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Terapia bocciata dalla sperimentazione Ma i giudici impongono alle Asl di pagarla

C'è un fenomeno sommerso nella sanità italiana. A quattro anni dal dichiarato fallimento della terapia Di Bella, oltre mille sentenze hanno imposto alle Asl di diverse regioni di pagare la stessa terapia ad altrettanti cittadini malati di cancro: e questo in conseguenza di perizie mediche, che sostengono il positivo effetto sui pazienti di somatostatina e retinoidi. Mentre i media, dopo l'ubriacatura del «miracolo», hanno calato il sipario sulla vicenda, alcune migliaia di italiani si passano la voce e si curano con una terapia che, secondo il decreto Bindi, è inefficace. I numeri con cui si concluse la sperimentazione sembravano la disfatta di Di Bella. Quella sperimentazione, obiettano i sostenitori del professore, è stata fatta male, e con un forte pregiudizio contrario da parte degli istituti coinvolti. Alcune interpellanze presentate da Lega, An e Forza Italia riportano i numerosi punti di queste presunte irregolarità - scorretta preparazione dei farmaci, mancata somministrazione di tutte le sostanze previste - e chiedono una risposta del ministro Sirchia. Scorrendo questi documenti si trova un rapporto dei Nas di Firenze, dove si afferma che 1048 dei pazienti della sperimentazione ricevettero per circa un mese delle soluzioni ai retinoidi scadute. E anche se tutto finì in un'archiviazione per «mancanza di dolo», qualche dubbio sulla correttezza della sperimentazione sussiste. Ma era solo una falsa speranza l'idea del ricercatore modenese, un bluff gonfiato dai media? Nessuno lo dice, ma la terapia continua a essere applicata. È vero che per molti la terapia è l'ultimo approdo ma qualcuno nella medicina ufficiale comincia a rivalutare, più che la terapia, l'intuizione di Di Bella. E l'idea di depotenziare la proliferatività maligna del cancro, invece di cercare di azzerarlo con la chemio, e non sempre con successo.

L'Avvenire 19/12/2002
 
   
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