Rassegna stampa

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Di Bella: “Perseguitato dai nemici della libertà di cura”

“I proventi di questa pubblicazione saranno interamente devoluti in beneficenza”, questo si legge a tergo dell’ultima pubblicazione di Giuseppe Di Bella (Come Prevenire i Tumori, l’utilità di vitamine e melatonina: Carlo Marconi Editore). Giuseppe è figlio di Luigi Di Bella, l’oncologo eletto dall’ex Ministro della Sanità ulivista (al secolo Rosi Bindi) nemico pubblico numero uno della case farmaceutiche. Naturalmente anche l’ultima fatica di casa Di Bella (il libro di Giuseppe) è stata boicottata, infatti sono state chiuse in faccia all’editore le porte della distribuzione. E con un “ci scusi dottor Marconi, le abbiamo sempre distribuito tutti i suoi libri, ma per questo volume non riusciamo proprio a trovare il posto in scaffale”. Una vicenda veramente imbarazzante, specie se si considera che Carlo Marconi è uno degli editori di riferimento della destra italiana e che il libro di Di Bella rivela verità che oggi, dopo anni di campagna contro, sono costretti ad ammettere anche i super esperti legati alle lobby multinazionali del farmaco. Marconi dal canto oltre ad essere un vulcanico editore è anche medico ed imprenditore del settore (maggior azionista della Casa di cura Nomentana). Insomma, qui non abbiamo a che fare con dei “quisque de populo”, bensì con due scienziati (Di Bella padre e figlio) e con un editore ed imprenditore di calibro. Ma contro i poteri forti che negano la libertà di cura c’è ben poco da fare. E pochi giorni fa Luigi Di Bella (classe 1912) è stato ricoverato in seguito a malore. Ieri s’è sentito meglio, ed anche perché certi quotidiani, che l’hanno sempre bistrattato, ormai ammettono che lo scienziato ha veramente scoperto come sconfiggere i tumori. Abbiamo intervistato Giuseppe per sapere se la battaglia sulla libertà di cura potrà continuare. Allora, come va? Dal punto di vista scientifico le cose vanno molto bene. Nel senso che si sta confermando l’efficacia terapeutica dei singoli componenti del metodo Di Bella. Al punto che il recente congresso d’oncologia (ne ha parlato anche l’inserto salute d’un noto quotidiano nazionale) ha citato come terapie oncologiche del futuro somatostatina, retinoidi ed inibitori dei fattori di crescita come la bromocriptina. Allora può gridare le sue ragioni? Da un lato ci ha resi soddisfatti. Le nostre ragioni erano già state anticipate da studi e conferme a livello mondiale. Del resto basta consultare su internet le banche dati medico scientifiche per avere conferma dell’efficacia terapeutica antitumorale delle componenti del metodo Di Bella, ed in totale assenza d’effetti collaterali. Sorprende e sconcerta il fatto che si citi (sia a livello di convegni che di quotidiani) la somatostatina, i retinoidi e la bromocriptina, ignorando poi volutamente il Professor Di Bella che può, sia da un punto di vista scientifico che giuridico, testimoniare la paternità dei principi terapeutici. Oggi gli stessi giornalisti e ricercatori, che ai tempi della sperimentazione definivano il metodo Di Bella come non scientifico ed inutile, hanno riscoperto la terapia e se ne attribuiscono i meriti. A cosa è servito tutto questo cancan? L’unico aspetto positivo della sperimentazione ministeriale è l’aver registrato e protocollato come terapia la somatostatina, i retinoidi, la Vitamina E, la melatonina e la bromocriptina, quali componenti del “Metodo Di Bella”. Rimane da spiegare come fecero a definire le stesse come inefficaci, ora vengono considerate il futuro prossimo e promettente della terapia oncologica. Io stesso ho ripetuto sino a stancarmi in convegni medici, trasmissioni televisive e su vari organi d’informazione che i principi terapeutici del metodo Di Bella poggiano su basi rigorosamente scientifiche, ampiamente documentate e facilmente riscontrabili. Sembra che su Di Bella sia calato l’oblio: chi ha dato l’ordine d’ignoravi? Non so se per ordine o per convenienze od obbedienze è stato completamente oscurato l’argomento. Al punto che il giornalista di famoso quotidiano (che un numero infinito di volte aveva citato somatostatina e retinoidi) si rivela oggi di memoria labilissima, citando somatostatina e retinoidi come scoperte clamorose ed innovative. Per cui viviamo in una società in cui ha ragione chi ha la forza d’imporre la propria verità, eppure la verità dovrebbe avere un valore assoluto. Il problema trascende la sanità italiana. Il problema è a monte. Siamo in un periodo di globalizzazione, per cui c’è unificazione e concentrazione del potere, dell’informazione, della gestione della ricerca, che è soprattutto gestione dei riconoscimenti alla ricerca.

di Ruggiero Capone

L'Opinione 17/10/2002
http://www.opinione.it/4.attualita/archivio_attualita/2002/14-10_20-10/17-10-02_capone.htm  
   
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