anche perché aveva degli angiomi al fegato. Nonostante la chemioterapia, ci era stato detto che nel 90% dei casi si sarebbe riformato nel giro di pochi mesi. Abbiamo così sentito altri medici, che hanno confermato quello che ci era stato detto dall'oncologo che aveva operato mio fratello. A quel punto, ho preferito sentire il professor Di Bella, che conoscevo da parecchi anni. Il professore, dopo aver letto la cartella clinica, è stato molto chiaro e ci ha detto che potevamo seguire due vie: o la chemioterapia, nel qual caso si sarebbe riformato lo stesso, oppure seguire la sua terapia; però dovevamo essere molto convinti e precisi, perché le sue cure sono lunghe e precise. Dopo un anno e mezzo di cura, mio fratello sta bene e non gli si è riformata nessuna metastasi, né al fegato né in alcuna altra zona e, dopo un mese e mezzo di cura, è tornato tranquillamente al suo lavoro". 3° testimonianza: "Avevano diagnosticato un carcinoma all'esofago, allora, per questo, dovevo essere sottoposto ad un intervento. Mi hanno curato, mi hanno fatto delle chemioterapie, due cicli, per un totale di nove chemio, poi ho fatto ventinove radioterapie. Mi hanno dimesso nel luglio del '95 e mi hanno prescritto delle cure. Nel frattempo ho appreso, tramite mio fratello, che aveva registrato un programma radiofonico, le cure che faceva il professor Di Bella a Modena. Ascoltando questa registrazione, mi sono convinto che non si trattava delle solite prese in giro, ma ho sentito che si trattava di una cosa seria. L'importante è che Di Bella mi sta facendo rivivere". Cavoni: "Ma allora chi è Di Bella e, soprattutto, quali sono i suoi metodi, così osteggiati dalla terapia ufficiale, per curare i tumori"? Siciliano, 84 anni, laureato in medicina nel '36, Di Bella, a soli 24 anni, è già docente di fisiologia umana all'Università di Parma, a 27 è aiuto ordinario alla cattedra di fisiologia umana di Modena ed a 35 anni consegue la libera docenza in fisiologia umana e in chimica biologica. A Modena, dove tuttora vive, prosegue la sua promettente carriera, poi, negli anni '60, la svolta nei suoi studi: si avvia a dimostrare che l'aumento delle piastrine, determinato dalla stimolazione delle abenule, due formazioni nervose localizzate in una zona del cervello denominata epitalamo, era dovuto in parte ad una sostanza prodotta dal cervello, un ormone chiamato melatonina. Ben presto, le terapie del professore si estenderanno alle leucemie, ai linfomi ed anche ad altri tipi di tumori". Prof. Di Bella: "Io li ho chiamati metodi biologici, contrariamente a quelli ufficiali, che sono prevalentemente di chemioterapia. Questo vuol dire distruggere le cellule neoplastiche con sostanze chimiche; metodo biologico vorrebbe dire sfruttare la biologia di queste cellule, per creare un ambiente sfavorevole, non ucciderle, ma condurle a distruggersi, a causa dell'ambiente sfavorevole in cui si trovano all'interno dell'organismo. Ogni cellula, per vivere, ha bisogno di un certo numero di fattori, che sono relativi alla vita stessa della cellula, però la cellula, oltre che vivere, deve anche riprodursi ed una delle caratteristiche essenziali del tumore, è una riproduzione antieconomica, disordinata, abnorme. Quindi, i fattori che occorrerebbe guardare, sono quelli relativi alla moltiplicazione di queste cellule; per moltiplicarsi, la cellula ha bisogno di fattori che ne stimolano la riproduzione. Sono i cosiddetti fattori di crescita, quindi uno dei mezzi su cui io mi baso, è quello dell'eliminazione di questi fattori. Uno dei più potenti fattori di crescita, è l'ormone della crescita dell'ipofisi anteriore ed allora propongo l'uso di sostanze che bloccano la produzione di questo ormone". Cavoni: "Professore, la pietra dello scandalo, per così dire, è rappresentata dalla melatonina. Come viene usata ed a cosa serve? Ce lo può spiegare?" Prof. Di Bella: "La melatonina è una sostanza semplice, che è stata isolata nel '58 da Lerner e si ottiene sinteticamente. La quantità che noi formiamo è di qualche milligrammo nelle 24 ore; la melatonina è una sostanza che ha una quantità immensa di azioni ed è molto tempo che io sostengo che la melatonina da sola non guarisce nessun tumore, però dico anche che senza melatonina è difficile guarire un tumore. In altre parole, è un fattore essenziale e necessario, ma non sufficiente da solo". Cavoni: "Bisogna agire con una combinazione"? Prof. Di Bella: "Con una quantità di altri fattori, tra cui anche i fattori di crescita di cui ho parlato prima, ovvero dei fattori che intervengono negativamente sulla crescita dei tumori o che intervengono sui tumori normalizzando la vita e le condizioni di vita del tumore e che non hanno effetto tossico, almeno nelle dosi in cui noi li possiamo adoperare. Il concetto della chemioterapia viene completamente accantonato, con il sistema che adotto io". Cavoni: "Ma questo è possibile a qualsiasi stadio del tumore?" Prof. Di Bella: "Cambia a seconda dello stadio, anche per questo motivo: il tumore nasce con certe caratteristiche anatomofisiologiche; man mano che procede, la vita stessa del tumore cambia. Ci sono tumori, come ad esempio i microcitomi del polmone, che sono maligni, forse i più maligni del polmone, che ad un certo momento cominciano a formare niente meno che un ormone antidiuretico. Allora, curare un tumore di questo genere, senza tenere conto anche delle evoluzioni del biochimismo nella fisiologia del tumore, è improprio. Bisognerebbe tenere conto, non solo delle caratteristiche di nascita del tumore, ma anche dell'evoluzione che, nel corso della vita stessa del tumore, esso viene ad assumere. Si parla quindi di tumori, di ormoni che possono formare i tumori, di fattori di crescita che possono formare il tumore e che si chiamano fattori "paracrini", cioè quelli che si svolgono a livello delle cellule vicine; oppure un tumore forma dei fattori che stimolano la crescita del tumore stesso (autocrini). Queste cose cambiano le caratteristiche rispetto a quelle iniziali. Se non si ha una visione così squisitamente dinamica della vita e della fisiologia del tumore, c'è sempre il rischio di sbagliare. Il tumore di domani non è il tumore di oggi o di ieri; quindi anche i mezzi per poterlo aggredire ed interromperne la vita e le caratteristiche, cambiano con il tempo". Cavoni: "In seguito alle sue scoperte, il professor Di Bella tenterà di informare la comunità scientifica dei risultati raggiunti. Terrà relazioni a Tokio nel '79, a Brema nell'80 ad Atene nell'81 e a Vancouver nell'86. Nessuno sembra dar credito a queste scoperte, tanto che, ad un certo punto, il professore scrive: "Dovunque è possibile, abbiamo esposto i nostri risultati, notando una diffusa freddezza, incomprensione, addirittura ostilità. Le ragioni di questo atteggiamento sono numerose e non tutte confessabili. Al ritorno dai congressi, spesso rimanevamo dolorosamente meravigliati, nel constatare l'ignoranza di elementi di fisiopatologia, da parte delle personalità più in vista per iniziativa e per eleganza di loquela o complessità di ricerche purtroppo sterili". Quando dice abbiamo, il professore si riferisce anche alla sua giovane assistente, scomparsa prematuramente, Maria Teresa Rossi, chiamata affettuosamente Dede, divenuta in breve, da allieva promettente a scienziata di statura internazionale. Bisogna aspettare il 1988, perché giungano i primi timidissimi riconoscimenti. In una sua relazione, Russel Reiter, del Dipartimento di Biologia Cellulare dell'Università del Texas, ammette che il lavoro di Di Bella è stato ingiustamente ignorato dalla comunità scientifica. Intanto egli continua a curare con successo migliaia di pazienti. I suoi detrattori, gli scettici, parlano di casi sporadici e comunque non documentati, che non costituirebbero materiale scientifico probante, da poter essere comparato con i dati della medicina ufficiale. Ecco il punto: che cosa pensa la medicina ufficiale dei metodi del professor Di Bella?" Prof. Edmondo Terzoli, primario di oncologia all'ospedale Regina Elena di Roma: "E' una vita che sento parlare di terapie alternative ed è una vita che me ne interesso e non faccio nomi. Le conosciamo tutte. Fino ad oggi vi sono state solo delusioni e nessun successo; ma non dobbiamo essere chiusi ad idee nuove e rivoluzionarie, anche idee che non coincidono esattamente con le nostre. Oggi, parlare dei trattamenti alternativi... bisogna cambiare la filosofia dei trattamenti. Dobbiamo essere pronti a questi trattamenti; tutto questo, a patto che vi sia una solida base di ricerca e di risultati". Cavoni: "Quindi lei, ad un paziente, non consiglierebbe mai una terapia del genere"? Prof. Terzoli: "Io onestamente, una terapia secca, no. Non mi scandalizzo però se un paziente, oltre a seguire un trattamento, che noi riteniamo per quella malattia il più giusto, aggiunge qualche cosa che non sia puramente nociva, questo può anche essere fatto. Non lo farei in modo così estemporaneo ma, se io fossi lo sponsor del trattamento, mi affiderei ad una ricerca prospettica; solo così potrei dire se questo farmaco ha un senso, oppure no". Cavoni: "Cosa pensa lei delle terapie cosiddette alternative, che prevedono l'uso di melatonina, associata ad altri farmaci?" Dott. Paolo Nola, medico chirurgo: "Sono tecniche interessanti e sono tali da meritare comunque un'attenzione da parte del mondo scientifico. Se parliamo in particolare della tecnica di associazione di melatonina, della somatostatina e altri farmaci, devo dire che io mi sto interessando e sto seguendo persone che praticano questa terapia. Anzitutto, bisogna dire che la melatonina è un ormone, veicolato nel sangue, attivamente utilizzato a livello cellulare e che regolarizza, in certa maniera, i vari metabolismi delle cellule. La somatostatina è universalmente riconosciuta come un'importante tecnica terapeutica di tumori neurosecernenti, carcinoidi, e viene normalmente usata, in esperimenti in vitro, anche su tumori solidi non secernenti, dove sembrerebbe avere un effetto inibitorio sulla crescita. L'associazione è fondamentale, insieme ad altre sostanze, quali i retinoidi, anch'essi usati in alcune forme neoplastiche, come inibitori di radicali liberi, come sostanze antiossidanti, unite anche a sostanze chemioterapiche, a micro dosi. L'insieme di queste tecniche merita la nostra attenzione, poiché mi è capitato personalmente di riscontrare come alcuni pazienti, che hanno utilizzato questa combinazione, hanno ottenuto una buona sopravvivenza, una buona situazione organica e, radiologicamente e clinicamente, una remissione della loro malattia". Cavoni: "Da una parte dunque metodi chemioterapici, i mezzi più efficaci e più evoluti, dall'altro la medicina alternativa dei metodi biologici, che rifiuta completamente l'uso della chemioterapia". Prof. Di Bella: "Io, fondamentalmente, rifiuto la chemioterapia. L'individuo che ha ricevuto la chemioterapia è meno responsivo ai metodi che io, in un secondo tempo, sono costretto ad adoperare. D'altra parte, c'è ancora da tenere presente che il chemioterapista si fonda, per affermare la bontà dei suoi metodi, sulla riduzione di massa del tumore, a volte anche la scomparsa del tumore, senza tenere in considerazione la ripresa, a volte anche ad un mese solo, di un tumore, che risponde anche meno di prima al secondo ciclo e poi al terzo e così via. Poi, alla fine, quasi rassegnatamente, il chemioterapista dice che non risponde più. Quindi non c'è più nulla da fare. Un'altra caratteristica che ho creduto di trovare, è la maggior frequenza con cui un tumore, trattato con chemioterapia, si metastatizza. Credo, non ho cifre, ma credo di poter affermare, con la mia esperienza, che le metastasi sono molto più frequenti e più ravvicinate in tutti i soggetti trattati con chemio". Cavoni: "Infine, negli spazi che si aprono in questa lotta, in questo scontro a distanza fra teorie che sembrano inconciliabili, c'è anche chi, giovane per entusiasmo e passione, scende in campo direttamente, scegliendo una strada da seguire, una strada al momento assai scomoda". Dott. Mauro Madarena, oncologo all'Ospedale Forlanini di Roma: "Ci si metta nei panni di quelli che si stanno curando, con regressioni importanti, addirittura con guarigioni assolutamente documentabili. Qui non parliamo di fantascienza, ma purtroppo di una realtà vera e cruda. Ci si metta nei panni di queste persone, che ad un certo punto, la sostanza che il medico aveva loro dato e che li faceva guarire, non la si può più comprare in farmacia, perché non la si può più dare. Di punto in bianco, qualcuno ha deciso che devi morire. Allora si ritorna alla tradizionale chemio. Ma ormai questi pazienti sono quelli che non possono più farla, che hanno fatto il secondo, terzo, quarto ciclo di chemio, senza nulla ottenere. Un medico che volesse portare avanti un gruppo di medici che facesse una ricerca sulla melatonina - ma è così per tutti i farmaci - se non ha la richiesta ufficiale da parte di un'industria farmaceutica, inoltrata al Ministero della Sanità, non può fare la ricerca. Quindi, se all'industria non interessa questo tipo di sostanza, la ricerca non si fa". Prof. Di Bella: "Rigettando la chemioterapia, i metodi che bisogna adoperare per impedire, ostacolare, modificare l'accrescere del tumore, sono tanti e ciascuno di questi metodi incide su un aspetto particolare della vita del tumore. L'aspetto dell'azione di un determinato farmaco interferisce con l'aspetto dell'azione di un altro farmaco e così via. (....) Per questo, deve essere un medico, un oncologo, deve essere un medico internista, tra i migliori che si possano immaginare, perché deve poter svelare quello che può accadere all'ammalato nel corso della malattia". Cavoni: "In conclusione, il castello accusatorio, nei confronti del professor Di Bella, sembra crollare. Ci troviamo di fronte ad un uomo dalla cultura medica enciclopedica, che visita gratuitamente i pazienti, che, come abbiamo sentito, riesce a guarire. Riguardo ai dati che la medicina ufficiale dice inesistenti, noi abbiamo potuto constatare dalle immagini, che esistono le cartelle cliniche e sono a migliaia, raccolte con cura dal professore nel corso degli anni; per rispettare il segreto professionale, che lo lega ai pazienti, il professore non vuole renderli noti; in questo caso però, sono i pazienti stessi che stanno raccogliendo cartelle cliniche, per procedere ad un confronto con i dati dell'oncologia tradizionale e quindi calmare le animosità degli scettici. L'Associazione Famiglie contro il cancro, questo il nome del gruppo dei pazienti di Di Bella, sta cercando di far conoscere a tutti le nuove terapie e molti medici stanno aiutando l'Associazione nella creazione di un centro servizi e di vari studi medici". Prof. Di Bella: "Io non direi nulla, perché mi sembrerebbe quasi di autoincensarmi, non è stato mai nel mio carattere. Io mi sono inchinato ai dati che, man mano, io stesso potevo raccogliere ed il primo a sorprendermi, sono stato proprio io. Ho tentato alcuni metodi, che ancora adopero, per caso. Davanti al fatto che sembrava che non ci fosse più nulla da fare, quello che proponevo era nuovo e non era tossico: due ragioni essenziali perché io potessi adoperare questo metodo. Una parte dei risultati ottenuti non esprimono la mia capacità ma la fortuna che ho avuto ad assistere ad una determinata evenienza. E' il caso". Per tornare all'A.F.P.O., è molto interessante leggere quanto viene scritto in un volantino del maggio scorso (1996). "Il professor Di Bella non ha mai mancato di comunicare i risultati delle sue terapie ed i presupposti teorici che ne stanno alla base, nelle sedi più appropriate, cioè i Congressi e le pubblicazioni scientifiche; malgrado ciò, per la Medicina Ufficiale il professor Di Bella non esiste e non è mai esistito, così come non esistono tutte quelle persone, che ascrivono a merito delle sue terapie, l'essere ancora in vita e persino guarite". E più avanti si continua: "Se, infatti, si ritiene che le terapie del professor Di Bella si basino su presupposti erronei, o su dati inattendibili, allora, già da molto tempo, almeno uno degli esponenti dell'oncologia italiana, avrebbe dovuto sentirsi in dovere di esprimere e motivare il proprio dissenso. Se, invece, c'è anche solo la semplice possibilità che queste terapie risultino veramente più efficaci, meno tossiche e meglio tollerate, allora non si capisce perché non siano state finora sperimentate e adottate su vasta scala". A questa domanda che, con la voce di chi soffre, inchioda alle proprie responsabilità il mondo scientifico, o almeno quello che si definisce tale, risponde forse lo stesso professor Di Bella ("Di Bella: il cancro è un affare, guarirlo non conviene" Il Messaggero 15 giugno 1996). "Il tumore è una malattia ricca, far guarire dal cancro, non è poi così conveniente". La verità delle asserzioni del professore modenese, insieme con quelle dell'AFPO, sono avvalorate dal fatto che un decreto legge del 25 marzo scorso (1996), vieta in pratica l'uso della melatonina. "Questa circolare è una vergogna, tuona Di Bella, la melatonina non guarisce nessun tumore, ma per la cura del cancro è fondamentale, è un farmaco non sufficiente, ma necessario". I pazienti di Di Bella si sono mobilitati ed hanno chiesto a viva voce che la melatonina si possa prescrivere e vendere liberamente, anche in Italia. "Limitare la libertà del medico, non è un atto civile, aggiunge Di Bella, ma di interessi ce ne sono tanti". Anche il dottor Paolo Lissoni, specialista, noto in tutto il mondo per aver abbinato la terapia tradizionale alla melatonina, ha affermato in merito al decreto antimelatonina: "Questo decreto introduce due principi gravissimi: primo, che è meritevole di indagine solo ciò che il mercato (cioè le case farmaceutiche) ritiene valido; secondo, la ricerca viene accentrata nelle mani del Ministero della Sanità, trasformato in una sorta di KGB della scienza". (Il Giorno, 16 giugno 1996 p. 10).

Alberto R. Mondini

AERREPICI 22/02/1997
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