Rassegna stampa

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Stop agli "studi osservazionali" e alle terapie gratuite. Piano anticancro da 120 miliardi
Bindi: "No a nuovi pazienti per i protocolli bocciati"

ROMA - Nessun paziente potrà più essere accettato per seguire gli "studi osservazionali", né per il trattamento gratuito della multiterapia Di Bella, per le patologie tumorali previste dai quattro protocolli bocciati dalla sperimentazione. È l'invito del ministro Rosy Bindi e dei coordinatori degli assessori alla Sanità Iles Braghetto (Veneto) e Lionello Cosentino (Lazio), ai responsabili dei centri oncologici. "La continuità del trattamento sarà invece assicurata per quei pazienti che sono risultati "stabili" - si legge nel comunicato del ministero - sia trattati nella sperimentazione, sia coinvolti negli studi osservazionali, che pur essendo informati sull'esito non favorevole dei risultati intendano continuare la terapia". Cosa succederà ai malati che non potranno più seguire la terapia? "Non li abbandoneremo", ha più volte detto Rosy Bindi, nei giorni scorsi. Così, dal ministero parte l'appello ai coordinatori dei centri oncologici di fare l'impossibile per dare la massima assistenza ai pazienti. "È necessario dedicare a loro - si legge nell'appello del ministro - ogni attenzione all'interno di un forte legame di fiducia tra medico e paziente, per compensare e attenuare l'inevitabile contraccolpo psicologico determinato dall'assenza di risposte obiettive nelle sperimentazioni fino ad ora concluse". Mentre la polemica tra l'entourage del fisiologo modenese e la scienza oncologica ufficiale continua, l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro, lancia un messaggio che invita ad attenuare i toni: "L'atteggiamento giusto nei confronti del metodo Di Bella è quello di attendere i risultati definitivi della sperimentazione - afferma il professor Sergio Salomoni, ricevuto ieri al Quirinale dal presidente Scalfaro assieme al presidente dell'Airc Jacopo Vittorelli e al professor Umberto Veronesi - perché questa situazione non giova ai malati. Portare in piazza problemi di questo genere non serve a trovare una soluzione". Malgrado l'invito alla moderazione il "portavoce" del fisiologo modenese, Ivano Camponeschi ha lanciato ieri un'altra sfida al ministro della Sanità. Durante la conferenza stampa congiunta con Luigi Berlinguer, nella quale si annunciava lo stanziamento di 120 miliardi per progetti di ricerca nelle tecnologie oncologiche, Camponeschi ha invitato Rosy Bindi ad "affiancare un gruppo di medici ospedalieri a Luigi Di Bella per seguire direttamente la sperimentazione". Il ministro dell'Università l'ha zittito, affermando che la richiesta non era attinente all'argomento della conferenza stampa. La replica è arrivata poche ore dopo dal Comitato Guida: "La sperimentazione è stata eseguita in strutture pubbliche e il professore, invitato a far parte del Comitato, avrebbe potuto in qualsiasi momento verificarne l'andamento e seguire i pazienti. Luigi Di Bella ha delegato il figlio Giuseppe che ha partecipato alle prime due riunioni, ma non ha mai risposto ai successivi inviti". Nella disputa interviene anche il Codancons, l'associazione degli utenti che ha più volte chiamato in causa il Tar e il Consiglio di Stato. Questa volta il suo è un invito alla calma: "Siamo indignati per la rissa che è in corso sulla pelle di tanti infelici e di famiglie disperate - dichiara il presidente Carlo Rienzi - se ognuno facesse un po' di più gli interessi degli ammalati e un po' meno quelli di bottega, il nostro paese dimostrerebbe, anche all'estero, una maggiore civiltà". Chi non rinuncia alla polemica è il presidente degli Ordini dei Medici Aldo Pagni, che non riesce a digerire l'atteggiamento del professor Di Bella: "Ha una violenza verbale inaudita ed inconcepibile, l'atteggiamento che ha assunto dimostra una grossa presunzione, che nella medicina è pericolosa - afferma - certamente il decoro e la dignità dei medici è andata a farsi benedire, abbiamo assistito a violazioni del codice deontologico dal primo articolo all'ultimo. È inammissibile che Di Bella possa affermare di non voler essere valutato da chi "si macchia ogni giorno di omicidi colposi". Si tratta di una dichiarazione agghiacciante, che turba le coscienze e non rispetta né i malati né i familiari. Quando questa vicenda sarà finita noi medici dovremo guardarci negli occhi e riflettere su tutto quello che è accaduto in questi mesi, per ritrovare la serietà - conclude Pagni - ed evitare le tentazioni legate all'illusorietà e alla vanità".

di Mario Reggio

La Repubblica 31/07/1998
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