Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

Nuovi studi smentiscono clamorosamente la Bindi. La Regione Lazio garantirà la cura in tutte le Asl. Molti ospedali già lo fanno. Il figlio del professore: «La sperimentazione fu fatta fallire. Ma la verità ora sta venendo fuori»
Dietro il silenzio, la vittoria di Di Bella

BOLOGNA — «La verità passa sempre attraverso tre tappoe: all'inizio viene ridicolizzata, poi è contrastata, infine è accolta come ovvia. Per quel che riguarda la Multiterapia Di Bella, siamo ormai entrati nella terza fase». A più di due anni dalla controversa bocciatura dell'allora ministro Rosy Bindi, che dichiarò conclusa la sperimentazione clinica della MDB nel novembre 1998, la parola "fine" è tutt'altro che scritta. E il figlio del professor Luigi Di Bella, Giuseppe, anch'egli medico, cita Schopenhauer per confermarci che sotto alla cenere di quella frettolosa bocciatura, in realtà cova molto di più che un pallido fuoco. Medicina di regime Infatti da quella scomunica ministeriale, giunta al termine di un iter a dir poco contrastato, capace di adombrare perfino il pesante sospetto che esista nel nostro Paese una medicina di regime, il caso Di Bella si riapre con toni e prospettive semplicemente clamorose. La Regione Lazio ha pronta una delibera che, richiamandosi alla Costituzione, garantirà l'erogazione gratuita della MDB da parte del proprio Servizio sanitario regionale. Insieme con una mozione già firmata dai capigruppo di Forza Italia e Ccd, partirà inoltre la richiesta formale di istituire un reparto organico per la Multiterapia. Lombardia e Veneto A ruota potrebbe seguirla entro breve tempo il Veneto e soprattutto la Lombardia, regione nella quale sono state raccolte in poche settimane quasi quindicimila firme. In Puglia, che grazie agli interventi del pretore di Maglie Carlo Madaro è diventata una sorta di storico crocevia della MDB, gli ospedali di Fallacara di Triggiano (Bari) e di Casarano (Lecce) hanno da tempo attivato un centro per la somministrazione del cocktail di farmaci studiati dal professore modenese che «ancora oggi, a 89 anni di età — ci racconta il figlio — continua a visitare tutte le mattine i suoi pazienti, tanti giunti anche dall'estero». Iniziative che vanno nella direzione della libertà di cura, cavalcando l'onda lunga che ha attraversato le Procure d'Italia dove sono depositate oltre cento sentenze che impongono alle Asl la disapplicazione del decreto Bindi e, di conseguenza, l'erogazione gratuita della MDB: la più recente, che non figura nel nuovo libro-denuncia di Vincenzo Brancatisano ("Sentenze di vita"), è del Tribunale di Bologna e porta la data del 29 gennaio scorso. Il giudice Palladino, accogliendo il ricorso di un malato, sottolinea fra l'altro che l'assenza di recidiva del male «induce a ritenere possibile una efficacia terapeutica della MDB». Le ricerche americane Si riapre dunque in grande stile la partita Di Bella, anche sulla scorta di ciò che la ricerca ha scoperto lontano dall'Italia: il National Cancer Institute, vale a dire il massimo centro internazionale di studio sul cancro, ha promosso e finanziato ormai da un anno in cinque istituti (il Bethesda del Maryland, il Texas children cancer center di Houston, una clinica a New York, l'Università del Minnesota e il Children's Hospital di Seattle) sperimentazioni sugli effetti della somatostatina negli osteosarcomi. Nel convegno che si terrà mercoledì prossimo al Teatro Flaiano di Roma, col patrocinio di Provincia e Regione, il professor Leonardo Vigna, primo di 18 relatori che presenteranno quaranta casi «riferirà in sintesi le conclusioni del recente congresso oncologico internazionale di Parigi — informa Giuseppe Di Bella, sottolineando che in quell'occasione saranno ascoltate anche le testimonianze dei malati — che ha confermato l'uso di componenti della MDB nella cura del tumore quali appunto somatostatina, retinoidi, ocreotide e melatonina. Vale a dire l'implicito riconoscimento della filofosia medica e clinica di mio padre». Tutto questo fermento mentre il Procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, ha ancora aperta un'inchiesta che ha portato alla luce seri dubbi su come vennero condotti a suo tempo i test ministeriali della Multiterapia MDB negli ospedali cittadini. «Le anomalie che rilevai e denunciai all'epoca — racconta Giuseppe Di Bella, delegato dal padre a seguire l'andamento della sperimentazione — vennero riprese anche da 51 interrogazioni parlamentari. La stragrande maggioranza degli ammalati arruolati era in molti casi grave o terminale, pazienti pretrattati e non più responsivi a chemio e radioterapia. Furono adottati criteri letteralmente antitetici alle indicazioni che rese mio padre al ministero il 14 gennaio 1998, prima cioè dell'avvio della sperimentazione. Un'ulteriore conferma che si volle fare fallire la sperimentazione della MDB». Una malattia, un'industria Sul fatto che il tumore, oltre ad essere un male non ancora stato sconfitto, possa rivelarsi anche un'industria molto florida, Giuseppe Di Bella ha pochi dubbi: «Tre cicli di chemio possono costare al contribuente circa 240 milioni, senza contare il costo giornaliero per la degenza. La MDB con somatostatina biologica costa meno di un milione e mezzo al mese, senza le spese di ricovero, perchè domiciliare». Ma durante la sperimentazione del '98 accadde anche di peggio. Due sottufficiali dei Nas, nel rapporto datato 2 dicembre e rimasto segreto per oltre un anno, denunciarono «un dato preoccupante, se non addirittura sconcertante: 1048 flaconi di soluzione ai retinoidi sono stati distribuiti oltre il termine massimo di tre mesi di scadenza». Non solo, insomma, non vennero seguite le linee guida del professor Di Bella, ma furono anche somministrati farmaci scaduti e, in alcuni casi, perfino cancerogeni.

di Lorenzo Sani

La Nazione 25/02/2001
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