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Il legale: la vicenda Di Bella è ancora aperta

MODENA, 5 GENNAIO - «La vicenda Di Bella è tutt' altro che chiusa: molto presto qualcuno dovrà fare i conti con la verità, con la propria coscienza e, se esiste una giustizia, anche con la magistratura». Ad affermarlo, con una dichiarazione, è l' avvocato Enrico Aimi, legale del professor Luigi Di Bella, il quale ricorda che per il modo con cui è stata condotta la sperimentazione sulla terapia anticancro alla somatostatina dell' anziano scienziato modenese, «vi sono inchieste ancora aperte da varie Procure, che potrebbero portare a risultati clamorosi». «Attendiamo solo quello che noi consideriamo un epilogo naturale delle indagini», sottolinea Aimi, annunciando che «se del caso, il professor Di Bella si costituirà parte civile anche perchè è stato trattato senza rispetto alcuno, come se fosse un nemico da distruggere». Tuttavia, conclude il legale, «la battaglia non è affatto persa: la Multiterapia Di Bella (Mdb) è oggi libera, i costi non sono più proibitivi, sono migliaia coloro che la seguono e tanti i medici che la applicano». Sulla vicenda Di Bella interviene oggi, con un' intervista ai quotidiani del gruppo Riffeser, anche il figlio dello scienziato, Giuseppe, secondo il quale il ministero della Sanità dovrebbe fare marcia indietro, «perchè sta emergendo, grazie a numerosi pronunciamenti della magistratura, che la sperimentazione è stata boicottata». Secondo Giuseppe Di Bella, otorinolaringoiatra con studio a Bologna, «negli ultimi mesi sono state depositate una trentina, fra sentenze e ordinanze, che impongono, in seguito a richiesta dei pazienti, la somministrazione gratuita della somatostatina e di altri farmaci, come l' octreotide, alle Usl. È accaduto a Modena, Trento, Messina, Trani e Paola, e si sommano alle 200 già emesse l' anno scorso dal pretore di Maglie, Madaro». Sul presunto boicottaggio delle indagini, Giuseppe Di Bella risponde richiamandosi anche ai contenuti di un libro-dossier sul caso scritto dal giornalista modenese Vincenzo Brancatisano: «I carabinieri del Nas di Firenze hanno indagato per conto della Procura di quella città sulla sperimentazione e nei verbali hanno rilevato cose gravissime. La Procura però ha archiviato (...) Il materiale raccolto dai Nas è finito nel fascicolo del Procuratore Raffaele Guariniello di Torino. Firenze voleva strappargli il fascicolo, ma la Cassazione ha detto di no».

Il Giorno 05/01/2000
http://ilgiorno.quotidiano.net/art/2000/01/05/430024  
   
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