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I primi "discepoli" di Di Bella: "E' ora di abbandonare le prove di forza sul decreto"
"Noi pionieri della cura stanchi di fare la guerra"

VERONA - C'è anche il partito dei dibelliani stanchi di guerra. "Il conflitto permanente col mondo medico e con il ministero non ci serve, non aiuta i malati". Garbato consiglio critico al professor Luigi Di Bella. Il dottor Achille Norsa, veronese, può permetterselo: del fisiologo di Modena è discepolo almeno da cinque anni, da lui in persona ha appreso il metodo anti-tumori che agita l'Italia. Sono le improvvisazioni sospette che non gli vanno giù: "Vedo molti profittatori attorno al metodo Di Bella. Girano troppe ricette fotocopiate, le ho viste con questi occhi, firmate da medici che Di Bella non l'hanno mai visto, applicate in modo sbagliato, pericoloso...". Allora ha ragione il ministro Bindi, col suo decreto? "Quel provvedimento è burocratico, oscuro, sbagliato dove limita la terapia ai casi terminali... Ma non lo trovo intollerabile, anzi può aiutarci a smascherare chi getta discredito su una terapia seria". Dunque lei non fa lo sciopero delle ricette? "Per rispetto al professore ho sospeso anch'io... Ma ho trovato modi per non danneggiare i pazienti". Il "fronte della ragionevolezza" si organizza, silenzioso, sotto le cannonate fra professore e ministro. Il 15 febbraio, in un albergo di Verona, si sono riuniti una quarantina di medici e farmacisti, tutti seguaci di Di Bella, tutti stanchi di trincea e di clamori. Hanno deciso di fondare, davanti a un notaio, un'"Associazione medici per la libertà di cura", per offrire "corsi di preparazione seri e trasparenti" sull'Mdb, allontanare "gli incapaci", vigilare sugli speculatori, e diventare un giorno "una fondazione scientifica che prosegua la missione del professore". Tra i promotori ci sono gli storici collaboratori di Di Bella: Norsa stesso, il bergamasco Giancarlo Minuscoli, il marchigiano Mauro Todisco, il modenese Giorgio Tarozzi, il professor Scalera che con Di Bella firmò i primi studi sulla melatonina. Manca solo l'ultimo sì del professore, chiamato al ruolo di presidente onorario: "In questi giorni è troppo arrabbiato...", sospira Norsa, preoccupato. E intanto nel "fronte Di Bella" crescono i distinguo. "È ora di abbandonare prove di forza e clamori", dice Alberto Rivaira. Pensionato, padre di un ragazzo curato 18 anni fa da Di Bella, è il presidente dell'Associazione malati di Trento, tremila soci, una rivista (Per vincere), tanti convegni scientifici organizzati per Di Bella. Al corteo romano di oggi manderanno solo una delegazione, dopo contrasti che stavano per sbocciare in una clamorosa rottura con l'Aian: "Voi volete le dimissioni della Bindi, noi non ci stiamo, non facciamo politica". Ma i punti di attrito fra dibelliani romani e nordici (con i trentini è schierata anche l'associazione di Genova) sono ormai molti. "Non siamo stati d'accordo con la pubblicazione degli elenchi dei medici e delle farmacie", elenca Rivaira, "perché non siamo un ministero, non rilasciamo autorizzazioni. Non siamo d'accordo sulla sospensione delle ricette, anzi invitiamo i medici a continuare a prescriverle, anche nei limiti del decreto, che non è poi così spaventoso". Ma Di Bella lo considera un "bavaglio"... "Ci sono passi da cambiare, limitazioni sbagliate. Ma il professore sa che esistono tanti sciacalli da cui dobbiamo tutelare i malati. Vogliamo una sperimentazione seria, rapida e senza preconcetti. La terapia Di Bella non è una contro-medicina: vogliamo che diventi al più preso una cura ufficiale, gratuita, per tutti, senza bisogno di pretori, senza bisogno di guerre".

di Michele Smargiassi

La Repubblica 07/03/1998
 
   
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