Rassegna stampa

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«Quel bimbo è in fin di vita, provate la cura Di Bella»

NAPOLI - «Neoplasia del tronco encefalico». Nell'incomprensibile e terrorizzante letteratura medica queste quattro parole equivalgono a una sentenza di morte. Una sentenza capitale scritta per un bambino di diciotto mesi a cui il destino ha riservato una pagina orribile. Solo che i genitori di Antonio, il piccolo colpito da questo raro tumore che lascia ben poco scampo, non si sono rassegnati e hanno bussato a tutte le porte pur di risparmiare al loro bambino una sorte tanto prematura. Così la giovane coppia, che vive a Ponticelli, uno dei più popolosi quartieri della periferia est di Napoli, ha chiesto al magistrato per i minori del Tribunale partenopeo di autorizzare per Antonio la somministrazione della cura-Di Bella, la terapia per la cura del cancro che, a metà degli anni Novanta, scatenò così tante speranze e un tempesta di polemiche. I motivi per i quali i due genitori di Ponticelli sollecitavano l'applicazione del metodo sperimentale sul bambino sono diversi. Anzitutto questa neoplasia è un cancro difficile da combattere specie quando aggredisce dei bambini che non rispondono (se non in minima parte) alle cure tradizionali a base di ormoni e chemioterapia. Ma c'è poi una ragione umana che ha radici nella voglia di non arrendersi dei due sposi, di combattere con tutte le armi e cambiare il finale che il destino crudele ha previsto per Antonio. Così dopo tante peregrinazioni e tanti consulti, tutti conclusi con fredde parole di conforto e di rassegnazione, la coppia di Ponticelli ha chiesto aiuto al magistrato. Ed è toccato a un donna-giudice manifestare pietà verso la mamma e del papà di Antonio, decidendo «per la prima volta a un bambino in Campania» di autorizzare la cura che la scienza ufficiale ha bocciato come inefficace. Un'ordinanza che il magistrato ha trasmesso al manager e al direttore sanitario dell'ospedale pediatrico Santobono di Napoli, accolta con sorpresa e un pizzico di scetticismo. Tuttavia, ai camici bianchi del nosocomio partenopeo non è restato che obbedire e da venerdì è iniziata per il piccolo Antonio la cura Di Bella, ultima frontiera prima dell'abisso senza ritorno. La terapia, del prof. Luigi Di Bella (nella foto) osteggiata dalla medicina ufficiale, già sperimentata con scarsi successi nel 1999 e poi definitivamente sospesa dall'ex ministro della Sanità Rosy Bindi, era andata avanti in questi ultimi due anni in seguito alle sentenze di magistrati (molti casi si erano verificati soprattutto in Puglia) cui si erano rivolti decine di parenti di ammalati allo stadio terminale. Comprende farmaci con dosaggi personalizzati: un cocktail vitaminico che, talvolta, ha allungato la vita dei pazienti.

di Nino Farina

Il Resto del Carlino 05/08/2002
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/22/17:3578210:/2002/08/05  
   
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