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Un parere positivo da Pianezza, chirurgo e oncologo, sulla controversa terapia del fisiologo modenese «Ha intuito per primo una nuova strada per fermare il cancro»
«Cura Di Bella, un'intuizione fondata»

«L'intuizione di Di Bella ha un fondo di verità»: è il titolo di un'intervista che il quotidiano cattolico Avvenire ha pubblicato ieri a proposito del fisiologo modenese e della sua controversa terapia. Terapia che però comincia a raccogliere consensi parziali ma autorevoli, uno dei quali è venuto proprio da Veronesi. In questo caso ad elogiare l'idea di fondo è Maurizio Pianezza, docente di Oncologia Sperimentale a Milano e chirurgo a Genova. La sua tesi è che Di Bella ha intuito per primo una nuova prospettiva per studiare e curare il cancro. «Il cancro - spiega Pianezza - è finora è stato visto soprattutto come un'unità morfologica da estirpare e poi tentare di azzerare con una chemioterapia, cosa purtroppo spesso non possibile. Allora l'oncologia comincia a guardare quei farmaci in grado di agire sulle strutture biomolecolari tipiche del cancro, cioè i suoi fattori di crescita». Qui interviene Di Bella attraverso un uso di farmaci che depotenzino e blocchino la proliferazione di cellule tumorali. Strumento principe di questa cura è stata la somatostatina e Pianezza conferma che il ricorso a questo farmaco si fa sempre più largo nella comunità oncologica dato che riesce ad inibire i fattori di crescita insulinica e allunga il passaggio dalla fase quiescente alla fase proliferante delle cellule cancerogene. Pianezza cita il caso del professor Lucien Israel, eminente oncologo parigino, che utilizza somatostatina anche se in un contesto terapeutico diverso. «Credo - spiega Pianezza rendendo il dovuto omaggio al collega - che si sia capito che l'intuizione di Di Bella, più che la sua terapia vera e propria, ha un fondo di verità. Adesso alcuni provano a levare o aggiungere molecole e forse qualcuno finirà per appropriarsi dell'idea del professore modenese». Secondo Pianezza l'ostilità tra Di Bella e la comunità medica è nata da un uso di linguaggi diversi attorno ad un unico argomento: Di Bella descriveva i fenomeni da fisiologo e non riusciva a convincere gli oncologi. Il superamento di questa incomprensione porterà sicuramente ad un cambiamento. Pianezza riconosce però che l'esito insoddisfacente della sperimentazione Di Bella nasce da alcuni gravi errori. Come il fatto che Di Bella abbia accettato di permetterla fuori dal suo stretto controllo. Poi non doveva accettare pazienti con metastasi plurime. Infine aveva accettato che la sperimentazione fosse condotta da istituti «ideologicamente contrari all'ipotesi Di Bella, infastiditi dal fenomeno popolare». Insomma il fastidio nasceva dal fatto che Di Bella parla e agisce fuori dal circuito istituzionale della ricerca medica. Ciò non toglie che migliaia di persone continuino a seguire la sua cura anche oggi.

La Gazzetta di Modena 20/12/2002
 
   
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