Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >


MULTITERAPIA DI BELLA PROSPETTIVE LIBERTARIE DEL PROBLEMA

Mi sono occupato professionalmente, come avvocato, della cosiddetta "terapia Di Bella", assistendo alcuni pazienti, già in trattamento con il professore di Modena, per l'ottenimento della somministrazione gratuita dei farmaci previsti dalla terapia. Ho partecipato il 26.2.98 presso il Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa ad una tavola rotonda sull'argomento organizzata dal suddetto circolo e dall'USI Sanità, cercando di socializzare le riflessioni che seguono. Cerco con questi miei appunti di chiarire a chi mi legge non gli aspetti medico - scientifici della questione, che non mi competono, ma quelli politico - sociali con particolare riferimento alla prospettiva libertaria. In questa ottica, è necessario uscire dalla logica degli schieramenti in favore o contro la terapia proposta dal Prof. Di Bella, senza sposare né la tesi conservatrice-reazionaria dei vertici del potere medico - scientifico dello Stato né quella pseudo-innovativa e demagogica di alcuni magistrati e di settori politici attualmente all'opposizione, limitandoci a rilevare i dati obiettivi della questione e le conseguenze sociali del fenomeno a livello di politica sanitaria dello Stato. Cancro e società E' pacifico che la causa dei tumori e quantomeno la loro vertiginosa proliferazione sia da individuarsi nell'organizzazione economica di tipo capitalistico (principale causa delle produzioni cancerogene), nella divisione in classi della società (i lavoratori addetti alle produzioni cancerogene sono i soggetti più a rischio) e nel monopolio statale della terapia (protocolli terapeutici e farmaceutici istituzionali). Parlare di medicina preventiva senza impegno di trasformazione radicale dell'organizzazione sociale non significa nulla perché costituisce un mero palliativo o uno spostamento del problema da una parte all'altra del pianeta. Per esempio: eliminare gli epatocarcinomi che colpiscono gli operai di Porto Marghera spostando le lavorazioni di PVC in India significa esportare i tumori, non certo eliminarli. Nella migliore delle ipotesi, pertanto, la medicina preventiva senza trasformazione radicale della società contiene i rischi in limiti accettabili per il capitalismo senza eliminarne mai le cause. Businnes e medicina Come la causa del tumore è derivante dal business anche la terapia antitumorale è business. In linea teorica, infatti, ogni trattamento terapeutico antitumorale, se diffuso a livello di massa, diventa business, terapia Di Bella compresa. Il conflitto apertosi tra terapia antitumorale ufficiale ed il "Multitrattamento Di Bella" (MDB) è pertanto un conflitto di interessi all'interno del business medico - scientifico, dove il paziente è ancora una volta oggetto e non soggetto. Prima che si diffondesse a livello di massa il ricorso alla terapia Di Bella, i pazienti seguiti dal professore di Modena e dai suoi allievi assumevano, invece, un ruolo attivo e consapevole e diventavano i protagonisti della loro esperienza terapeutica ed in taluni casi della loro guarigione. La terapia proposta dal Prof. Di Bella si basa infatti su un trattamento personalizzato che tiene conto non solo dell'oggettività del male ma della soggettività del suo portatore, che non può delegare interamente la terapia, ma partecipare al trattamento ad personam, pena l'inefficacia della terapia stessa. La multiterapia Di Bella (MDB) Il MDB si fonda su una miscela di farmaci da tempo conosciuti e sperimentati che da soli possono o non possono avere capacità terapeutiche a seconda dei tumori in trattamento. Il protocollo Di Bella è formato da un cocktail di farmaci già noti da tempo e tutti in commercio (somatostatina, octreotide, acido retinoico, betacarotene, bromocriptina, melatonina, vitamine A, C ed E, ecc.) che ovviamente viene personalizzato per ogni paziente anche con l'aggiunta di ulteriori farmaci. Il MDB costituisce, pertanto, una risposta al problema tumorale mai standardizzata, come emerge dai dosaggi dei farmaci soggettivamente ed oggettivamente diversificati. Il MDB è unico nel suo genere perché "rivoluzionario" metodologicamente rispetto alle terapie tradizionali (radioterapia e chemioterapia) che intervengono distruttivamente tanto sulle cellule sane quanto su quelle malate. La terapia Di Bella mira invece a potenziare le difese immunitarie dell'organismo e contestualmente a far regredire i tumori presenti e ad inibire la loro proliferazione, rafforzando le cellule sane perché possano da sole combattere quelle malate. La singolarità metodologica della terapia studiata dal Prof. Di Bella non conosce omologhi, cosicché la stessa deve ritenersi non solo alternativa ma incompatibile con le terapie tradizionali. Ciò determina l'assoluta infungibilità della terapia Di Bella tanto sotto il profilo metodologico quanto sotto quello della peculiarità terapeutica studiata ad personam. La sperimentazione della terapia Di Bella è, pertanto, una contraddizione in termini non potendosi standardizzare un trattamento personalizzato ed avendo, la sperimentazione, ad oggetto non i singoli componenti del MDB, tutti già sperimentati, ma la loro miscela, peraltro in dosaggi volta per volta diversi soggettivamente. I veri motivi della sperimentazione La sperimentazione, imposta al Prof. Di Bella, è stata determinata da più fattori di ordine: sociale (dato il numero in vertiginoso aumento di ammalati di tumore in Italia), informativo (massiccia presenza dei mass media), giudiziario (ricorso all'Autorità Giudiziaria per risolvere problemi di natura burocratico-finanziaria), politico (contrapposizione tra Regioni guidate dalla destra e governo di "sinistra"), economico (business delle terapie ufficiali) e voluta tanto dai centri di potere sanitario nazionale, che vogliono valutare più che le effettive capacità terapeutiche del MDB i suoi costi, quanto dai "santoni" della medicina ufficiale (che temono una loro delegittimazione in caso di opposizione alla sperimentazione e nel contempo la boicottano) e dai medici che si reputano discepoli del Prof. Di Bella, che nella standardizzazione di un metodo antistandard si autoaccreditamento professionalmente confidando in benefici economici e di carriera. L'aspetto giuridico della nuova normativa I farmaci utilizzati nel MDB hanno avuto in passato un costo elevato imposto non dall'effettivo costo delle molecole quanto dalla presenza del brevetto. Il business chemioterapico ha poi chiuso le porte a qualsiasi altra alternativa terapeutica che prescindesse dalla medicina ufficiale. Il ricorso all'Autorità Giudiziaria per l'erogazione di farmaci prescritti nel MDB per indicazioni terapeutiche non autorizzate ha imposto al Ministero della Sanità di disciplinare in modo definitivo i limiti della cosiddetta libertà di cura. Con il Decreto Legge 17.2.98 n. 23, il Ministro della Sanità ha ritenuto di dover concordare con le Regioni e le Province Autonome (Trento e Bolzano) un programma coordinato di sperimentazioni cliniche anche in deroga alle disposizioni vigenti. La sperimentazione deve essere condotta solo su pazienti che abbiano reso il proprio consenso informato, secondo protocolli approvati dalla Commissione Oncologica Nazionale, sentita la Commissione Unica del Farmaco (CUF). All'Istituto Superiore di Sanità sono affidati il coordinamento dei centri che effettuano la sperimentazione, l'approvvigionamento, il controllo e la distribuzione dei farmaci da sperimentare e l'istituzione di un centro di informazione per il pubblico. All'Istituto chimico - farmaceutico Militare di Firenze è affidata, invece, la preparazione dei medicinali inclusi nel MDB che non corrispondono, per formulazione, a specialità medicinali regolarmente in commercio. Il controllo da parte dell'Istituto Superiore di Sanità e da parte dell'Istituto chimico-farmaceutico Militare di Firenze, unito al potere della CUF, hanno svuotato definitivamente il MDB del suo contenuto innovativo, istituzionalizzando la terapia proposta dal Prof. Di Bella attraverso il monopolio dei protocolli sperimentali ed osservazionali da parte dello Stato. L'Istituto Superiore di Sanità e la CUF hanno così recuperato la portata "eversiva" della terapia Di Bella così come presentata dai suoi sostenitori, che erano riusciti a mettere in discussione il ruolo della CUF, già presieduta da Duilio Poggiolini ed oggi da Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri. Durante la campagna in favore della terapia Di Bella, infatti, era stata messa in discussione la serietà e la moralità della CUF, ricordando i malaffari di Poggiolini e la probabilità che lo stesso non fosse il solo criminale all'interno della commissione. Il ruolo della CUF, con il programma di sperimentazione, esce rafforzato trasformandosi in ruolo di mediatore tra potere farmaceutico, potere medico e potere statale, riuscendo ad assicurare all'industria farmaceutica una sperimentazione di massa con l'obiettivo di ulteriori guadagni, al potere medico una garanzia di credibilità e di conservazione in regime di monopolio del suo potere taumaturgico ed allo Stato l'opportunità di abbassare i costi della terapia antitumorale. Con il citato Decreto Legge, il medico curante non può più prescrivere al paziente, al di fuori delle indicazioni terapeutiche approvate, i medicinali a base di octreotide e di somatostatina, dovendosi conformare nella somministrazione terapeutica all'impiego "consolidato e conforme a linee guida o lavori apparsi su pubblicazioni scientifiche accreditate in campo internazionale". In caso di violazione di quanto disposto dal citato decreto, la sanzione minima irrogabile al medico è la sospensione dall'esercizio dell'attività professionale. Stesso discorso vale per il farmacista. La sperimentazione, così come sortita dagli accordi Bindi-Di Bella si riduce a mera istituzionalizzazione del MDB, sancendo il monopolio da parte dello Stato sulla salute pubblica e privata e fissando un pericoloso precedente per molti altri settori di medicina non ufficiale. Lo studio osservazionale La sperimentazione dovrebbe avere inizio in tutta Italia entro il 15 marzo. Tre sono le fasi: la prima ha oggetto la verifica della tossicità dei farmaci, la seconda la verifica degli effetti degli stessi, la terza la verifica dell'opportunità terapeutica. 600 pazienti saranno sottoposti a sperimentazione ed il costo sarà a carico di Farmindustria, come da accordo sottoscritto con il Ministero della Sanità. Parallelamente alla sperimentazione prenderà il via anche lo studio osservazionale per 2000 pazienti (già in atto nella Regione Lombardia) con costi della terapia a carico del Servizio sanitario nazionale. Lo studio osservazionale ha per oggetto soprattutto la verifica degli effetti collaterali e le conseguenze della terapia sulla qualità della vita del paziente. Obiettivi dello studio ed eventuali conseguenze La Regione Lombardia con delibera 34425 del 30.1.98 ha adottato un protocollo osservazionale di ricerca del MDB, autorizzando le Aziende Ospedaliere, gli IRCCS (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) dipendenti direttamente dal Ministero della Sanità ed altre strutture sanitarie ad adottare, in regime di ricovero ordinario, di day hospital e/o di spedalizzazione domiciliare, il protocollo osservazionale di ricerca sull'impiego del trattamento MDB, nei confronti dei pazienti che possiedono i requisiti contenuti in detto protocollo. Gli obiettivi dello studio osservazionale sono quelli di valutare attraverso la somministrazione controllata dei farmaci (già mostratisi attivi in alcuni tumori endocrinosecernenti): a) la tossicità dei farmaci; b) le risposte obiettive ed i riflessi positivi sulla qualità di vita; c) la durata delle risposte ottenute; d) la sopravvivenza dei pazienti trattati; e) il rapporto costo/beneficio. I parametri di valutazione - ammissione dei pazienti a detto studio osservazionale sono subordinati alla discrezionalità medico-scientifica degli operatori, che si è immediatamente tramutata da illusione terapeutica ad iniquità, favoritismo e clientelismo. Con la delibera citata la Regione Lombardia ha revocato le proprie precedenti delibere n. 34208 del 14.1.98 e n. 34237 del 21.1.98 che prevedevano la somministrazione gratuita, anche se in via provvisoria, dei farmaci contenenti le molecole octreotide e somatostatina. Ad oggi i pazienti che non intendono sottoporsi ai protocolli di sperimentazione e di osservazione regionali o statali non hanno alcuna possibilità di accedere alla terapia Di Bella, neanche se sono seguiti direttamente dal professore di Modena, poiché nessun medico curante può prescrivere loro la terapia senza incorrere in gravi sanzioni disciplinari, a meno che non sussistano "elementi obiettivi" che rendano impraticabile la terapia ufficiale. L'illusione demagogica alla libertà di cura ha perso così il suo confronto con la volontà dello Stato di irreggimentare qualsiasi alternativa alla medicina ufficiale, clandestinizzando e criminalizzando chi intende opporvisi. Prospettive libertarie del MDB Diverse sono le prospettive libertarie suggerite dalla vicenda riguardante il MDB: A) Per la prima volta, grazie anche al ricorso massiccio ai mass media, una parte della società civile ha chiesto di essere emancipata dalle scelte medico-terapeutiche dettate dalla medicina ufficiale e di Stato, proclamando il diritto alla libertà terapeutica. B) A questo punto lo Stato ha contrapposto al pluralismo terapeutico il suo dovere di rifiutare l'erogazione in forma gratuita di una terapia non ancora sperimentata ufficialmente, non protocollata e non sottoposta al suo controllo. In buona sostanza se il paziente vuole scegliere, deve anche pagare di tasca propria. C) La terapia Di Bella, almeno così come portata avanti prima della sperimentazione statale, consentiva al paziente non solo di scegliere, ma anche di partecipare alla cura, facendone un soggetto consapevolmente attivo e non materiale umano oggetto passivo di terapie delle quali non può avere coscienza. Il paziente aveva quindi la possibilità, se non di curarsi, almeno di autogestirsi la malattia. D) Sul piano strettamente terapeutico, il MDB esalta le capacità reattive del paziente sia sotto il profilo psicologico (partecipazione alla terapia come manifestazione concreta della propria volontà di guarigione) che sotto quello fisiologico: il corpo non è svuotato di energie vitali come nella chemioterapia e radioterapia (quando le cellule sane vengono distrutte insieme a quelle malate), ma è stimolato a fronteggiare l'aggressione tumorale, cosicché la terapia Di Bella restituisce al paziente quei margini di autonomia e di vivibilità che la medicina ufficiale annulla. E) Sul piano valutativo della qualità della "vita residua" del paziente va detto che il MDB consente al malato terminale, al di là della speranza di guarigione, un probabile differimento dell'evento morte ed un sensibile miglioramento della qualità della vita come possibilità concreta di attendere alle proprie normali occupazioni, partecipare ad una vita di relazione e preparare il proprio post mortem in modo consapevole e dignitoso. F) Il trattamento proposto dal Prof. Di Bella prescindeva dall'ospedalizzazione del paziente, al quale veniva data la responsabilità di curarsi dove meglio credeva, autogestendosi la somministrazione della terapia attraverso una siringa temporizzata e l'assunzione personale dei farmaci. La terapia del tumore usciva, pertanto, dalla dimensione istituzionale dell'ospedale rimanendo nella sfera privata paziente-medico non necessariamente sotto il controllo pubblico dello Stato. La cosiddetta sperimentazione è pertanto il recupero da parte dello Stato del controllo su una terapia che fino ad oggi a tale controllo è sempre sfuggita. G) Con l'istituzionalizzazione della terapia Di Bella nei canoni protocollari fissati dallo Stato è tramontata un'altra possibilità per la medicina alternativa di convivere con la medicina ufficiale e per i medici, che non si riconoscono completamente in quest'ultima, di operare secondo scienza e coscienza, assumendo invece il ruolo di gendarmi della medicina ufficiale e di delatori del potere sanitario, pena la loro criminalizzazione.

Sergio Onesti MILANO

Lotta di Classe 30/03/1998
http://www.lottadiclasse.it/lotta19/multiter.htm  
   
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